
L’amore è una cosa seria. Amo la Chiesa e la riconosco come Madre.
Proprio per questo non riesco più a tacere di fronte a chi, con facilità, cerca il minimo pretesto per insultarla, salvo poi rivendicarne la figliolanza solo quando conviene o quando torna utile.
«L’amore è una cosa seria», ripeteva spesso un sacerdote che ha avuto un ruolo importante nella mia crescita. E proprio perché prendo sul serio queste parole, sebbene abbia cercato in questi giorni di non entrare in un dibattito che con la Fede ha ben poco a che fare, oggi non posso più restare in silenzio.
Sono ormai noti i fatti accaduti a Modica durante la processione del Simulacro di San Giorgio: una statua, certamente di gran valore artistico e storico, ma pur sempre una statua. E dietro quella figura vi è la testimonianza, storicamente fondata, pur tra le stratificazioni leggendarie medievali, di un uomo, un cristiano del IV secolo, che si oppose con coraggio all’editto di persecuzione dell’imperatore Diocleziano, fino a dare la vita pur di non rinnegare la propria fede.
Di quella fede, pura e incrollabile, quanto è rimasto oggi in chi si sente autorizzato a ingiuriare pubblicamente la Chiesa e il Vescovo di Noto? È una domanda che non può essere elusa.
Potrei richiamare numerosi riferimenti al Diritto Canonico, al Catechismo della Chiesa Cattolica e ai documenti conciliari, per ribadire che il Vescovo non solo ha il diritto, ma anche il dovere di guidare, correggere e custodire il popolo che gli è stato affidato.Preferisco però fermarmi a un’immagine più semplice e più profonda: quella evangelica del Buon Pastore.
Il gregge riconosce la voce del pastore perché vive con lui, perché si fida di lui, perché sa che egli si prende cura delle sue pecore, le protegge, le guida, e sarebbe disposto a dare la vita per loro. Quando invece quella voce non viene riconosciuta, forse il problema non sta nel Pastore, ma nella distanza da lui: non lo si conosce davvero, non si vive nella sua compagnia, forse si passa accanto al gregge solo occasionalmente, senza appartenergli veramente.
Chi non riconosce la voce del Pastore è chiamato a interrogarsi con sincerità se si è dentro o fuori dal recinto. Senza mai dimenticare, però, che il Pastore continuerà sempre a cercare ogni pecora, perché la ama.
Chiunque abbia una minima esperienza educativa sa bene che correggere non è mai facile, né piacevole. Eppure è necessario. Sempre. Se lo zelo e la sollecitudine pastorale del nostro Vescovo possono aver turbato qualcuno nelle modalità o nei tempi, non può tuttavia essere messo in dubbio, da chi si professa cristiano prima ancora che devoto, il valore educativo e autenticamente pastorale delle sue parole.
«L’amore è una cosa seria», e un Pastore che ama davvero il suo gregge, al quale ha consacrato la propria vita, non può sottrarsi al compito di guidarlo e, quando serve, correggerlo. Se non lo facesse, verrebbe meno alla sua missione.
A questo si aggiunge un altro aspetto che non può essere ignorato. Chi si riconosce figlio della Chiesa di Modica non può permettersi di mancare di rispetto a colui che ne è Padre. Nel cammino educativo è del tutto legittimo, e persino sano, che chi è educato senta il bisogno di comprendere meglio, di chiedere chiarimenti, di approfondire le ragioni di alcune scelte. Ma proprio perché «l’amore è una cosa seria», nessun figlio metterebbe in discussione l’amore e le buone intenzioni dei propri genitori.
Se le parole del Vescovo, in merito alla processione, non sono state condivise perché fraintese o non pienamente comprese, allora la maturità umana e l’affetto filiale – che dovrebbe essere stabile, indipendente dalle circostanze – avrebbero suggerito un’altra strada: quella del confronto rispettoso, della richiesta di chiarimento, del dialogo sincero.
