Anffas Modica. Disabilità e Terza Età: “il diritto alla continuità assistenziale non è un optional”

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MODICA, 21 Aprile 2026 – L’Anffas  lancia un appello all’ASP di Ragusa e ai Comuni della Provincia: il compimento dei 65 anni non deve tradursi in uno sradicamento forzato. La Legge 33/2023 e il D.Lgs 29/2024 parlano chiaro.

“Da mesi la nostra Associazione – dice il presidente Giovanni Provvidenza – è impegnata in un’opera di informazione e sensibilizzazione rivolta all’ASP di Ragusa e alle amministrazioni comunali della provincia. Il tema è cruciale: l’applicazione della “Nuova Legge Anziani”. Nonostante la normativa sia vigente, riscontriamo ancora resistenze o incertezze che rischiano di danneggiare gravemente il benessere dei cittadini più fragili.

Il fulcro della nostra battaglia risiede nell’Art. 33 del D.Lgs 29/2024 (attuativo della Legge Delega n. 33/2023). La legge stabilisce un principio di civiltà fondamentale: la continuità. Le persone con disabilità già accertata, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, hanno diritto a non essere dimesse o escluse dai servizi e dalle prestazioni già in corso di fruizione.”

Questo significa che una persona con disabilità che raggiunge i 65 anni non deve essere trasferita d’ufficio in strutture per anziani, né deve subire interruzioni nei percorsi riabilitativi o assistenziali che hanno caratterizzato la sua vita fino a quel momento.

Secondo il dettato legislativo, le persone con disabilità ultra 65enni godono di tutele specifiche:

1. Diritto alla permanenza: Possono rimanere nella stessa struttura e continuare a usufruire delle stesse prestazioni già in atto.

2. Integrazione del Progetto di Vita: Hanno diritto ad accedere ai servizi specifici per la disabilità secondo il proprio Progetto di Vita individuale e personalizzato (L. 227/2021), che non scade con l’età.

3. Libertà di Scelta: Il passaggio ai servizi per anziani non autosufficienti è una possibilità, non un obbligo. Il cittadino può scegliere di integrare i due sistemi (disabilità e anziani) attraverso il PAI (Piano Assistenziale Individualizzato), ma senza dover ricominciare da capo gli iter di accertamento.

Per una persona con disabilità, la struttura assistenziale e gli operatori che la seguono rappresentano punti di riferimento vitali. Lo sradicamento forzato verso strutture per anziani generiche, spesso non attrezzate per gestire le specificità di alcune disabilità pregresse, rappresenta un trauma ingiustificato che compromette il benessere psicofisico

“Come Associazione, chiediamo con forza il rispetto rigoroso della norma. Chiediamo all’ASP e ai Comuni di:

• Aggiornare i protocolli di gestione dei pazienti/utenti al compimento del 65° anno.

• Garantire che nessuna persona venga dimessa o trasferita contro la propria volontà o in assenza di un Progetto di Vita che lo preveda espressamente.

• Formare il personale amministrativo e sanitario affinché il diritto alla continuità diventi prassi consolidata e non una battaglia che le famiglie devono combattere singolarmente.

La legge esiste. Ora va applicata. Non permetteremo che la burocrazia ignori i diritti e la dignità delle persone con disabilità”.

 

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