
Da oggi, primo febbraio 2018, i migranti soccorsi nel Canale di Sicilia dovranno essere traghettati nel porto più vicino. L’operazione Frontex Triton si chiamerà Frontex Themis ed avrà il compito di controllare nel Mediterraneo centrale i flussi provenienti da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania.
“Esempio particolarmente significativo – dicono dal Viminale – di effettiva solidarietà e cooperazione tra Stati membri e agenzie europee. La missione contribuirà a fronteggiare l’immigrazione clandestina ma, soprattutto, a contrastare le attività criminali e i tentativi dei terroristi di raggiungere l’Europa”.
Assolutamente importante la novità della missione Themis, anche se, dal punto di vista letterale, appare improprio parlare di novità, atteso che, in base alla legge del mare stabilita dalla convenzione di Amburgo, regolarmente disattesa, l’obbligo di traghettare i migranti salvati in mare nel porto più vicino esisteva anche prima dell’operazione Frontex Triton avviata nel 2014.
Verificheremo, dunque, strada facendo, gli effetti positivi (sulla carta) della nuova missione. L’Europa dice, dispone, ma i Paesi europei, alcuni in particolare, spesso dimostrano di essere allergici al rispetto di regole e procedure.
Saranno due le aree di pattugliamento individuate nel Mediterraneo: una ad est, da Turchia, Grecia e Albania, una ad ovest da Tunisia e Algeria.
“Themis – dice il direttore di Frontex Fabrice Leggeri – rispecchierà meglio i modelli mutevoli della migrazione, così come il crimine transfrontaliero e aiuterà inoltre l’Italia a rintracciare attività criminali. Per prevenire l’arrivo di foreign fighters e garantire la sicurezza interna dell’Unione europea dobbiamo essere meglio equipaggiati”.





