Consiglio comunale di Modica. Ivana Castello(Pd)sbotta. Riceviamo e pubblichiamo

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Un fatto increscioso è avvenuto, lunedì 10 settembre, in Consiglio comunale. La sottoscritta ha presentato un’interrogazione urgente che di séguito si riporta, in difesa delle categorie lavoratrici più deboli, ricevendo una alquanto bizzarra risposta personalmente dal Sindaco. Ma andiamo con ordine. Nei giorni immediatamente precedenti al Consiglio, alcuni cittadini mi hanno contattato per chiedere un intervento risolutivo o, comunque, di sollievo, presso l’amministrazione comunale, allo scopo di ottenere tutti o parte di alcuni pagamenti maturati da mesi. Si tratta di persone che lavorano presso la IGM, per l’igiene della città, presso la Servizi per Modica, le Cooperative sociali e l’Amministrazione comunale medesima. La storia è la solita: la gente lavora, alla fine del mese aspetta lo stipendio, ma lo stipendio non arriva. Se passa un mese, nessuno parla, poiché ognuno capisce, anche se ha bisogno, che il Comune non naviga nella prosperità; se passa un secondo mese si comincia a soffrire, sempre che non si sia cominciato già al primo mese, ma al terzo mese, ovviamente, la situazione si fa difficile, anche perché i cittadini sono legati tra loro da una sorta di catena economica. Quando duecento dipendenti della IGM non ricevono lo stipendio per tre mesi, è chiaro che la mancanza di denaro si trasforma in debiti e i debiti in difficoltà nei pagamenti dei dettaglianti di qualunque settore. La catena economica è lunga, ché la mancata percezione degli stipendi si ripercuote sui dettaglianti, i dettaglianti si fanno insolventi verso i grossisti e i grossisti verso i produttori o altre categorie sociali. La crisi economica che ci affligge da anni ha anche queste cause. L’ente pubblico non riesce quasi sempre a determinare miglioramenti nell’economia ma gli effetti negativi li determina per quanto è possibile. Basti pensare alla gravosa palla del debito pubblico. Ma torniamo alla vicenda politica. Quando questi concittadini arrivano con l’acqua alla gola va da sé che cerchino aiuto a qualcuno. Non cercano una raccomandazione: vogliono solo realizzare ciò che è un diritto costituzionale. E sarebbe anche più penoso se cercassero una raccomandazione per realizzare un diritto maturato col lavoro. Nella Costituzione è scritto che l’Italia si fonda sul lavoro e che lo Stato si attiva per tutelarlo(Art. 36). Ma siamo in un’epoca in cui il lavoro siassottiglia e quel poco che permane viene sottopagato e, infine, questo è l’assurdo degli assurdi, proprio l’Ente pubblico è il primo a sottopagarlo, a non pagare i contributi di assistenza e previdenza,a beneficiare di essosenza che gli si possa chiedere di pagarlo puntualmente. E quando lo paga uno deve mettersi in ginocchio davanti alla prima santa che capita e deve ringraziare mille volte il cielo e baciare mille volte la terra. Ma grazie di che? Questi soldi non sono stati guadagnati col sudore della fronte o qualcuno pensa che siano stati rubati?
La follia dell’accadimento in Consiglio allinea il politico, nel caso di specie il sindaco Abbate ma il fenomeno investe lo Stato, le Regioni e ciò che residua delle Province, a coloro che pensano che quelli chiesti siano soldi rubati. In questo senso la risposta che ho ricevuto è di un’eloquenza sbalorditiva. Ho chiesto, dunque, di discutere la mia interrogazione con precedenza rispetto a quanto era all’ordine del giorno, e il sindaco si è levato con cipiglio ed ha rifiutato di rispondermi. Ha precisato che l’oggetto della mia interrogazione non era urgente. Ho chiesto a chi spettasse decidere se un’interrogazione fosse o non fosse urgente, ma mi ha ribadito che non avrebbe risposto perché la materia non era urgente. Non basta, gli ho detto, che esistono centinaia di famiglia che aspettano da mesi, talune anche da un anno, il pagamento del lavoro compiuto? La materia non è urgente? Non è urgente che queste famiglie ricevano uno stipendio, ora che si aprono le scuole e si debbono affrontare spese addizionali per libri, tasse scolastiche e quant’altro? L’argomento non è urgente. Punto.
Perché nessuno ponga in dubbio che ho fatto il mio dovere di consigliera e di cittadina, oltre che di amica di tanta di questa gente maltrattata, pubblico di séguito l’interrogazione depositata. Può servire a far capire se la materia su cui intendevo intervenire fosse urgente. Qualcuno potrebbe anche ritenere che, poveraccio, il sindaco non ha i liquidi per pagare. Posso essere d’accordo, ma ciò non giustifica la negatività con cui si è posto. Così come faceva le strade, ad un semplice fischio dei cittadini, in campagna elettorale, con la stessa agilità oggi si nega per il pane della gente.
Ivana Castello
Consigliere comunale del PD

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