Giovedì 29 gennaio 2004: Modica è testimone di uno di quegli avvenimenti che si definiscono “storici”. Il presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando Casini, taglia il nastro tricolore che segna l’apertura del nuovo Palazzo di giustizia, uno dei più moderni ed efficienti del Mezzogiorno d’Italia: edificio antisismico, distribuzione razionale degli uffici, spaziose aule per le udienze, locali luminosi per ospitare gli avvocati, gli ufficiali giudiziari, le forze dell’ordine. E, all’esterno, un’area parcheggio di circa 500 posti auto. Quanto di meglio si possa desiderare dopo una spesa di circa 12 milioni di euro.
Il nuovo Palazzo di giustizia è anche una garanzia per il mantenimento del Tribunale di Modica in vista di una riforma della geografia giudiziaria che vuole eliminare i cosiddetti “Tribunali minori” da accorpare a quelli dei capoluoghi di Provincia… A meno che quei “Tribunalini” non abbiano determinate frecce al loro arco, come essere ospitati in un immobile moderno, antisismico ed efficiente: la carta di identità del Palazzo di giustizia di Modica.
Tutto, però, viene stravolto, nel 2013, dalla “spending review”: si chiudono in Italia 31 tribunali “minori” allo scopo di risparmiare sulle spese per la giustizia e snellire la macchina giudiziaria. Niente di quanto auspicato si è verificato e l’offerta di giustizia nel nostro Paese è peggiorata.
A distanza di poco meno di 9 anni da quel 29 gennaio del 2004, il Tribunale di Modica viene soppresso e accorpato a quello di Ragusa, il Palagiustizia chiude e tutto viene trasferito nell’edificio di via Natalelli, a Ragusa: dipendenti di Modica e della sezione staccata di Vittoria “ammassati” in uffici di pochi metri quadrati con le pareti di cartongesso, armadi con fascicoli giudiziari nei corridoi alla mercè di tutti, carenze strutturali di quel palazzo più volte “certificate”. Ma c’è di più: si spendono centinaia di migliaia di euro per affittare locali, inadeguati, per sistemare alla meglio impiegati, forze dell’ordine, ufficiali giudiziari. Tutto questo, mentre il Palazzo di giustizia di Modica resta chiuso, malgrado la possibilità di essere utilizzato al servizio del Tribunale di Ragusa ove lo volessero i vertici degli uffici giudiziari. Tutto ciò non avviene mai, malgrado le iniziative del Comitato Pro Tribunale di Modica con segnalazioni ai rappresentanti politici del territorio e con denunce agli organismi di controllo, anche contabili, per evidenziare il grande spreco di soldi pubblici e la pessima offerta di giustizia nel territorio ibleo.
Il 29 gennaio 2021, a 17 anni da quella inaugurazione storica a Modica, nel Palazzo di giustizia di Ragusa, in via Natalelli, si continua a chiedere sicurezza nei luoghi di lavoro, per dipendenti, magistrati, avvocati, forze dell’ordine, cittadini. Appelli “colpevolmente inascoltati” anche da chi avrebbe il dovere di rispettare la legge, e non solo di farla rispettare.






5 commenti su “Nuovo Palazzo di giustizia “morto giovane”: delitto quasi perfetto”
Grazie Renzi perché hai reso possibile tu tutto questo e ora urli e sbraiti per il mes.
Tutto per volontà dei poteri forti . .
Magistrati al di sopra della Legge , e spesso distratti .
Prefetti girati di spalle , ed avvocati intimoriti . .
Ed i cittadini sempre più sconfortanti dalle istituzioni latitanti .
La spending review – ma chiamiamola più semplicemente revisione della spesa, che quando bisogna fregare il popolo si usa l’inglese – e la “razionalizzazione delle strutture giudiziarie” fu una copertura dietro la quale si celava la sete di potere dei presidenti dei tribunali, che volevano aumentare il loro “calibro” con tribunali che avessero almeno una connotazione provinciale.
Prova di tutto questo è che nonostante non si siano raggiunti gli obiettivi dichiarati di risparmio, che, anzi la spesa è aumentata con affitti a Ragusa che ammontano a 250.000 euro l’anno per uffici esistenti e inutilizzati a Modica, e visto e considerato che nemmeno la razionalizzazione si è raggiunta accorpando in un solo edificio tutto ciò che era contenuto in due (anche un bambino se ne accorge), aumentando, per giunta i tempi già biblici della giustizia, un legislatore serio avrebbe quanto meno posto mano a una “riforma della riforma”.
Ma siccome lo scopo, come si è detto, non era quello di razionalizzare ma di dare la felicità ai magistrati, veri padroni della democrazia in questo disgraziato Paese, eccoci a leccarci le ferite e a ricordare quanta scelleratezza possa esistere fra i nostri governanti e fra i potentati che dettano legge più che applicarla.
Ecco perchè il Tribunale di Ragusa insiste in una struttura che a un privato gliel’avrebbero chiusa in 24 ore. E se lo stesso tempio della giustizia viola le leggi della sicurezza, siamo veramente arrivati alla frutta.
Tirare in campo “Non è l’Arena” di. GILETTI e sparare a zero su tutti coloro che hanno falsato le carte ed omesso azioni obbligatorie.
Compreso qualche componente del comitato “pro-Tribunale”.