Unitre Modica. La Dinastia Azarosa dei Cabrera

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Modica, 23 gennaio 2026 – “I Cabrera: una dinastia azarosa”, questo il titolo dell’incontro che, promosso nell’ambito de “I Giovedì dell’Unitre”, ha avuto luogo a Modica presso la Fondazione Grimaldi. Relatrici Marcella Burderi e Lucia Trombatore che coi loro interventi sono riuscite a richiamare l’attenzione dei numerosi presenti. Dopo il saluto ed una breve introduzione del presidente dell’Unitre, Enzo Cavallo, è stata la D.ssa Marcella Burderi a parlare del capro nero in campo d’oro che rappresenta l’emblema della dinastia dei Cabrera. L’animale, fortemente carico di significati simbolici, è legato alla narrazione dell’opposizione tra bene e male. Il bene, cioè il grano, e la capacità di governare ma anche il suo opposto: il maligno. Un capro nero con il suo carico di significati positivi e negativi e il campo d’oro, campo di grano sono dunque l’emblema della potenza dirompente di una delle famiglie più importanti della Sicilia medievale. Antropologia, Storia della Contea di Modica, cristianesimo e tradizione popolare si intrecciano in questo contesto intrigante e spiegano il legame dell’animale selvatico con il grano e con il territorio non solo in area mediterranea ma relativo all’intera Europa centrale. A seguire è intervenuta la Prof.ssa Lucia Trombadore che ha esordito affermando che “le donne azarosas di Bernardì”, costituiscono un lavoro di approfondimento letterario sul ruolo esercitato dalle figure femminili familiari di Bernat IV de Cabrera. Esse, infatti, concorrono a strutturare la psicologia del loro discendente in termini di radicamento identitario attraverso un “cavalierato femminile”, quello delle azarosas della lleganza de Capraria: si tratta, nello specifico, di donne azzardose, impavide, sottoposte al rischio della loro stessa vita per la lotta contro l’alienazione del patrimonio della viscontea e la perdita del prestigio sociale; nobildonne che concorrono alla grandezza del casato con le loro doti di terre, città, castelli e monasteri, ma anche con la forza dimostrata nel supplire i mariti e i figli durante le guerre, le prigionie; donne cavaliere della fede, capaci di tener testa ai più alti prelati della Chiesa cattolica, donne committenti di cappelle gentilizie, centri assistenziali e conventuali, mediante donazioni esemplari della pietà gironina dell’epoca. È il caso, ad esempio, della bisnonna paterna (besavia) di Bernardì, donna Eleonora d’Aguilar, figlia di Don Gonzalo Yàñez de Aguilar, moglie di Bernardo I de Capraria, signore del castello d’Angles. Una vera paladina della nobiltà cristiana che, oltre ad aver consentito la monacazione di figlie e nipoti nel monastero di Vallbona, di Sixena e di Pedralbes, intorno al 1333 detta il suo testamento, per la costruzione di un’apposita cappella dedicata agli arcangeli Gabriele e Michele, visto che desidera essere sepolta nel chiostro di Santa Maria di Girona.
E poi l’altra avia valida, Timbor de Fenollet, moglie di Bernardo II de Cabrera, nonna paterna di Bernardì, figlia del barone nord-catalano Pietro VI de Fenollet, che da ‘cabra de muntanja’ forte e ben piantata per quel che rimane della sua famiglia, insieme alla nuora, Margherita di Castellbò e Foix lotta per i nipoti rimasti orfani del padre, Bernardo III, padre di Bernat IV.

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