La morte del giovane Vincenzo Rigoli di origini modicane. I CTU: “Medici negligenti ma il quadro era gravissimo”

“Medici negligenti ma il quadro era gravissimo”. Queste, sostanzialmente, le conclusioni di consulenti tecnici d’ufficio nominati dal giudice unico del Tribunale di Agrigento, Alessandra Tedde, che dovevano chiarire i dubbi emerse nelle perizie dei professionisti già nominati dalla magistratura indagante, per la morte di Vincenzo Rigoli, 19 anni, di origini modicane(la mamma, Michela Frasca, è di Modica), avvenuta la notte tra il 16 e il 17 dicembre del 2012 per uno choc emorragico in seguito a un incidente stradale autonomo con la sua Citroen C3 in Contrada Gasena. Come dire che i dubbi restano circa le responsabilità eventuali dei medici imputati.
“La condotta professionale dei medici non è certamente condivisibile e un trattamento ottimale avrebbe aumentato le possibilità di sopravvivenza ma forse in maniera non decisiva”. Hanno concluso il medico legale Dino Maria Tancredi e il chirurgo Innocenzo Bertoldi.
La difesa, intanto, ha prodotto un importante documento dell’Osservatorio Regionale delle Acque che attesta come, la sera della tragedia a Gela non ci sarebbe stato alcun acquazzone. E’ importante giacchè uno degli imputati, Salvatore Napolitano, ex primario del reparto di chirurgia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, che risiede proprio a Gela, giustificò il suo ritardo per arrivare nella città dei Templi a causa della pioggia. Sabato prossimo il processo si concluderà con la requisitoria del pubblico ministero, Manuela Sajeva, le arringhe della parte civile e della difesa, poi dovrebbe arrivare la sentenza. la pioggia. Sia Napolitano e Sergio Sutera Sardo, medico nello stesso reparto, sono accusati di omicidio colposo. Al primo viene contestato di essere arrivato in sala operatoria due ore dopo essere stato chiamato mentre Sutera Sardo, secondo l’accusa, avrebbe dovuto intervenire chirurgicamente per tamponare l’emorragia nell’attesa che venisse il primario.

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