
Modica, 24 agosto 2026 – Sembra ieri. Eppure, sono trascorsi ben ventidue anni da quando un gruppo di operatori culturali modicani si sono riuniti (era il 2004) per poi dare linfa vitale ad una realtà che, nel tempo, non solo ha varcato i confini iblei ma anche quelli regionali e internazionali attivando collaborazioni con enti, associazioni e fondazioni impegnate nella promozione della cultura. Stiamo parlando del “Caffè letterario Salvatore Quasimodo” di Modica che nel corso di questo lungo periodo si è connotato, con le sue stagioni culturali, quasi come una sorta di “Agorà nella città di Modica”, come ama definirlo, in maniera affettuosa, lo scrittore e poeta modicano Domenico Pisana nella sua qualità di presidente del “Caffè letterario”.
Una partecipazione aperta a tutti e col precipuo obiettivo di riflettere sui grandi temi della letteratura e della poesia, della narrativa, della storia e della memoria del territorio e oltre, tracciando un profondo solco verso una cultura intesa come sistema di pensiero e di creatività finalizzato a costruire una letteratura d’umanità in grado di ricomporre le relazioni umane.
Il prossimo 3 ottobre si riaccenderanno dunque i riflettori sul “Caffè letterario Quasimodo” di Modica, che nella Sala della Società Operaia Mutuo Soccorso di Corso Umberto inizierà la sua XXII Stagione culturale. Dunque, un traguardo straordinario per un’associazione che ha saputo essere crogiuolo di scrittori, poeti, artisti (e non solo).
Abbiamo rivolto alcune domande al presidente Domenico Pisana, poeta, scrittore e critico letterario, nonché anima e motore di questa longevità culturale.
Presidente Pisana, ventidue stagioni sono un bel traguardo per un circolo culturale. Come spiega questa longevità del Caffè Quasimodo?
«Il segreto credo stia nella passione e nella gratuità dell’impegno. Quando abbiamo iniziato, ventidue anni fa, volevamo creare una Agorà, uno spazio di libertà intellettuale, un luogo dove la cultura non fosse d’élite, ma un “pane quotidiano” da condividere con la gente. La longevità la dobbiamo anche alla nostra capacità di ascolto: il Caffè non ha mai imposto pacchetti preconfezionati, ma ha intercettato le vibrazioni del territorio, coniugando la memoria dei grandi autori siciliani e della grande letteratura con i linguaggi della contemporaneità, la saggistica, l’arte e la musica. E poi, il pubblico: la fedeltà dei cittadini modicani e oltre è stata la nostra vera linfa».
In quanto poeta e critico, lei vive la parola da una duplice prospettiva. In che modo questa sua sensibilità personale ha influenzato le scelte dei cartelloni culturali in questi anni?
«La mia attività di poeta e critico mi aiuta a guardare ai testi e agli autori con un occhio che cerca l’autenticità. Nella scelta degli ospiti e delle opere da presentare, ho sempre cercato di evitare le logiche dello spettacolo e puramente commerciali. Il mio obiettivo è dare spazio alla “qualità della scrittura” e alla forza del messaggio. Da critico cerco lo stile, la forma e il valore del linguaggio; da poeta cerco l’emozione e l’umanità. Questo binomio si riflette negli incontri del Caffè Quasimodo: non facciamo semplici presentazioni di libri, ma veri e propri approfondimenti in cui l’autore si mette a nudo di fronte al pubblico».
Il Caffè porta il nome di Salvatore Quasimodo. Come si riesce, dopo ventidue anni, a mantenere viva la lezione quasimodiana senza rischiare di cadere nella celebrazione museale o nostalgica?
