
L’ultimo dato diffuso dall’Istat sull’andamento dei prezzi al consumo, che registra a ottobre un’inflazione pari all’1,2%, segna un apparente sollievo per le famiglie italiane. Tuttavia, secondo il Codacons, il rallentamento è imputabile prevalentemente ai beni energetici e non a una reale riduzione delle pressioni inflazionistiche nel sistema economico.
“Il calo dell’inflazione – dichiara Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons – deriva principalmente dalla flessione dei beni energetici regolamentati, passati dal +13,9% di settembre al -0,8% di ottobre. L’energia elettrica nel mercato tutelato è scesa dal +20,5% a +0,1%, mentre il gas ha registrato un ribasso ancora più marcato, da -4,2% a -10,9%. Si tratta, però, di un rallentamento di natura tecnica, legato alle quotazioni internazionali, che non riflette un miglioramento stabile del potere d’acquisto delle famiglie”.
Tanasi avverte che tale fase di tregua potrebbe presto esaurirsi: “Con l’accensione dei riscaldamenti e l’aumento della domanda di gas nei mesi invernali, i prezzi sui mercati all’ingrosso rischiano di tornare a crescere. È quindi indispensabile un costante monitoraggio da parte delle autorità di regolazione e del Governo, per prevenire eventuali pratiche speculative e garantire il rispetto dei principi di trasparenza e correttezza previsti dal Codice del Consumo”.
Nonostante il calo generale dell’indice dei prezzi, i comparti alimentare, della ristorazione e dei servizi ricettivi continuano a registrare incrementi significativi: +2,7% su base annua per i prodotti alimentari e +3,8% per i servizi, con aumenti che incidono in modo diretto sui bilanci familiari.
Sulla base delle elaborazioni del Codacons, l’effetto complessivo sui consumi determina una maggiore spesa annua di +387 euro per la famiglia tipo, che sale a +548 euro per un nucleo con due figli. – conclude Tanasi.













