“Destinazioni”: la raccolta del poeta milanese Nunzio Buono

Tempo di lettura: 2 minuti

In un tempo di lacerazioni umane e di toni spesso aggressivi nelle relazioni quotidiane, sostare davanti ad un libro che libera il cuore, anche se per pochi attimi, dal pessimismo dell’esistenza, è sicuramente un fatto di non poco conto. E’ stata questa la mia prima sensazione alla lettura della silloge Destinazioni, Edizioni Lucidellanotte 2020, ove il poeta Nunzio Buono traccia l’itinerario delle sue “intime creazioni” con la delicatezza d’un verso che si dispiega dentro spazi di spiritualità e di genuino sentimento.
Le trenta liriche della raccolta sono ciascuna una “percezione empatica” della reciprocità scrutata e della stupenda fascinazione immaginativa del poeta; sono un raggio del pensiero dopo uno sguardo d’amore;(“…I tuoi occhi, la mia destinazione …”); sono la spiaggia dove il poeta sosta per vivere la bellezza dell’amore e assaporare la “noità”, ossia la fusione di un “Io” e di un “Tu” che diventano “Noi”; sono un “…Un tempo lungo di memoria che non muore”, perché la loro destinazione è rappresentare – direbbe il Getto – un’ “immagine viva dell’intimità”.
La tessitura di ogni lirica è tutta un’emanazione di soavità e di bellezza che non scade mai in divagazioni sentimentalistiche; le parole sono calde e cariche di trasfigurazioni visive come, ad esempio, nella poesia A volte sei , ove tutto tende verso una straordinaria armonia di immagini, suoni, luoghi e spazi destinati ad esaltare le movenze del cuore con il ricorso a lemmi incardinati in significative analogie: “voce”, “vento”, “finestra”, “cielo”, “palestra”, “luce”, “foglie”, “mare”, “sguardo”, “occhi”, “mano”, “matita”, “carezza”.
Se Saba affermava in un suo distico “d’ogni male / mi guarisce un bel verso “, Nunzio Buono dice in un suo verso: “Poesia. Un letto di parole e di baci.”; e questo lascia ipotizzare che nel suo colloquio con quel “Tu” non ci sia necessariamente la donna ma anche la poesia, che riempie le sue giornate, gli dona brezze di respiro, “sapore di parole”, “sussurri da fiore a fiore”, “profumi nella primavera”; gli ricorda “quel bacio non dato”, “la carezza non scritta” e il suo essere nel tempo come un una “foglia che trema su un ramo di vento”.
Nunzio Buono è un poeta che offre al lettore l’ebrezza dei panorami dell’anima, ebrezza prolungata nella essenzialità di versi che hanno i colori della vita e che si fanno dono e amicizia; è un poeta che impingua la sua parola di emozioni e incanto, nobilitando le occasioni esistenziali e gli attimi fluenti di affacci di stupefazione lirica. E, così, si spiegano le “destinazioni” del suo viaggio interiore, il quale assume la realtà in una costante visione d’incanto d’amore: ora mentre il poeta respira il “silenzio della Senna” che muove i suoi pensieri; ora mentre i suoi sguardi posano sulle stagioni (Si leggano le liriche Il cielo è basso, Primavera che sento, L’ultima estate);ora nel raccontare i giorni d’una reciprocità d’affetti delicati e travolgenti:

…Ma questa volta, ci siamo guardati
e non era la stessa lacrima che ci sapeva lontani.
(Point Saint- Michel)

…Mi spoglio
al silenzio della tua voce.
– Il cielo è basso al mare…
(Il cielo è basso)

…Eri lì
da qualche parte, dentro un rigo di versi.
Ho iniziato a sentirti pulsare sulla mia pelle.
(Dove arriva il mare)
…Lasci
la stretta della mia mano e dalla tua
prendo un pugno di carezze nuove.
(Come un quadro)

