Operazione “Ariete”. Pozzallo, cade l’ipotesi mafiosa formulata in città

Come volevasi dimostrare. Gli autori dei furti con le auto-ariete sono dei moderni “scassapagghiari”.L’ipotesi mafiosa formulata nel corso di una trasmissione televisiva dal sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, condivisa e rilanciata in chiesa da un parroco locale, è risultata piuttosto fantasiosa quanto allarmistica.
Il progetto delinquenziale dei cinque giovani pluripregiudicati finiti in manette, grazie ad un lavoro certosino svolto dagli uomini della Polizia di Stato, era quello di scassare negozi e rubare tutto quello che era possibile portare via in pochi minuti.
L’idea che si trattasse di furti preparatori per tastare il polso alla città in attesa di una operazione di racket che sarebbe scattata in estate quando i titolari di attività commerciali e turistiche di Pozzallo fanno un fatturato notevole, è risultata illogica, immotivata, fasulla. Non a caso i delitti contro il patrimonio commessi con il sistema selvaggio e devastante delle auto usate per sfondare vetrine e ingressi dei negozi hanno interessato tutti i Comuni della provincia e non solo Pozzallo.
Giusta e opportuna la manifestazione di protesta organizzata giovedì scorso all’ombra della Torre con ampia partecipazione di enti e associazioni, ma strumentalizzare per fini inimmaginabili eventi negativi, seppure gravi, che riguardano la sicurezza della comunità, è inconcepibile.
Serve solo a creare allarmismi inutili, di cui nessun cittadino di buon senso, in questo particolare e difficile momento storico, sente bisogno.

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