Protesta sospesa all’Ospedale di Ragusa. Riceviamo

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Giorno 1 c.m. mattino, tramite gli agenti della Digos, che ringrazio per la loro collaborazione fattiva, il Primario del reparto di Rianimazione dell’Ospedale Giovanni Paolo II, ha comunicato che, non essendo ancora pronto il reparto sub intensivo, i pazienti ricoverati presso il reparto di malattie infettive di Modica, potranno essere trasferiti soltanto a completamento dei lavori e quindi a data ancora da stabilire.

Pertanto ho preso atto delle false aspettative rappresentate solamente il giorno prima, quando ci era stata data garanzia che il trasferimento sarebbe avvenuto nella notte tra il sabato e la domenica, o la massimo nella mattinata di giorno 1 Novembre;

È evidente la difficoltà di giustificare i disagi, ritardi e disorganizzazione del momento dell’ospedale Giovanni Paolo II, e nello specifico del reparto di Rianimazione, con le seguenti affermazioni e motivazioni, quali:

-la mancata richiesta del trasferimento da parte dell’Ospedale Maggiore di Modica (una mail  

del 29/10 ed una del 31/10);

-la mancanza di tempo nel leggere la posta elettronica;

-la mancanza di posti in terapia intensiva;

-le illusorie promesse di trasferimento immediato dei pazienti,

e per finire, ma non ultima come gravità, sulla volontà fatta intendere in occasione della dichiarazione verbale di giorno 31 ottobre, che in caso di eventuale ricovero, si sarebbe proceduto con la valutazione dell’età.

Detto questo, visti gli enormi sforzi prodigati da medici ed infermieri del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Maggiore di Modica, valutato in linea generale il rapporto Medico-Pazienti Covid di entrambi gli ospedali, e viste le condizioni stabili della zia, che per come si evince dagli ultimi referti dei medici anestesisti, si è passati da una  “necessità” di un ricovero presso il reparto sub intensivo del Giovanni Paolo II ad un “consigliato” ricovero presso la struttura di Ragusa, ho deciso di sospendere l’azione di protesta,  di valutare le prossime indicazione mediche in base a  l’evolversi delle condizione cliniche della zia e di rimanere in attesa del trasferimento presso il reparto sub intensivo del “Giovanni Paolo II”.

Purtroppo è stata una occasione per toccare con mano le difficoltà, i ritardi e la inadeguatezza delle attuali condizioni dellOspedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa nell’affrontare la grave emergenza del momento.
Giorgio Scollo

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