“San Francesco mi ha salvato! Vi racconto come sono vivo”! Una storia come tante, con molta paura e mistico amore per gli altri!

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Della vita s’immagina tutto, ma in realtà non si sa niente. E’ proprio quello che tanti di noi pensano quando le cose non vanno come vorremmo o peggio ancora, quando vanno per il verso totalmente sbagliato. Cava d’Aliga, 4 ottobre 2018. Sul calendario è la festa del Patrono d’Italia, S. Francesco d’Assisi. Una giornata da temporale nero. Come ogni giorno , Luca Trovato che risiede a Scicli, si alza alle sei e va a lavorare a Ragusa. Lavora presso SDA trasporti, una ditta serissima per un lavoro coscienzioso, impegnativo , pieno di responsabilità, trovato con grande fortuna dopo tanti anni passati faticosamente nella precarietà assoluta di una agricoltura che non permette di vivere tutto l’anno. Una famiglia fantastica, con una moglie affettuosa e cinque meravigliosi figli da accudire con amore. In ditta sono molto contenti di lui, per la puntigliosità e la correttezza sul lavoro. Alle 8,00 parte da Ragusa, ci sono molte consegne da fare in diverse zone, tra cui, nel pomeriggio anche la sua zona di Scicli. Fra i tanti pacchi da consegnare ce n’è uno speciale. Un paio di cuffiette speciali per una bimba speciale che ha piccoli problemi d’udito. Quel pacco le dovrà essere consegnato proprio nel pomeriggio. La bimba aspetta da tempo quelle cuffie che la rimetteranno “ in sintonia ” col mondo e questo Luca lo sa. Alle 14,00 Luca fra le mille difficoltà delle intemperie del tempo termina le consegne previste per il mattino. Non c’è il tempo neanche per uno spuntino, deve recarsi a Cava D’Aliga. Il tempo è ancora inclemente, anzi peggiora a dismisura, ma Luca non demorde: il giro e le consegne vanno completate. Alle 14,30, nonostante la pioggia fittissima e gli allagamenti stradali, arriva in via Gorghi ( il nome sembra uno scherzo del destino). La strada è troppo allagata e la furia della pioggia fa paura. Luca decide di aspettare , non può entrare in quella via con oltre un metro d’acqua. Così innesta la marcia indietro e si ferma lateralmente ad un muretto di confine, che forse non sarebbe dovuto essere in quel punto. L’acqua non si arresta, anzi sale ancora di livello perché le precipitazioni si intensificano. E’ un attimo, una cascata d’acqua solleva il furgone e brutalmente lo trascina nel lago d’acqua e fango che si è oramai creato. Luca pensa di uscire immediatamente, ma portiere e vetri sono elettricamente bloccati. Il mezzo non risponde più ai comandi dell’uomo, adesso è la furia dell’acqua a decidere ogni cosa. Il furgone, come una macchinina di Barbie, viene scaraventato di colpo al centro dell’allagamento la piaggia impedisce ogni possibile manovra , non c’è possibilità di nulla, il motore è out. Luca inizia a preoccuparsi quando acqua e fango iniziano ad invadere la cabina, l’acqua è già al livello dei sedili. Luca è in preda al panico, pensa ad una sola cosa : “ Devo assolutamente uscire”. Ma non è così , tutto è bloccato , le porte sono a prova di scasso i vetri non si rompono neanche con violenti calci. Passano solo 2-3 minuti e l’acqua è già arrivata all’addome, il vano guida oramai è tutto allagato. “Morirò annegato” – pensa Luca non riuscendo più a fare nulla. In mano ha solo il telefono su cui he eseguito vari e vani tentativi di chiamare aiuto e il pacchetto con le cuffiette che avrebbe dovuto consegnare nel pomeriggio con amore. Il livello dell’acqua s’innalza ancora, adesso è quasi al collo, Luca non riesce più a muoversi. Tiene le braccia in aria e in una mano sempre il telefono ed il pacco con le cuffiette. “ E’ finita …” pensa .Ha le gambe bloccate dall’acqua e dal fango. Ma quel giorno è un giorno speciale. E’ la festa del poverello d’Assisi, del Patrono d’Italia. Così di colpo, senza alcuna spiegazione lo sportello del lato guida si sblocca e si apre da solo. Luca vede la salvezza ad un passo. Infila il telefono ed il pacchetto nel giubbotto ed uscendo sale prima sul cofano e poi sul tetto del furgone quindi, con il balzo prodigioso della disperazione, si butta su un aiuola laterale. I proprietari della casa lo aiutano ad uscire dal fango e gli portano subito i primi soccorsi. Luca è sotto shock. “Pensavo di morire sicuramente” – riferisce alla Polizia Locale sopraggiunta intanto sul posto insieme ad una squadra dei Vigili del Fuoco. Ma qualcuno ha vegliato su di lui, S. Francesco probabilmente, per chi crede nei piccoli miracoli, ha ancora una volta proteso la sua mano santa. Luca tornerà a casa, dalla sua famiglia dai suoi cinque figli che hanno ancora tanto bisogno del loro papy. A loro un giorno racconterà che, in quella terribile giornata, grazie a S. Francesco è tornato a casa e dopo essersi rifocillato e fatta una doccia calda, ha lavato ed asciugato i soldi delle distribuzioni giornaliere per consegnarli l’indomani fino all’ultimo centesimo, doverosamente in ufficio. Ma racconterà anche con orgoglio di papà, che alla fine di quel giorno dedicato a S. Francesco, è riuscito a salvare e consegnare anche quelle famose cuffiette ad una cara bimba , che da giorni dietro il vetro della propria cameretta, le aspettava come un dono importante che l’avrebbe certamente aiutata a riconnettersi al mondo. Anche questa è riconoscenza alla vita.

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