Il Colle richiama alla serietà…l’opinione di Rita Faletti

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Nel pomeriggio di ieri Mattarella ha incontrato le delegazioni dei partiti di maggioranza e opposizione per capire orientamenti e intenzioni in vista di un nuovo mandato. Partito democratico, Cinque stelle e Leu hanno confermato quello che sapevamo: il favore a un governo con il perimetro del precedente guidato da Giuseppe Conte. Nessun veto a forze esterne che volessero sostenerlo, nessun veto a Renzi, ma senza nominarlo, come ha confermato Vito Crimi a nome del Movimento. Il senatore di Scandicci dopo essersi aggiudicato il primo tempo mandando Conte al Quirinale a dimettersi, segna un ulteriore punto a proprio vantaggio con quella dichiarazione di apertura nei suoi confronti. Nei fatti era già stato riammesso  a riprova della fatuità della minaccia delle porte chiuse e dei “mai più con Renzi”. Il Pd ha perso l’energia riconquistata dopo le europee e in un anno e mezzo di coabitazione con gli ex guastatori si è lasciato contaminare e si è smarrito. Carlo Calenda lo aveva previsto. Il predicatore Bettini preferisce la versione della “vicinanza di posizioni”. Claudio Martelli, più realisticamente, ha definito Pd e M5s due partiti acefali che hanno affidato alla coppia Conte-Casalino, “Luigi XV e la Pompadour”,  la gestione del governo. “Se fai il presidente del Consiglio e sei in Tv tutte le sere vuol dire che siamo messi malissimo. Il presidente del Consiglio dovrebbe fare altro” ha concluso il direttore di Avanti. Che tutto sia apparenza e fuffa è innegabile. Poi c’è il lato grottesco, di cui i grillini sono maestri e che non ci fanno mai mancare: il voto a Conte alla Camera è stato affidato a un tale che ha parlato per sette minuti della clorofilla. Un discorso surreale, escamotage neanche tanto furbo, per coprire la totale assenza di pensiero, strategia di chi non sapendo rispondere, finge di ignorare la domanda. Grillini che giocano in rimessa, non più sfascisti ma silenziose semplici figure di riempimento in un Parlamento che boccheggia. La sorte del partito di maggioranza era segnato fin dall’inizio: nessuna esperienza di governo, nessuna competenza specifica, nessuna cultura. Non lo si può colpevolizzare oltre una certa misura. Responsabili della débacle i due spin doctor Travaglio e Grillo. Un giornalista che ha costruito le sue fortune sputando veleno con aria supponente contro quelli che, per opportunismo, ha stabilito essere suoi nemici e un comico che fa piangere. Questi sono i suggeritori degli statisti che dovrebbero presentare a Bruxelles il piano di risanamento e rinascita. Il Partito democratico è consapevole, forse, di essere giunto a un bivio: un governo che provi a segnare la resa definitiva dei grillini, lasciando che si occupino unicamente di verificare lo spessore e la tenuta della colla tra i loro fondoschiena e le sedie, o un governo che segni la resa del riformismo. Se scegliesse la seconda opzione, il Paese non avrebbe alcuna speranza di “rinascere”. Se scegliesse la prima, Renzi rappresenterebbe una risorsa irrinunciabile. E chissà che Forza Italia non decida di dare il proprio appoggio e non nasca un governo istituzionale. Risanamento e rinascita o assistenzialismo? Draghi o Grillo? L’arbitro Mattarella ha affidato al presidente della Camera Fico il compito di sondare le intenzioni dei Cinque stelle,  in subbuglio per le parole del pasdaran Dibba contro Renzi  “l’accoltellatore”. Con Morra e Lezzi, che chiede il voto degli iscritti, è pronto a spaccare il Movimento seguito da una decina tra deputati e senatori. Intanto, iI presidente della Repubblica attende che martedì Fico riferisca sul risultato delle consultazioni. Si riporta tutto al punto di partenza e Renzi è di nuovo il protagonista dei giochi. Il futuro governo sarà una riedizione del precedente con o senza Conte e con Renzi più forte? Sarà un governo di unità nazionale con dentro Forza Italia? Berlusconi ha messo le mani avanti: il suo partito rimarrà saldamente ancorato al centro destra. Tutto è in movimento, c’è una sola certezza: l’esecutivo che nascerà dovrà essere solido e coeso. Mattarella è stato chiaro e pretenderà di sapere se, al di là dei nomi, esista un programma serio e condiviso.

 

 

 

 

 

 

 

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