Ribaltone: ipotesi governo Pd-M5s?…………..l’opinione di Rita Faletti

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Rivolta ad esponenti del Partito democratico, ricorre con sempre maggiore frequenza la domanda di cronisti e osservatori politici: “Vede in futuro la possibilità di un’alleanza Pd-M5s?”. C’è chi, dagli albori, questa alleanza la auspica, ravvisando, tra grillini e dem, diverse affinità. Il primo fu Bersani. Nella famigerata diretta streaming, colui che doveva sbianchettare il giaguaro fu sbianchettato da Crimi e Lombardi. Tra i sostenitori, il magnifico direttore del Fatto, con la teoria dell’inevitabilità di un incontro tra due forze più simili tra loro di quanto non lo siano Lega e 5s. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, lo sprinter mancato, specializzato nel destreggiarsi in più specialità e gareggiare in più corsie, i corregionali Francesco Boccia, parlamentare del Pd e tanto altro, e Massimo D’Alema, velista, imprenditore vitivinicolo di successo, che non rinuncia a regalarci sentenze illuminanti dall’alto della sua superiorità intellettuale. C’è anche Dario Franceschini, l’ex margheritino che non ha alzato un dito per difendere la propria riforma sull’autonomia dei musei, contro la decisione di Bonisoli, il ministro dei Beni Culturali al servizio dei 5s, che ne ha riportato a Roma la gestione, in palese conformità con il progetto di statalizzazione dei grillini. Rimasugli della sinistra cattocomunista, aggettivo scomparso dal lessico, che rimastica convinzioni del secolo scorso, riesumate da chi idee non ha, perché privo di conoscenza della storia e di altre conoscenze, i grillini. E siccome siamo nel caos più completo delle parole, e siccome c’è il Russiagate che riempie le pagine dei quotidiani e dei settimanali e dei mensili ed è diventato il leitmotiv di ogni dibattito pubblico e privato, e siccome se ne deve pur parlare e qualcuno deve dimostrare di saperne una di più, il Pd ha pensato di trascinare in Parlamento Salvini e costringerlo a parlare. C’è anche chi intende presentare una mozione di sfiducia, che Massimo Giannini ha detto naufragherà miseramente. E siccome urge il bisogno di un nemico che ti aiuti a risalire nei sondaggi (i pentastellati) e siccome il piatto offerto all’opposizione è ben assortito (Pd), il filo che provvidenzialmente lega Pd e M5s si rafforza dopo alcuni precedenti: la risoluzione condivisa che impegna Marcello Foa a lasciare l’incarico di presidente Rai com e la convergenza sull’antifascismo. Il volenteroso Zingaretti, che si sente già vincitore delle prossime elezioni che probabilmente non ci saranno, dice cose incontestabili, che questo governo ha fatto solo danni, ed è venuto il momento di mandarlo a casa. Però, a differenza di alcuni suoi colleghi/compagni, ribadisce che di un’alleanza con i 5s non vuole saperne, vedremo, che ha già pronta una “costituente delle idee” per la crescita, l’ambiente, lo sviluppo sostenibile. E a proposito di leadership, dichiara che il suo compito è quello di condurre un progetto politico e farlo vincere. Non rivendica il ruolo di leader, ma di garante di un campo di forze unite. “Salvini vuole essere chiamato Capitano, lei come desidera essere chiamato?” Risposta: “Nicola”. Allora Nicola, se vuole davvero battere i nazionalpopulisti, imiti Salvini, sia chiaro e diretto. E’ vero che la politica è una cosa complessa, a volte difficile da spiegare, ma faccia uno sforzo e dica come intende attuare il Suo programma. Anche perché le cose che ha detto Lei, le dicono un po’ tutti. Se vuole che il Suo partito vinca, cominci a metterne in sicurezza i confini: non tutti possono farne parte. L’inclusione è andata bene per le europee, non funzionerà per le politiche. Il Suo disegno è avvolto nella vaghezza delle parole. Il Paese deve crescere. Come? Apra le porte alle iniziative private, apra tutti i cantieri, crei le condizioni perché le aziende possano investire e dare occupazione, combatta l’evasione fiscale con tutte le armi possibili, così, combatterà anche l’illegalità. Investa massicciamente nell’istruzione, nella scuola, nella formazione. In un mondo globalizzato e competitivo, le porte si chiudono inesorabilmente in faccia a chi non ha alcuna preparazione e competenza. Sburocratizzi, 27 passaggi prima di poter avviare un’attività sono un disincentivo per chi vuole intraprendere e un invito alle infiltrazioni mafiose. Confermi l’avvocato Bongiorno a capo del dicastero della Pubblica amministrazione, è l’esempio di quella Sicilia di cui essere orgogliosi, come dei giudici Falcone e Borsellino, come di tutti coloro che amano davvero questa terra e la vorrebbero libera da mafie e corruzione. Riformi la giustizia: giudice terzo, processi più brevi, blocco delle porte girevoli tra politica e magistratura. Un magistrato deve apparire indipendente oltre che esserlo. Rispetti la promessa fatta di concedere l’autonomia alle regioni che l’hanno votata al referendum. Sarebbe il segno che la virtù paga e il merito e il senso di responsabilità non sono parole vuote. Sarebbe altresì un forte insegnamento per i giovani. E non cerchi di essere simpatico a tutti e a tutti i costi: è ora che la simpatia cessi di essere uno dei metri di valutazione di coloro che rivestono incarichi pubblici. E infine, se il Suo partito volesse passare dalle parole ai fatti, dovrebbe tenere presenti gli ultimi sondaggi: Lega: 36,9; Pd: 22,6; M5s: 17,6 e le parole di Marco Minniti: “Un governo Pd-M5s sarebbe un governo di perdenti”.

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