In nome di Falcone, fuori dall’ipocrisia

In occasione del 25.mo anniversario della strage di Capaci il Sostituto Procuratore di Palermo Nino Di Matteo, intervenendo al convegno del M5S sulla giustizia, affermava: “E’ il trionfo della ipocrisia. Abbiamo assistito alla sterile retorica di chi fingeva commemorare i morti dopo aver mortificato i vivi … la lotta alla mafia dovrebbe essere quello che finora non è stato: il primo obiettivo di ogni governo di qualsiasi colore ed orientamento politico … ha costituito una buona cosa l’approvazione del codice del M5S che, richiamandosi all’art. 54 della Costituzione, richiede di adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore”.

La vicenda del Dipartimento degli Affari Penitenziari (DAP),prima offerta a Di Matteo e dopo appena 24 ore negata ed assegnata a Francesco Basentini (cugino del Ministro Speranza), responsabile dello scempio della ammissione a detenzione domiciliare di centinaia mafiosi,  è stata sviscerata sotto ogni profilo, sino alle dichiarazioni del Capogruppo di Italia Viva alla Camera, Faraone, il quale ha dovuto riconoscereche “non è stato affatto facile non votare la mozione di sfiducia a Bonafede”.

Valuti ciascuno, in scienza e coscienza, se il Ministro della Giustizia che in un breve arco di tempo ha dovuto prendere atto delle dimissioni di Andrea Nocera (Capo dell’Ispettorato, inquisito per corruzione a Napoli), di Francesco Basentini(Capo del DAP), di Romano (Direttore dell’Ufficio detenuti), del Capo di Gabinetto Fulvio Baldi (reintegrato in Cassazione con voto contrario di Di Matteo) abbia, in maniera diretta o indiretta, in relazione ai fatti oggetto delle due mozioni, adempiuto alle sue funzioni con disciplina ed onore oppure no.

Ieri 23 maggio 2020, in occasione del 28.mo anniversario della strage, il Presidente della Repubblica Piersanti Mattarella ha richiamato l’esempio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, radicato negli onesti e nei giovani, depositari ederedi del loro sacrificio. I mafiosi ha affermato non avevano previsto che quell’esempio sarebbe sopravvissuto”. E’ probabile. E però non è improbabile che la mafia abbia ritenuto che la scomparsa dei Partiti avrebbe semplificato i suoi insani rapporti con la politica e con la burocrazia, rafforzata dal venir meno di anelli nella catena delle scelte che a quegli apparatiriservano gran parte delle decisioni. Ma, al di là delle valutazioni della mafia,  gli avvenimenti degli ultimi decennihanno visto aumentare il distacco dei cittadini dalle istituzioni, aggravato dai comportamenti della Magistratura associata e dalcarrierismo anche impunemente ostentato dalle sue espressioni più rappresentative.

L’indagine della Procura di Perugia a carico di Luca Palamara – ex presidente di ANM, boss della corrente di Unicost, sospeso dal Consiglio Superiore perché indagato per corruzione in atti giudiziari – ha pressoché azzerato la residua fiducia chequalcuno ancora riponeva nella Magistratura, specie a causa del verminaio che dalle intercettazioni è venuto fuori, segnatamente dagli interventi messi in campo da Palamara in favore di  Dino Petralia (neo Capo del DAP in sostituzione di Basentini); di Riccardo Fuzio (travolto dalle inchieste sul CSM) a Procuratore Generale della Cassazione. Le più recenti cronache registrano poi gli arresti del Procuratore di Taranto, Carlo Maria Capistro ( indagato per corruzione e truffa aggravata assieme ad un ispettore di polizia e a tre imprenditori), e l’indagine a carico dell’ex Procuratore di Trani. Ed infine, nelle ultime ore sono state rese pubbliche le intercettazioni delle conversazioni tra Palamara ed il Procuratore Capo di Viterbo, Auriemma, i quali, conversando amabilmente, si scambiavano queste riflessioni: Salviniindagato per i migranti? Siamo indifendibili (Auriemma)”; “Si, hai ragione, ma dobbiamo attaccarlo (Palamara)”.

La dichiarata volontà dei due magistrati, finalizzata ad impacchettare un processo di condanna a carico dell’ex Ministro degli Interni ponendo in atto uno scontro tra potere giudiziario e potere esecutivo, è di straordinaria gravità e avrebbe potuto essere attenzionata per l’eventuale applicazione di adeguate misure cautelari.

Ma ecco un’ultimora! Palamara ha inviato un messaggio di scuse a Salvini dicendosi profondamente rammaricato per le frasi espresse, che non corrispondono al reale contenuto del suo pensiero avendo sempre ispirato il suo agire al più profondo rispetto istituzionale.

Ci sia consentito di dubitare della sincerità di tali affermazioni, anche alla luce delle pesanti conseguenze che l’agire (ossia pressioni) dell’ex presidente di ANM avrebbe potuto determinare nel processo fissato in Tribunale a Catania delle quali Palamara non fa cenno.

Altra ultim’ora: il Ministro Bonafede annuncia il progetto di riforma della giustizia perché un uomo delle istituzioni non deve alimentare polemiche, ma risolvere i problemi con i fatti. Beh lo dimostri, sin qui non l’ha fatto, insistendo nella ricerca di risibili giustificazioni.

Va infine segnalata l’indagine a carico del Procuratore generale Aggiunto di Catania Carmelo Petralia, già procuratore della Repubblica di Ragusa, per l’ipotesi di calunnia aggravata e di depistaggio  in relazione all’attentato in cui rimase ucciso Paolo Borsellino e alle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino cui sarebbero state suggerite false accuse a carico di sette persone, estranee all’attentato e condannate.

Saltato il coperchio dalla pentola, nella giornata di ieri il Presidente del Comitato esecutivo  dell’ANM Luca Poniz ed il Segretario generale Giuliano Caputo si sono dimessi. In questo vergognoso contesto non una parola  è stata spesa da chi quotidianamente invoca garanzie e prerogative per denunciare gli indegni comportamenti posti in essere da titolari dell’esercizio della attività giurisdizionale, né da parte dei responsabili di Partito, né dai rappresentanti del Governo, né da parte del Presidente della Repubblica che di quelle prerogative è il massimo garante.

Ebbene Presidente Mattarella, a cosa serve richiamare gli esempi luminosi di Magistrati, di forze dell’ordine, di fedeli servitori dello Stato se quella luce si infrange, senza squarciarle, contro le fitte tenebre della mafia, del malaffare edella corruzione?

Mi pare, per dirla ancora con Di Matteo, che dobbiamo essere noi cittadini a pretendere dal Governo e dalla politica verità e giustizia. Oggi, per non tradire e calpestare la memoria di Giovanni Falcone abbiamo una sola strada, che costerà sangue a chi avrà il coraggio di tracciarla. Solo così la memoria di Falcone continuerà a vivere

Pozzallo, 24 maggio 2020  

Enzo Galazzo

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