Un patto sociale sulle priorità nell’utilizzo dei fondi europei

La proposta della Cisl per l'area provinciale di Ragusa
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“Se non si registra una crescita adeguata in tutto il territorio provinciale, e purtroppo i dati in questa fase drammaticamente condizionata dal Covid ci dicono che non sarà così, almeno a breve scadenza, non si può puntare su una crescita di tutto il Sud che, di fatto, impedisce la ripartenza dell’intero paese. Abbiamo bisogno nell’immediato di potere contare su infrastrutture materiali e immateriali che possano garantire la spinta in avanti all’area iblea a maggior ragione in questo momento drammaticamente caratterizzato dall’emergenza sanitaria”. E’ quanto afferma la segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, che amplifica, in questo modo, adattandole su scala territoriale, le proposte lanciate ieri dalla segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, partecipando a una iniziativa del sindacato in Campania sul patto sociale per lo sviluppo regionale. “Se non si persegue tutti lo stesso obiettivo – continua Carasi – difficilmente si raggiungerà la meta che tutti auspichiamo. Per questo, insistiamo su quanto dice la segretaria Furlan e cioè che bisogna utilizzare una parte consistente delle risorse europee per gli investimenti produttivi sul territorio, con l’obiettivo di creare lavoro e sostenere la nascita delle imprese. Non basta la decontribuzione o la necessaria assistenza sociale. Ed ecco perché, anche noi, in ambito locale, ci faremo promotori della necessità di sostenere con coerenza un patto sociale sulle priorità nell’utilizzo di fondi europei, a partire dagli investimenti in infrastrutture, digitalizzazione, tutela del territorio, sostenibilità ambientale, innovazione, formazione, scuola, sanità pubblica. Non lo scopriamo certo noi che anche la provincia di Ragusa possiede specifiche eccellenze nel mondo delle imprese e non solo. Ma se tutto questo non viene convogliato in un progetto paese dove si identificano le priorità, non sarà possibile uscire da una condizione di storico ritardo, nonostante l’area iblea, negli anni passati, abbia cercato di fare il possibile per andare di pari passo con le realtà territoriali meglio attrezzate. Non è giusto dire che le cose non cambiano e quindi adagiarsi a convivere con determinare situazioni. Non possiamo correre il rischio di disperdere le risorse. Anche perché non avremo una seconda occasione”.

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