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Il neoumanesimo di Pisana in “Poesia come vita”…di Lidia Loguercio

Il poeta individua i cardini del progetto “nell’alterità, nella forza della parola poetica e del linguaggio, nell’autentica espressione e trasfigurazione della condizione esistenziale umana”.
Tempo di lettura: 2 minuti

Mi piace aprire la mia analisi del recente volume di Domenico Pisana con la tagliente e forte citazione di Franz Kafka dalla sua lettera del 27 gennaio 1904: “Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, per sottolineare, nel lavoro incisivo del poeta e scrittore modicano, il notevole contributo posto nell’analisi del discorso poetico espresso, in una veste lineare, in una struttura suddivisa in tredici capitoli e in 120 pagine, nel testo “POESIA COME VITA”. Per un nuovo umanesimo nell’era digitale, Operaincerta editore, 2025.
L’opera, introdotta dalla bella prefazione della prof.ssa Lamia El Scherif, Ordinario di Letterature comparate e Capo del Dipartimento d’Italianistica – Università di Badr al Cairo, si fa apprezzare per l’espressione scritta accurata, colta, frutto di approfondimenti culturali che evidenziano nel testo ricchezza di riferimenti a vari poeti e filosofi del Novecento e ad autori classici, laici e di ispirazione cristiana, citazioni inerenti e finalizzate a meglio evidenziare, attraverso un ventaglio di quesiti, il tema dominante, che è quello dell’importanza della poesia, del suo ruolo, della sua funzione profetica nell’era digitale, nella realtà contemporanea, definita all’insegna dell’individualismo, del nichilismo, della frammentazione e del naufragio.
Accanto a questo tema si affiancano appendici collegate, quali, ad esempio, il colore e la valenza della parola poetica, la funzione del poeta oggi, ma soprattutto la necessità di un “canone progettuale” che esprima una nuova dichiarazione di poetica finalizzata a neutralizzare l’attuale “frammentismo” espressivo in poesia, oscillante tra il classico e il romantico, tra l’avanguardia e la neoavanguardia, tra realismo e prosa poetica, tra sperimentalismo e neo-futurismo.
Per Pisana, diversa è la proposta di una poesia contemporanea indirizzata ad un incontro tra “interiorità e realtà”, capaci di interrogare la vita con domande, dubbi, inquietudini e varchi di riflessioni; una poesia che “interloquisce” per diventare “poesia perlocutoria” e poi da poesia “ideologica” a poesia il cui respiro tende all’ “universalità” che trasforma l’intuizione in poesia “misterica” a conferma della citazione di Ungaretti: “la poesia è poesia quando porta in sé un segreto”.
Auspica l’autore il passaggio da una “poesia elitaria” a una “poesia per tutti”, una poesia ponte di unione tra la mente e l’interiorità, una poesia come parola non “sulla vita”, ma “di vita”, una poesia che legge la vita e la sublima dentro un “universo metafisico”, che esprime la verità, perché l’uomo vuole la verità della poesia: “La poesia non deve dire ma essere…[…] Poesia è qualsiasi cosa che porti una cosa dal non essere all’essere”… affermava Salvatore Quasimodo nel suo saggio “L’uomo e la poesia”(cit. pag. 38).
Il poeta, per Pisana, deve aprire il suo canto al bisogno del vero che si agita nel cuore di ogni uomo; le sue parole aprono al dialogo, invitano a entrare nei meandri della poesia che è mistero inafferrabile e non definibile. Richiamandosi a Quasimodo, Pisana cita un passaggio del Nobel che afferma: Il poeta “è importante per il suo ‘contenuto’ oltre che per la sua voce”. “Un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto definito politicamente. E poesia è verità e libertà di quel tempo e non modulazioni astratte del sentimento […] Il poeta è solo: un muro di odio si alza intorno a lui[…]. Da questo muro considera il mondo”[ Dal discorso sulla poesia del 1953] (cit. pag. 43).
Io credo che lo scopo di Domenico Pisana, del quale in biografia si palesa la profonda cultura e l’ampio ventaglio dei riconoscimenti in merito alla produzione poetica, in prosa e saggistica, sia, con questo saggio, quello di porre l’attenzione su che cosa sia la poesia, della quale è difficile indicare una definizione precisa, ma solo possibili sfaccettature collegabili al miracolo dell’ispirazione, se e quando arriva dall’alto, sfaccettature che Pisana conosce molto bene, come è documentato dai numerosi attestati critici acquisiti nel tempo (sfaccettature di una poesia tormentata e rivolta al reale, particolari colti nei meandri del cuore, sciorinati con dovizia di particolari); in particolare appare anche rilevante l’auspicio e il desiderio di Pisana di creare “un grande progetto di poesia”, “una nuova idea progettuale” di poesia che vada oltre l’intimismo, con uno “sguardo olistico”.
Nel libro “Poesia come vita” emergono sia l’idea di progetto che un genere di visione del mondo , progetto i cui cardini, per Pisana, sono individuabili: 1) nell’alterità; 2) nella forza della parola poetica e del linguaggio;3) nell’autentica espressione e trasfigurazione della condizione esistenziale umana.(cit.pag.65).
L’autore sostiene che, in un tempo di crisi come quello che viviamo, la poesia, che non può essere distaccata dalla vita reale, nelle sue varie articolazioni, storiche, politiche, filosofiche, religiose, sociologiche, debba “ripensarsi” collocandosi in una prospettiva etica, in un rapporto vitale ed essere promotrice del dialogo, invito alla riflessione, apertura verso il senso della bellezza come valore in sé, fattore di superamento della solitudine, della incomunicabilità presente dentro il nostro tempo dell’ era digitale.
Alla base di tale progetto è dunque la capacità creativa di un nuovo orizzonte, unitamente all’apertura verso gli altri in opposizione all’indifferenza imperante e al vuoto.
Testualmente Domenico Pisana afferma: “cerco ‘poeti costruttori di un neo-umanesimo’, che credano nella poesia come elemento di ri-generazione e di rinnovamento interiore, quella cioè capace di andare oltre l’antropotecnica contemporanea, la quale poggia su una ratio secondo cui basta il dialogo virtuale a discapito del dialogo verbale” (cit. pag. 93). Pisana ammira i poeti che “non cercano” la poesia ma che sono cercati dalla poesia, e siano un baluardo contro l’attuale “cosificazione della persona”, cioè lo spostamento dell’esistenza del “soggetto” all’ “oggetto”, oggi imperante nella società contemporanea. Del testo ho apprezzato vari riferimenti poetici sulla poesia. In particolare:
– “La poesia è per questo poesia: perché sta legata alle cose da cui ha avuto origine e si può riferirla, se nasce dal dolore, ad ogni dolore…” dice Elio Vittorini (cit. pag. 39);
– l’importanza in poesia della ricerca dell’autenticità, tale da cogliere “la calda fuggitiva onda del cuore”, come scrive il poeta Rilke nelle Elegie Duinesi;
– la visione del poeta, prospettata da Martin Heidegger, come l’uomo della ”soglia”, della “frontiera”, del confine, [concetto ribadito anche da Novalis che afferma che “poetare è tradurre vivendo al confine”] nel senso che il poeta fiuta il pericolo, il disagio del suo tempo, e traduce quel disagio in un linguaggio che parte dalla vita e alla vita ritorna.
Per Pisana, poeta sognatore e idealista, puro empireo dell’arte, i pregi di una parola poetica hanno radici nella morale. Nella sua opera si cela la volontà, un intendimento di interrogare il mondo con il sacro canto di una missione di umanizzazione, sebbene il luogo nel quale si parla sia quello di una insidiosa solitudine, una solitudine non scelta per vocazione o alterigia, ma dettata da una società isolata, smarrita, nella quale restare vigili non è facile per chi debba, possa, voglia non chiudere gli occhi. Ma gli occhi di Pisana non sono chiusi, egli abita in mezzo a noi.
La lettura di questo libro è stata per me fattore di arricchimento e di riflessione; mi auguro la positiva realizzazione del progetto costruttivo di “un nuovo umanesimo” sognato e auspicato dall’autore , richiamando il vero significato delle parole e della parola “stella” che Paul Celan indica inerenti all’ “opera dell’uomo”, parole presenti nella chiusa della lirica “Stretto”:…”Una/ stella/ ha forse ancora luce./ Niente,/ niente è perduto”.