«Questa è stata una sfida costante. Quasimodo non è un monumento di marmo da spolverare, ma rimane un poeta di una modernità sconvolgente. La sua riflessione sull’uomo, sulla guerra, sul dolore e sul legame con la terra d’origine parla direttamente al nostro presente. Noi cerchiamo di attualizzarlo ponendo la sua opera in dialogo con le problematiche odierne – la crisi dei valori, i conflitti globali, la ricerca di senso – e offrendo spazio a scrittori , poeti ed artisti che, idealmente, continuano quel viaggio nella parola che Quasimodo ha tracciato».
Ci può dare qualche anticipazione sulle linee guida o sui temi portanti di questa XXII Stagione che prenderà il via a ottobre?
«Anche quest’anno il cartellone sarà variegato e multidisciplinare. Manterremo la nostra tradizionale attenzione alla poesia e alla narrativa contemporanea, ospitando autori come la scrittrice palmese Crocifissa Mangiavillano, la poetessa catanese Marilina Giaquinta e la scrittrice siracusana Gioia Pace; daremo spazio alla grande Letteratura parlando, in prossimità delle feste natalizie, del Natale in Manzoni, Pomilio, Merini, Quasimodo e Saba. Continueremo a valorizzare le “contaminazioni”, alternando la parola letteraria con momenti musicali e mostre d’arte e fotografiche: una di Guido Cicero, dal titolo “Immagini e Memorie: Dalle Rosse Terre d’Africa”, e l’altra di Marcello Guarrasi, dal titolo “Ladakh – Il piccolo Tibet.
Quest’anno daremo spazio al teatro con degli appositi appuntamenti curati dall’attore e regista Alessandro Sparacino, il quale riprendendo la strada tracciata dal padre Giorgio, che è stato un grande attore protagonista nella storia del Caffè Quasimodo, sta continuando a valorizzare la letteratura siciliana e dialettale, riletta con sensibilità moderna e rigore filologico, facendo del teatro un luogo in cui la comunità modicana può specchiarsi e riconoscere la propria identità storica e antropologica. Lo “Spazio Cultura” creato da Alessandro Sparacino non nasce infatti come semplice “museo” della memoria, ma come centro di produzione e fruizione artistica. Aver dedicato questo luogo al proprio padre, significa far continuare a battere il cuore teatrale che ha animato la città per oltre quarant’anni, nonché rispondere al bisogno di uno spazio intimo e di ricerca sulla scia delle storiche esperienze modicane come il Teatro del Vicolo.
L’apertura di questa XXII stagione sarà dedicata alla Musica, e precisamente alla presentazione di un’opera musicale del M° Lino Gatto, Direttore artistico del Caffè Quasimodo, dal titolo “Alhambra Evocacìon” che uscirà a settembre».
Se dovesse guardarsi indietro, qual è il ricordo più bello o l’incontro che le è rimasto più impresso di queste ventuno edizioni passate? E quale, invece, il sogno non ancora realizzato?
«Guardandomi indietro lungo il cammino di queste ventuno edizioni, custodisco molti ricordi preziosi, ma se devo citare l’evento che più di tutti mi è rimasto impresso, la memoria va al 10 novembre 2018. In quel giorno, l’Auditorium “Pietro Floridia” di Modica ospitò la tappa siciliana del 2° Premio Europeo “Clemente Rebora”, coordinato da Diego De Nadai e promosso dall’associazione cagliaritana “La Fenice”. Fu un’occasione straordinaria anche perché coincise con il 50° anniversario della scomparsa di Salvatore Quasimodo. Modica divenne un vero crocevia internazionale della parola: accogliemmo poeti e autori giunti da tutta Italia (dalla Lombardia al Lazio, fino alla Sardegna e alla nostra Sicilia) e dall’estero, con delegazioni e voci provenienti da paesi come Spagna, Grecia, Romania e persino Giordania.
Ricordo con particolare emozione la presenza di autrici e figure di rilievo del panorama poetico internazionale come la poetessa italo-spagnola Elisabetta Bagli e la poetessa Sofia Skleida, accanto ai poeti del nostro circolo e a tantissimi studenti delle scuole modicane. Vedere la nostra città dialogare attraverso la poesia con linguaggi e culture diverse fu la dimostrazione concreta di come la parola sappia abbattere ogni confine.
