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Riflessioni sulla settimana dei cristiani 2025 Sua Eminenza Antonii

Tempo di lettura: 2 minuti

Ogni anno abbiamo l’onore unico di condividere pensieri comuni ed eventi comuni legati alla Settimana per l’Unità dei Cristiani, che si terrà nel 2025, con un tema principale: „Credi tu questo?” (cf. Gv. 11:26).

Cari fratelli e sorelle nel Signore,

questa settimana tutti i cristiani riflettono insieme sulle parole del Signore Gesù Cristo tratte dal testo del Vangelo (Gv. 11:26), rivolte a Marta: „Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Ci credi? Il testo del Vangelo racconta della morte e della resurrezione di Lazzaro, un fatto estremamente rilevante per la nostra comunione fraterna nell’Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme. Vale a dire: «Detto questo, disse loro: „Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma io vado a svegliarlo… Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betania era vicina a Gerusalemme e distava circa quindici stadi; E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il fratello. Marta, quando udì che veniva Gesù, gli andò incontro… Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Ci credi? Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che deve venire nel mondo». Gesù le disse: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?» Poi sollevarono la pietra dalla grotta dove giaceva il morto. E Gesù alzò gli occhi e disse: Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato. Sapevo che Tu mi ascolti sempre; Ma questo l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato. Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». E il morto uscì, con i piedi e le mani legati con bende, e il viso coperto da un sudario. Gesù dice loro: Slegatelo e lasciatelo camminare. «Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, credettero in lui» (Gv 11,26).

Vediamo che il Vangelo sottolinea le parole: «Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Ci credi? E Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Queste parole sono rivolte a tutti i cristiani del mondo: questo è un postulato e principio fondamentale della nostra fede, la Risurrezione. La domanda non riguarda solo lei, ma ciascuno di noi. È un invito alla fede profonda, a realizzare il nostro legame con il Salvatore e a riempire la nostra vita di speranza e amore.

Durante questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la Chiesa ci invita a riflettere sul nostro comune patrimonio di fede, espresso nel Credo, formulato dai Santi Padri al Concilio di Nicea del 325. Questo simbolo non è solo un testo che recitiamo durante il culto, ma è il fondamento della nostra unità cristiana. Sappiamo che il Concilio di Nicea è il fondamento della fede e dell’unità. Il primo Concilio ecumenico di Nicea, di cui celebriamo il 1700° anniversario, fu convocato in un periodo di difficoltà e di divisione. La Chiesa, fino ad allora sottoposta a persecuzione, venne alla luce, ma dovette affrontare nuove sfide: controversie teologiche e differenze nelle pratiche. I santi padri del concilio adottarono il Credo per affermare le verità fondamentali della fede cristiana. La loro risposta a queste difficoltà fu una voce unanime: „Crediamo in un solo Dio, Padre Onnipotente…“. Con queste parole è stato posto il fondamento della fede, che non divide, ma unisce.

Per tutti i cristiani, come sempre, così oggi Pasqua 2025: simbolo di speranza. Quest’anno è speciale perché, per la prima volta da molto tempo, la Chiesa ortodossa e quella occidentale celebreranno la Pasqua lo stesso giorno. Questo è un segno che, nonostante siamo divisi dalle tradizioni, nel profondo della nostra fede risiede la comune adorazione del Cristo risorto. Questa coincidenza è un invito alla speranza. Ci ricorda che Cristo è la nostra vera pace e che la nostra vocazione è quella di cercare l’unità per la quale Egli prega: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).

La predicazione pubblica contemporanea e la nostra missione di fronte alle sfide contemporanee pongono ripetutamente la domanda: „Credi in Dio?“ – questa è davvero una chiamata personale e anche pubblica. La domanda rivolta dal Signore Gesù a Marta è una domanda rivolta anche a noi. Credere non significa solo pronunciare parole, ma anche vivere in un modo che dimostri tale convinzione. Crediamo che Cristo è la vita e la risurrezione? Crediamo di poter superare le divisioni tra noi? Questa fede ci chiama all’azione: preghiamo per l’unità. La preghiera personale e comunitaria è la chiave per l’avvicinamento spirituale, vale a dire: dialogare con amore. Ascoltiamo con rispetto e umiltà i nostri fratelli e sorelle di altre tradizioni cristiane; per essere testimoni di unità. Dimostriamo con le nostre azioni che l’amore di Cristo è più forte di ogni divisione.