L’articolazione dei versi di Nunzio Buono è nitida, la musicalità non si interrompe, le immagini si caricano di fascino, gli ossimori e le sinestesie sparsi nella tessitura delle varie liriche danno respiro al suo mondo interiore fatto di sussurri, di tensione, di vibrazioni sentimentali; ed ancora di ferite:“…Nella stanza fatta di te / rileggo il tuo sguardo / e mi ferisco ancora, in Olfattorio; di sogni (“…Tu aquilone. / E mi vesto di vento per raggiungerti, in Anima sola) e della fugacità della vita e del tempo: “…e si disfano i giorni; restano accanto / i miei ieri ai tuoi adesso…”, in Il clamore; “…Come vorrei pensiero mio fosse eterno questo istante / come eterno è il mare / nel suo ritorno a mete infinite”, in Eterno istante.
Quella di Nunzio Buono è, insomma, una poesia che non punta al concetto ma all’evocazione, rifugge da esiti prosodici disponendosi con eleganti moduli linguistici ed espressivi; il poeta coglie il suo essere nel tempo, le sue dimensioni affettive e i suoi slanci d’amore dando vita a testi lirici ove il sentimento, le espressioni della natura, i tormenti e le aspirazioni, i sogni e le speranze, le fragilità e le contraddizioni della sua esperienza umana approdano sulla pagina con decoro formale, divenendo punto di incontro tra mente e cuore e sintesi di scenari accattivanti e straordinari.
Le “destinazioni” della poesia di Nunzio Buono conducono alla bellezza dei paesaggi (“…Scivolano, / cadono, s’involano le rondini. / Guardo il vento. / Con le mani raccolgo l’orizzonte, in Erano di Maggio); ascoltano i palpiti di un amore che vibra, brucia di incanti, (“… Nella parte bassa della camicia due consonanti. / La mia, la tua accanto poco sotto il cuore, / si parlano ancora”, in Quello che resta); disegnano la continuità di un sentimento che assapora “una carezza veloce” nella soavità dell’ “ultimo sguardo” .
Un vero “inno alla poesia e all’amore ” dunque, che si sublima nella soavità di un linguaggio che evoca ricordi facendosi carezza nei silenzi della vita, nonché onda d’irradiazione di equilibrio interiore che il poeta cerca “Nel rumore della pioggia tra i rami. / Nel sole che si fa viso al riflesso / quando accarezza l’ombra del lago”, in Luoghi. E così, ogni parola, sostantivo, verbo, aggettivo che Nunzio Buono utilizza nella sua silloge Destinazioni, converge nell’unità di una visione metafisica del reale ove si percepisce una simbiosi tra atto creativo ed adesione alla soggettività dell’esperienza.
Ciò che piace di questa silloge è in particolare la nobilitazione della bellezza della poesia e del sentimento dell’amore, l’amore vero, quello – direbbe Khalil Gibran – che “non è né fisico né romantico…ma accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà”, per cui Nunzio Buono può scrivere “ Sei stata nella mia notte mentre io / ero nel giorno, ero del giorno, / dei giorni della notte…”, in Vengo quando non ci sei. L’amore per il poeta non ha ora né tempo, perché va oltre il tempo, e quasi una “poesia dei sensi” come direbbe Honorè De Balzac, “è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore”, aggiungerebbe Marcel Proust.
La fluvialità lirica di questa raccolta non cede mai a banalizzazioni del sentimento dell’amore, né si lascia sedurre da costruzioni discrasiche per compiacere il lettore; al contrario, Nunzio Buono con il suo registro stilistico dà forza, vigore e respiro ad una materia che per nulla è gioco folklorico o abbellimento alchemico. E tutto questo grazie al suo senso della realtà, alla sua capacità di leggere la sua sfera intima in prospettiva dichiarativa e “a-temporale”:

…Ricorda in ricordo di dirmelo
che ci siamo già avuti
per non rischiare d’innamorarci ancora
ogni volta che i nostri occhi si riempiono di baci.
(Le paratie del vento)

Per il resto, il poeta in questa silloge sa darci la profondità del suo essere, la forza polisemantica dei pensieri e dei sentimenti che in lui nascono, si susseguono, si intrecciano e si scontrano fino a trovare la loro giusta risoluzione in una versificazione che cammina sul pentagramma della sua orchestrazione interiore. Una poesia, quella di Nunzio Buono, dove tutto, dal verso alla cadenza, dalla parola al ritmo, dall’insieme di note e accordi alla luce penetrante ed illuminante dei sentimenti, contribuisce a sostenere la struttura teleologica della raccolta.
Il poetare di Nunzio Buono è, del resto, rendere integralmente la propria personalità, con quella grazia e delicatezza che sanno affabulare e coinvolgere il lettore nel suo mondo, e con quella geometria di immagini e di parole che sanno farsi veicolo ed espressione etico-estetica e vero canto dell’ anima, che – direbbe Luigi Alfonsi – “vede tutto in una luce d’idealità”.
Destinazioni , per concludere, altro non è che il riflesso della luce interiore del poeta, l’eco della sua memoria, del suo discorso poetico sostanziato di attese, incontri, speranze, richiami di voce, proiezioni di sguardi; e se in qualche caso non mancano iterazioni topiche, certo è, tuttavia, che Nunzio Buono conferma di essere in possesso di un estro che non cerca acrobazie ma i traguardi della poesia, quelli che si esprimono nella purezza della lirica e nella concentrazione del linguaggio connotativo. Il lettore, infatti, sente sempre nei suoi versi spontaneità e soavità, e rimane sospeso alla ricerca di un messaggio, a volte chiuso nel mistero e nel chiaroscuro. A libro chiuso, si ha la percezione di un approdo, di aver raggiunto la “destinazione”: la bellezza della parola poetica, la quale canta, evoca, crea, purifica, trasfigura persone ed oggetti muovendosi in un orizzonte ricco di luce e di colori, tracciando le linee di movimento del percorso dell’autore, percorso che oscilla, con freschezza ed originalità, tra interiorità e realtà, memoria e immaginazione, finito ed infinito, immanenza e trascendenza, e con una consapevolezza ben chiara – come scrive lo stesso poeta – in Pensieri che vanno:

Ora, siamo salita che scende; barche di carta
su un gomitolo di mare alla deriva.

– naufraghi,
di un pensiero profondo.

La poesia di Nunzio Buono è davvero capace di trascinare il pensiero del lettore verso “destinazioni” infinite dell’immaginazione e della fantasia, ove è possibile anche trovare lidi salvifici ed orizzonti di senso, di cui l’uomo d’oggi necessita per riappropriarsi della sua umanità, uscire indenne dal naufragio morale e spirituale e ricaricarsi per continuare ad incamminarsi sui sentieri delle “destinazioni” che ha deciso di intraprendere.

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