Lidia Loguercio
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Lidia Loguercio, docente di Lettere in pensione, è poetessa e scrittrice con vari interessi culturali che hanno sempre caratterizzato la sua formazione, tra cui le arti figurative (pittura e scultura), la filosofia, la storia, la letteratura. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: Voci dell‟anima, Nel vuoto dell‟anima; Rofrano “la tua luce nel tempo”, ; Secundis ventis; In dubiis libertas; Il vero nello specchio; Odusia; Alle falde di una roccia; Nugae. Due sono le sue opere di narrativa: Imera, 2020; Il silenzio delle parole, 2020.

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2 commenti su “Il neoumanesimo di Pisana in “Poesia come vita”…di Lidia Loguercio”

  1. Orazio ispettore privato

    Il “nostro ” , in senso affettivo non possessivo , molto umilmente richiama anche la mia attenzione . Bah ! Appare comunque una contraddizione che “questa ” realtà che stiamo vivendo , che in generale si presenta immanentista , materialista, tecnologizzata e consumista , tributi successo e gloria a una persona che a quanto pare gli rema contro ; la società vuole oggettivare l ‘uomo renderlo succube e funzionale ai meccanismi di produzione e consumo e accumulo per il reinvestimento e riaccumulo , puro e insensato processo oggettivante e disumanizzante , mentre il nostro fa della sua vita e opera funzione umanizzante, come sentinella richiama l ‘uomo a riscoprire e vivere l ‘umanità in sé , cioè a essere uomo a tutto tondo e non a una dimensione :quella economica o edonica o estetica esibizionista . E difficile riavviare l ‘umanità sviata e condurla a dispiegarsi in modo polivalente , affettivo , emotivo , creativo , ludico , filosofico ; la poesia appare strumentale allo scopo , ma quale poesia? Quella dei poeti ? La poesia in sé sembra trovarsi nella realtà e non nel mondo delle idee , l ‘uomo in dimensione poetica opera su ispirazione e si addentra in profondità nel reale , la poesia della carta è uno specchio la cui nitidezza dipende dalle potenzialità del linguaggio , spesso si confonde la poesia in sé , che attiene alla dimensione umana comune con il suo riflesso , ossia la trasposizione su carta , con la mediazione del linguaggio . Io come filosofo comune , informale , vorrei fare la stessa cosa , ossia contribuire a una umanità in atto , ma se scrivessi un libro di filosofia orientativa , ammesso che me lo pubblicassero , venderei solo una copia e non mi considererebbe nessuno, del resto come commentatore avviene lo stesso, mannaggia!! Boh ! Mah!

  2. Penso caro ispettore che lei molto presto riceverà il premio tso. Per la celerità con cui lo riceverà , ma mi faccia il piacere! Cosa vuole capire lei di poesia !? Non ha compreso ancora che la poesia non è specchio della realtà ? Ma è nella sua realtà creazione a cui si anela ? Si ravveda ! Dalle sue posizioni ancestrali e limitate !

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