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Chiafura Workshop 2019. Scicli si riunisce per definire le scelte del territorio

Conclusa domenica sera la tre giorni dedicata alla studio dei progetti circa le possibili fruizioni del colle San Matteo, con particolare riguardo al sito rupestre di Chiafura e alla antica chiesa matrice di San Matteo.
Un evento di significativo spessore culturale che ha visto la prestigiosa partecipazione di tre importanti nomi del panorama dell’architettura e del design europeo: Oriol Capdevila dello studio MBM arquitectes di Barcellona, Joao Gomes da Silva, dello studio Global Arquitectura Paisagista di Lisbona, Margareta Berg designer e imprenditrice di Matera, ideatrice del concept dell’albergo diffuso tra i famosi Sassi materani, patrimonio Unesco. I tre ospiti hanno fatto da guida, con la collaborazione dell’ing. Calogero Vinci dell’Università di Palermo e l’arch. Chiara Nifosì del Politecnico di Milano, a tre gruppi di progettazione costituiti complessivamente da 36 tra professionisti e studenti del settore tecnico, molti dei quali cittadini sciclitani. Nella proposizione degli interventi sono venute fuori le tre anime tecniche profondamente diverse dei tre tutor; un approccio contemporaneo e provocatorio quello di Capdevila, che ha stuzzicato la fantasia dei professionisti lasciandoli liberi da costrizioni vincolistiche, immaginando torri elevatorie per i vari collegamenti in quota dalla valle al colle, passeggiate lungo le mura perimetrali poste a mezzo valle tra San Matteo e Chiafura, un uso molto versatile delle grotte restituite alla città come spazi polivalenti in cui svolgere attività didattiche, culturali, artistiche in genere. Fulcro del sistema San Matteo è l’omonima chiesa utilizzata come spazio polifuzionale. Un approccio conservativo e legato alla tradizione culturale del nostro territorio quello del portoghese Joao Gomes da Silva, che punta al recupero della sentieristica esistente (le lenze) e propone un riuso degli orti (raffi) declinati al contemporaneo concetto di orto urbano dove il senso di condivisione e comunità è l’elemento ideologico fondante; il sistema delle grotte è proposto come un grande opificio, uno spazio dove far rinascere e divulgare i mestieri della nostra tradizione, campo di lavoro Chiafura stessa, che così potrebbe rinascere e mantenersi con i cantieri scuola. Anche nella proposta del gruppo guidato dall’architetto portoghese la chiesa di San Matteo è visto come uno spazio polifunzionale, la nuova agorà, spazio di aggregazione versatile raggiungibile dalla valle con un sistema di elevatori ipogei. Un approccio più imprenditoriale è quello proposto dal gruppo di tecnici seguiti dalla Berg; sulle orme dell’intervento delle Grotte della Civita è stato proposto un un uso parziale delle grotte (circa 30) legato al concetto di ricettività in cui l’idea del lusso è funzionale alla esperienza del soggiorno in grotta al cui interno l’arredo e il servizio sono basati sulla semplicità degli elementi di arredo tradizionali provenienti da una attenta attività di restauro e di recupero. Anche in questa proposta la maggioranza delle abitazioni rupestri sarebbe adibita a una fruizione pubblica, intesa come musealizzazione dei luoghi e memoria della vita sociale che un tempo vi si svolgeva. Interessante la proposta di recupero della “ruttazza” nel versante di Santa Maria la Nova, grotta dalle grandi dimensioni destinata a spettacoli ed eventi. Indubbiamente il file rouge che unisce le tre proposte è la imprescindibile fruizione pubblica del colle, legata ad una risoluzione del problema dell’accessibilità. L’idea che sottende i tre progetti è quella di restituire il colle San Matteo con tutto il complesso dei beni (chiesa, Chiafura, Castellaccio, Castelluccio) alla città. Il successo dell’evento è indubitabilmente alla partecipazione e condivisione di questo momento di abbrivio progettuale. E’ iniziato così un cammino il cui prosieguo registrerà di nuovo un’azione corale, da parte degli stessi protagonisti del workshop che saranno chiamati a sviluppare le conclusioni sulle tre esperienze progettuali che costituiranno la base per la definizione di un progetto di fattibilità tecnico-economica, la cui bozza è stata presentata dall’ing. Vittorio Mastrorilli. Il Workshop, peraltro, è stato presidiato da un Comitato Tecnico scientifico di assoluto livello, in cui opinioni diverse e contrastanti si sono confrontate in maniera schietta e serena. Prossimo appuntamento per la città sarà al convento del Carmine dove nell’ambito della manifestazione “OPEN” organizzata dall’Ordine degli Architetti di Ragusa nelle date dal 24 maggio all’1 giugno, saranno esposti i tre progetti sviluppati durante il workshop. Chiafura 2019 non rimane la figurazione di un sogno, l’evento ha suscitato l’interesse di gruppi bancari già impegnati in un rapporto di collaborazione con città storiche che stanno puntando sul riuso e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. L’amministrazione sul tema sta approfondendo possibili iter da intraprendere e parteciperà nei giorni del 24 e 25 maggio ad una convention dove saranno illustrati progetti fondati sul partenariato pubblico – privato. L’amministrazione comunale ha voluto portare il dibattito sul futuro delle grotte di Chiafura oltre gli angusti confini della città, facendo del Workshop lievito di una riflessione internazionale. “Siamo aperti ai privati, ma con giudizio”, spiega il sindaco Enzo Giannone. “Non è pensabile che coi fondi pubblici si possano mettere in sicurezza, in tempi sostenibili, i sette livelli di Chiafura. Se non vogliamo l’opzione zero, ovvero l’abbandono come negli ultimi 60 anni, serve un coinvolgimento dei privati nel recupero del sito”.
Il caso Chiafura sarà studiato in una Convention di banche interessate a investire in nuove esperienze di turismo, in programma nelle prossime settimane a Rimini.

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