A breve gli infarti saranno curati come “Malattie comuni”: il futuro è già arrivato…. di Francesco Roccaro

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Il futuro è già qua , mai il meglio sta arrivando. Così cantavano i Pooh in “ Che brava la vita”, scritta dal mio caro amico Roby Facchinetti e dall’ecclettico Stefano D’Orazio. E’ proprio vero: siamo la civiltà del futuro tecnologico ma non c’è mai fine nell’aspirare sempre al meglio. L’uomo deve sempre credere che arriverà il meglio ( ciò che Mozart definiva “la perfezione assoluta”), questa convinzione è l’unica certezza che ci porta a migliorare continuamente la nostra condizione di piccoli esseri sperduti in un tremendo ed inospitale spazio cosmico. Così, nella scienza medica si apre di colpo, un altro grande scenario: riuscire a riparare un cuore dopo un infarto. Tutto è frutto della innovativa terapia genica, ma lasciateci aggiungere che non è tutto così ovvio. E’ chiaro che si parla ancora di un complesso esperimento ( in vitro) e non direttamente sull’uomo ( in vivo), ma intanto è già una pietra miliare che affronta una problematica antica come il mondo. Lo studio è totalmente vanto della ricerca scientifica italiana ed è stato pubblicato e validato ( come si addice ) sulla rivista Nature. Cavie (con onore) sono stati gli esseri più simili a noi dal punto di vista cardio-circolatorio ( alcuni sarcasticamente diranno “ e non solo….” ) . I risultati sono stati sorprendenti. Nel 90% dei casi hanno dimostrato una perfetta eliminazione o diminuzione del tessuto cicatriziale intramuscolare e cosa più sorprendente, la stimolazione delle stesse cellule miocardiche. Ciò fa sicuramente ben sperare e fra cinque anni ( tempo previsto) potremo iniziare una efficace ricerca sperimentale in vivo sull’uomo. Tutto l’innovativo studio è stato saggiato “ nel Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia ( il CGEB) di Trieste, col coordinamento della Scuola Sant’Anna di Pisa ( direttore prof. Fabio Recchia) la collaborazione della Fondazione “Monasterio di Pisa”, la supervisione del prof. Giovanni Aquaro e grazie alla collaborazione e il coordinamento della “Cardiovascular School of Medicine & Sciences del King’s College Istituite” di Londra. “ E’ una data fondamentale, da segnare sul calendario scientifico, per tutto il mondo della sperimentazione medica ” – dice Mauro Giacca, del CGEB di Trieste – “ Abbiamo tentato di tutto negli ultimi 15 anni ma senza alcun successo, solo da poco, saggiando l’utilizzo di cellule staminali, per la prima volta dopo molto tempo – aggiunge Giacca – abbiamo capito come potesse essere possibile riparare il tessuto miocardico di un mammifero similare strutturalmente a noi, stimolando direttamente le cellule miocardiche che riuscivano a resistere al danno tissutale indotto dall’infarto stesso ”.
Lo studio in vitro
Nella sperimentazione sono state traslocate nel tessuto miocardico danneggiato di suini centrati da infarto, diverse sequenze geniche di DNA ( in realtà si trattava di micro-Rna ) che, come veri e propri modellatori molecolari, riescono a regolare l’espressione di molti altri geni. La sequenza utilizzata, è stata chiamata con il nome “micro- RNA-199 ” . Essa è stata traslocata nel tessuto miocardico grazie un virus, inattivato tramite procedimenti fisico-chimici, ed utilizzato come un vero e proprio carrier. Traslocato in loco, il carrier ha depositato il patrimonio genetico selezionato a livello cellulare e quasi immediatamente ha iniziato a stimolare la rigenerazione cellulare miocardica del suino. Dopo diversi giorni ( 25-30 ) ci siamo accorti del recupero quasi completo ( 90 -95 %) della funzionalità miocardica dopo l’insulto infartuale “. Nei protocolli precedenti ( terapia genica tradizionale) trasferivamo un gene codificante una proteina “definiamola curante”, mentre in questo caso – spiega ancora il prof. Recchia – è stato traslocato una piccola sequenza completa di materiale genetico ( micro-Rna) che riesce ad inibire l’espressione di alcune proteine fondamentali, attivando di contro una serie di meccanismi molecolari, che scatenano miracolosamente la rigenerazione cellulare”. “ Il cuore, fatto da tessuto muscolare striato ( anche se involontario) come tutte le altre cellule muscolari in generale, ha una serie di cellule iniziali assegnate alla nascita che purtroppo , come le cellule nervose( entrambi vengono definiti infatti, tessuti perenni ) , non si replicano più, proprio dal momento della nascita, e poi addirittura durante il corso della vita stessa, iniziano a calare di numero per varie ragioni ( senescenza ,degenerazioni, malattie ecc….), e questo praticamente è quello che accade negli infarti, le cellule muoiono e non possono più ripararsi- ci spiega ancora il prof. Giacca ” . “ Ma il nuovo risultato, su un grande mammifero come il maiale, ci dimostra come sia possibile “risvegliare” le capacità rigenerative delle cellule miocardiche che sono riuscite a scampare la terribile evenienza dell’infarto, e ciò grazie allo sfruttamento degli stessi automatismi con cui si è notato ( in alcuni animali non mammiferi )che il tessuto cardiaco muscolare riesce a rigenerarsi spontaneamente. “ Si tratta quindi – dice ancora lo scienziato- di meccanismi rigenerativi atavici codificati nel DNA che hanno alcuni pesci e diversi rettili come le lucertole e le salamandre, e che noi esseri umani come i suini , abbiamo smarrito nel tempo con l’evoluzione” . Per la sperimentazione umana tuttavia occorrerà ancora tempo. Il trattamento per adesso è stato pilotato con un virus geneticamente modificato ed attenuato, e ciò ,allo stato attuale, purtroppo è ancora un limite , in quanto non ci permette di appurare in maniera certa la dose di micro-Rna che dobbiamo utilizzare. “ Senza un efficace controllo del carrier, infatti una dose eccessiva di quest’ultimo potrebbe portare a gravi aritmie cardiache a lungo termine. Dobbiamo quindi studiare – continua il prof. Giacca – a misurare nel tempo disponibile il micro Rna, possibilmente riuscendo a dosare il carrier subito dopo l’evento infartuale, nella stessa maniera di come facciamo con un farmaco sintetico dedicato, alla terapia del caso . Ciò è possibile perché farmacologicamente è stato già sperimentato con successo nei topi “. Siamo all’ alba di un successo senza precedenti, infatti i ricercatori hanno cominciato a provare questa capacità di somministrazione nei suini, sperando di ottenere risultati importanti entro i prossimi 6 mesi. “ Se tutto andrà per il meglio , come riteniamo possibile – conclude il ricercatore – entro i prossimi 5 anni concluderemo l’ indagine sperimentale sull’uomo ed allora l’infarto verrà curato come ogni altra patologia aggredibile ”. Permetteteci di concludere che quindi avevano sicuramente ragione Roby ed i Pooh, perché come dice la canzone ( che non muore mai): “ il futuro è qui ……ma il meglio sta arrivando”. E noi siamo già pronti ad accoglierlo col “cuore in mano”.

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