Al contrario, aizzare le folle, fomentare reazioni pubbliche e ricorrere ad atti plateali non solo non aiuta a comprendere, ma tradisce quello spirito di comunione che è il cuore della vita ecclesiale. Sono atteggiamenti che hanno poco a che fare con la fede autentica e ancora meno con una devozione sincera a San Giorgio, la cui testimonianza rimane quella di una fede vissuta con coraggio, ma anche con ordine, obbedienza e verità.
Un’ultima considerazione si impone, guardando anche a quanto si legge in questi giorni sui social. Migliaia di commenti, spesso dal tono populistico, ripetono come un mantra: «San Giorgio è dei modicani», «San Giorgio è del popolo», contrapponendo in modo più o meno esplicito questa affermazione all’autorità della Chiesa.
Ma una simile contrapposizione tradisce una visione riduttiva e, in fondo, immatura della fede. San Giorgio non “appartiene” a nessuno come un bene da rivendicare o da difendere: è un testimone della fede della Chiesa, e proprio nella Chiesa trova il suo senso pieno. Separare la devozione dall’ordine ecclesiale significa svuotarla, ridurla a espressione emotiva o identitaria.
Quando la fede viene vissuta così, si rischia di diventare non più credenti, ma semplici consumatori occasionali di sacro: pronti a rivendicare simboli e tradizioni, ma restii ad accogliere ciò che quei segni realmente indicano e chiedono. E ciò che chiedono, sempre, è conversione, comunione e obbedienza nella carità.
Salvatore Campanella



11 commenti su “Diatriba col Vescovo a Modica. “L’amore è una cosa seria”. Riceviamo”
Siamo nell’epoca in cui tutti possono e devono fare e dire ciò che vogliono, persino i bambini, con i pessimi risultati educativi ai quali assistiamo. Rimproverare e correggerli? Sia mai, hanno la loro personalità, devono esprimersi, rimangono traumatizzati. Figurarsi gli adulti se si lasciano rimproverare quando sbagliano. Il rimprovero e la punizione sono sempre stati strumenti educativi, anche l’umiliazione ed il senso di vergogna installato, aiutano a riflettere e comprendere l’errore.
Ma, c’è da dire, un tantino di responsabilità in questo senso c’è lha anche la Chiesa, parlando esclusivamente di misericordia ed arrivando a far capire (non a dire), che non esiste punizione, che chiunque viene salvato (senza ribadire che comunque vi sono giudizio e castigo), nessuno ha rispetto nemmeno della chiesa stessa, della sua autorità, del suo ruolo, della sua missione. Sarebbe finalmente l’ora di tirare le orecchie nel modo corretto e rimettere il gregge dentro il giusto ovile.
Condivido in pieno l’articolo dell’avv. Campanella; come cattolico, quale sono, lo trovo ineccepibile, però dobbiamo dire la verità su come stanno le cose:
oggi praticamente tutti, consciamente o inconsciamente, abbiamo fatto nostro il motto dell’ Illuminismo proposto da Immanuel Kant:
Sapere aude! cioè l’uscire dell’uomo dallo “stato di minorità”, inteso come l’incapacità di usare il proprio intelletto senza la guida di altri. Quindi…….
Avvocato Campanella ha tutta la mia stima: disamina perfetta e precisa . I modicani sono babbi
Correggetemi se sbaglio , forse si tratta di un semplice malinteso o di confusione : aver confuso il martire con una statua : ” chi nun puttamu a nuddu ? Se così fosse bisogna trasferire la devozione dalla cosiddetta statua di San Giorgio al martire . Dianzi ho letto un commento indecifrabile , che in sostanza , se ho ben capito, invitava i portatori di san Giorgio di Modica a scambiare la statua , almeno in occasione di una festa , con quella di San Giorgio di Ragusa , per dimostrare la devozione al santo martire e non alle statue . Ebbene lo dimostrino !
Per correttezza mi permetto di rettificare, l’articolo è mio e non dell’Avvocato Campanella. Si tratta di un caso di omonimia. Per chiarezza, sono un docente di scuola secondaria di secondo grado.
Per correttezza mi permetto di rettificare, l’articolo è mio e non dell’Avvocato Campanella.
Si tratta di un caso di omonimia. Per chiarezza, sono un docente di scuola secondaria di secondo grado.