Riuniti in questa benedetta Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, siamo chiamati a riflettere sull’eredità che ci unisce come cristiani. Questa è la fede professata nel Credo niceno-costantinopolitano, un testo sacro che non solo afferma le verità della nostra fede, ma promuove anche l’unità alla quale siamo chiamati. Consideriamo i temi di ogni giorno di questa settimana, ispirati dal Credo, e rivolgiamoci a Dio in preghiera e ringraziamento. „Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente“: l’inizio del Credo loda Dio come nostro Padre: onnipotente, amorevole e misericordioso. Ci ha creati a sua immagine e ci ha resi fratelli e sorelle. La paternità di Dio ci invita a vivere come un’unica famiglia, superando le divisioni che ci separano. Quando preghiamo per l’unità dei cristiani, ricordiamo che Dio è il nostro Padre comune. Siamo chiamati a riflettere il Suo amore nelle nostre relazioni reciproche. „…Creatore del cielo e della terra“ – Dio non è solo il Padre, ma anche il Creatore dell’intero universo. La creazione è opera della Sua saggezza e del Suo amore. La sua bellezza e armonia sono un dono per tutti noi. Questo argomento ci invita a riflettere su come preservare questo mondo che Dio ci ha affidato. L’unità tra i cristiani non può essere completa se non rispettiamo e proteggiamo il creato. „Crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo (…), che si è fatto uomo.“ L’Incarnazione è il più grande miracolo dell’amore di Dio. Dio si è fatto uomo per condividere la nostra condizione e salvarci. Questo ci insegna che tendere all’unità significa vedere Cristo in ogni persona, soprattutto in coloro che soffrono e sono nel bisogno. La nostra fede ci chiama a un amore concreto che costruisce ponti, non muri. „Fu crocifisso (…). Morì e fu sepolto (…). „Il terzo giorno risuscitò.“ La croce e la risurrezione sono il fondamento della nostra fede. La croce ci ricorda che l’amore di Dio è sconfinato e vince ogni male. La risurrezione ci dà la speranza che la vita e la luce abbiano l’ultima parola. Quando preghiamo per l’unità, confidiamo che il Signore supererà anche le nostre divisioni più profonde. „Crediamo nello Spirito Santo, che (…) dà la vita.“ Lo Spirito Santo è la potenza vivificante della Chiesa. È Lui che ci ispira e ci guida. Senza la Sua grazia non possiamo percorrere il cammino verso l’unità. Preghiamo affinché lo Spirito Santo rinnovi i nostri cuori e rafforzi i legami di amore e di comunione tra noi. „Noi crediamo nella Chiesa.“ La Chiesa non è solo un’organizzazione terrena, ma il corpo vivente di Cristo. È un organismo divino-umano. Unisce tutti i credenti in uno. La fede nella Chiesa ci ricorda che siamo chiamati a costruire una comunità basata sull’amore e sul rispetto reciproco. Anche quando le nostre differenze sembrano grandi, ricordiamo che Cristo è il capo della Chiesa e noi siamo sue membra. „Confessiamo un solo battesimo.“ Il battesimo è un sacramento che ci rende parte del corpo di Cristo. È un segno della nostra comunione con Dio e tra di noi. Ritorniamo alle nostre promesse battesimali e impegniamoci a camminare alla luce di Cristo, costruendo la fratellanza con tutti coloro che hanno ricevuto questo sacramento. „Aspettiamo con ansia la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.“ La nostra fede guarda avanti: al nuovo mondo promesso, dove Dio sarà tutto in tutti. Questa speranza ci spinge a lavorare per l’unità della Chiesa, perché sappiamo che in

Cari fratelli e sorelle,

non dimentichiamo che l’unità è un dono che viene da Dio, ma anche una vocazione che esige il nostro impegno. Rispondiamo con fede e opere alla domanda del Signore: «Sì, Signore, credo!». Possa lo Spirito Santo darci la forza di vivere in unità e amore e di essere degni testimoni della verità di Cristo. Così potremo glorificare Dio insieme – Padre, Figlio e Spirito Santo – nella Chiesa da Lui fondata. Cari fratelli e sorelle, questa settimana di preghiera sia un tempo di riflessione, pentimento e speranza. Il Credo niceno-costantinopolitano non è solo un testo che confessiamo, ma una vita alla quale siamo chiamati. Che il Signore apra i nostri cuori e ci renda strumenti del suo amore e della sua pace. Con la preghiera e la fiducia nella sua grazia, tendiamo all’unità, per realizzare le parole del Signore: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).

+Antonii

Arcivescovo Metropolita dell’Europa Centrale ed Occidentale del Patriarcato Ortodosso di Bulgaria

Cappellano del Gran Baliato di Sicilia dell’Ordine di San Lazzaro

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