Ricordo anche con piacere i tanti sabati letterari che nel corso degli anni sono stati dedicati alla Letteratura modicana; mi riferisco a personaggi come Salvatore Puma (1907-1986), poeta cantastorie; Giovanni (detto Nannino) Ragusa (1911-1979), poeta e dialettologo modicano; Raffaele Poidomani Moncada (1912-1979), giornalista, poeta e scrittore; Giorgio Battaglia (1914- 2005), preside, scrittore e critico letterario; Venerando Fallisi (1915 -1996), sacerdote e poeta di Buccheri, ma di adozione modicana; Giorgio Buscema (1937-2011); Nino Barone (1919 -2009) preside, scrittore e poeta ; Renato Civello (1920 – 2012), preside, poeta, critico d’arte e letterario di Modica; Giorgio Candiano (1921 – 1994) poeta, umanista e traduttore modicano; Mario Agosta (1924 – 2003), docente e scrittore; Elio Galfo (1925 – 1996), medico e poeta.
Riguardo al sogno, mi piacerebbe che Modica diventasse la sede permanente di una “Residenza Poetica Internazionale”, capace di ospitare ogni anno autori da tutto il mondo per continuare a far battere il cuore della poesia verso nuovi orizzonti. Ma credo che rimarrà un sogno perché per realizzare ciò occorrerebbe il sostegno di sponsor e delle Istituzioni. Mi piacerebbe poi ricreare una rete ancora più solida e strutturata con le scuole per far sì che i Caffè Letterari possano favorire percorsi formativi dei nostri ragazzi, offrendo loro un’alternativa concreta alla virtualità dei social.
D’altronde, l’attenzione verso i giovani è da sempre nel nostro Dna: penso, ad esempio, al percorso straordinario delle XII edizioni del Premio di Poesia “La terra impareggiabile”, che, come Caffè Quasimodo, abbiamo organizzato per gli studenti di ogni ordine e grado delle scuole della provincia di Ragusa. Vedere centinaia di ragazzi mettersi in gioco, esprimere le proprie emozioni in versi e riscoprire il valore della memoria e del territorio ci ha dimostrato che i giovani hanno una sete autentica di bellezza».
Un’ultima domanda. In un’epoca dominata dal digitale e dalla velocità, che valore ha, oggi, trovarsi fisicamente in un Caffè Letterario a parlare di libri?
«Ha un valore a mio avviso importante. Il “Caffè letterario Quasimodo” di Modica è resistenza culturale. In un mondo in cui tutto si consuma in un “clic” e le relazioni sono spesso filtrate da uno schermo, sedersi vicini, guardarsi negli occhi, ascoltare una voce dal vivo e applaudire insieme significa recuperare la nostra umanità più profonda. La cultura non è spettacolo, ha bisogno di lentezza, di respiro, di presenza fisica.
Il Caffè Quasimodo vuole continuare a essere proprio questo: un’Agorà di incontro e di pensiero lento in mezzo al rumore del mondo. In fondo, ventuno anni di Caffè Quasimodo ci hanno insegnato che la cultura nelle sue varie forme (poesia, narrativa, saggistica, storia, arte, musica, teatro) non è un semplice esercizio di stile o un ricordo del passato, ma un’esigenza dell’anima.
Il nostro impegno per il futuro è continuare a fare di Modica un faro di bellezza, un luogo in cui le parole abbattano i confini e, allo stesso tempo, accendano nei nostri giovani la scintilla del pensiero critico e della passione. Finché ci sarà una poesia, un romanzo, una mostra, una musica, una performance teatrale da condividere e una storia da raccontare, il nostro viaggio continua. Grazie a chi ha camminato con noi in questi ventuno anni e continuerà a farlo».
Giuseppe Nativo