Nunzio continui a fare le bolle con il sapone , tutto cambierà per restare come prima , a nulla serviranno le tue frasi ermetiche e contorte prive di significato , simili a quelle dei filoputiniani e antiebraici , tutto resterà come prima , comprendi? Tutto fumo quello che dici , tutto è come dovrebbe essere e così sarà , eccetto al comune , qui potrebbero ascoltare i miei consigli e tener conto delle mie analisi N.B non rubare i nikman
Buongiorno, un’altra omonimia riguarda “San Giorgio”. La Statua si riferisce ad una leggenda, “un terribile drago seminava morte e terrore. La creatura, si diceva, poteva essere placata solo con sacrifici umani: e proprio quando la figlia del re stava per essere offerta in pasto al mostro, fu Giorgio, il “soldato di Cristo”, a sfidare la bestia, vincerla e salvare la principessa. In cambio non volle denaro né ricompense, ma la conversione al cristianesimo di tutto il popolo”. I l suo riferimento “E dietro quella figura vi è la testimonianza, storicamente fondata, pur tra le stratificazioni leggendarie medievali, di un uomo, un cristiano del IV secolo, che si oppose con coraggio all’editto di persecuzione dell’imperatore Diocleziano, fino a dare la vita pur di non rinnegare la propria fede.” è un altro Giorgio. Venne decapitato.
Signor Campanella ,tutte queste chiacchiere ci allontanano dalla chiesa , non da Dio , scrivere tante frasi noiose, alla fine non riesci più a capire cosa significano , lei pensa che tutte queste chiacchiere possono convertire un solo uomo ?
La chiesa come la vedo io nel corso dei millenni ha costruito un’impalcatura orrenda sulle parole e i fatti di Gesù Cristo . Ha creato gerarchie uguali alle gerarchie degli uomini e dei dittatori assoluti . Nei secoli derive spaventose hanno coinvolto la chiesa facendono una setta assassina , mai abbastanza perdono sarà sufficiente per quei criminali spietati vestiti di nero !! Ora signor Campanella magari lei ci campa con la chiesa insegnando religione , non lo so ,ma il dubbio mi viene , mi perdoni se sono in errore . In questo mai perdonerò i preti per aver delegato ai catechisti la loro missione più importante , trasmettere ai piccoli l’amore per Dio , un catechista non avrà mai il carisma del prete . La chiesa ancora si barrica dentro le chiese, nella nomine gerarchiche , si sono allontanati dal gregge , lo hanno lasciato a pascolare ,se non poi richiamarlo duramente se ha saltato il muro .
Queste cose le pensavo tanti anni fa , non ho cambiato idea mai , oggi ho ragione la chiesa ha fallito , o sta fallendo , ha perso il popolo , ha perso il contatto, sugli altari parole vuote trite e ritrite , anche la liturgia sacra di quello che ci ha comandato Gesù, fate questo in memoria di me , e stata allungata stratificata di riti ,simboli , vanità. Semplificare , snellire ,fare ,fare ,fare ,amare , essere di esempio verso il bene infinito che Gesù ci ha donato .
Paragrafando un film , posso dire tutte chiacchiere e tunica .
Per giustizia devo elogiare quei pochi preti che hanno capito quale è la loro missione, e si fanno in 4 per il loro gregge ,
Lasciate la liturgia polverosa prodotta dall’uomo , e passate a dare amore ,conforto ,aiuto, e la PAROLA DI DIO . non le vostre lunghe chiacchiere, più sono le spiegazione , più si capisce che si ignora il senso vero .
Amo Modica, è assolutamente fuori dal seminato, da tutti i punti di vista possibili.
La sua lettura è falsata da una storia creata appositamente per cercare di distruggere la chiesa.
I danni che lei ha subito provengono da tappe storiche ben precise: Lutero, rivoluzione francese, illuminismo, liberalismo, cvII.
E’ solo un caso che ci sia amicizia (forse connivenza?!?) tra certa politica e certo clero?
Il dubbio era legittimo, ma poi è arrivato il solito saccente ed onnisciente a porre fine al dilemma…..