
MODICA, 07 Maggio 2026 – Era il maggio del 2024 quando il macello comunale di Modica chiudeva i battenti. Da allora sono passati esattamente due anni, ma i cancelli della struttura restano sbarrati, alimentando l’incertezza di un intero settore. A sollevare il caso è Vito D’Antona, a nome di Sinistra Italiana, che ripercorre le tappe di quello che definisce un fallimento amministrativo dai costi pesantissimi per il territorio.
La chiusura, scattata a seguito di accertamenti delle autorità sanitarie e della revoca della concessione alla ditta incaricata, ha innescato un effetto domino devastante. Per due anni, gli allevatori modicani sono stati costretti a trasferire i capi in altri macelli della provincia, affrontando maggiori costi logistici e subendo un danno economico diretto. A questo si aggiunge il dramma sociale della perdita del lavoro per i dipendenti della ditta che gestiva l’impianto per conto del Comune.
Sinistra Italiana mette in fila le date e gli impegni (disattesi) presi dall’Amministrazione comunale:
Ottobre 2024: la Giunta comunica che sono necessari circa 300/400 mila euro per lavori di adeguamento, prevedendo il completamento delle opere entro il primo semestre del 2025.
Maggio 2025: una delibera di Giunta annuncia la volontà di procedere a una gara d’appalto per l’affidamento del servizio.
Febbraio 2026: un ulteriore atto deliberativo conferma la scelta della gara, ma dei lavori e del bando non si hanno notizie concrete.
Nonostante gli annunci e le delibere, la situazione oggi, 7 maggio 2026, appare bloccata.
«A distanza di due anni dalla chiusura – attacca Vito D’Antona – non è ancora dato sapere quando la struttura verrà restituita alla città e agli operatori. Le scadenze fissate dall’amministrazione sono state ampiamente superate, mentre il comparto zootecnico del comprensorio continua a pagare il prezzo di questa inefficienza».
La domanda che Sinistra Italiana pone con forza è una sola: a quando la riapertura? La comunità modicana attende risposte certe su un presidio fondamentale per l’economia locale, che rischia di trasformarsi nell’ennesima opera incompiuta dimenticata dalla burocrazia.


