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Il tuo, il mio, il nostro….di Ruben Ricca

Tempo di lettura: 2 minuti

Non capire la cultura è, in primo luogo, non riconoscerla, e il primo motivo è la mancanza di disponibilità nei suoi confronti. L’unico caso degno di rispetto, di legittimo motivo, è sapere di che cosa si parla. Non dico di conoscere in profondità, dico di sapere, minimamente, di che cosa si parla. Qualcosa di simile accade con la politica.
Alcuni pensano che sia un’antichità parlare dei movimenti di sinistra senza accorgersi che gli opposti si annullano. Se uno non esiste, non può esistere l’altro. Non si può affermare che esiste il colore nero senza il colore bianco, cioè l’esistenza stessa di uno definisce l’esistenza dell’altro. Chi pensa così non si è nutrito bene da piccolo o si affatica con analisi di lungo percorso. È strano anche che coloro che affermano che non c’è più né destra né sinistra lo postulino associati a movimenti di destra (FdI, Lega, FI).
Non meno assurdo è affermare che non esistono più ideologie mentre viviamo in mezzo a un capitalismo selvaggio. È impossibile vivere senza ideologia, perché questo è il modo in cui ci relazioniamo nella società. Le persone che difendono questo si rifiutano di partecipare o lo affermano per nascondere la propria ideologia (Aristotele, Politica, libro II, “L’uomo è un animale politico e religioso”; Eco, La forma assente, “Non si può vivere nel vuoto ideologico perché quel vuoto deve essere riempito” Lacan). È infantile sostenere che non ci sono più ideologie, perché altrimenti, Che cosa c’è? In che sistema viviamo? E qui arriviamo al punto centrale del problema. Per decenni il capitalismo ha promosso l’individualismo più radicale: “Che cosa desideri amico mio? Che cosa vuoi comprare? Insegui i tuoi sogni, compra quell’auto, pensa solo a te, pensa solo alla tua felicità”; sono postulati che martellano tutto il giorno, tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli
anni dalla culla alla morte dell’individuo. Il risultato è un soggetto consumista ed egoista (Prima gli italiani) Un individuo che non si immagina in società ma che pensa solo a se
stesso. A quel tipo di soggetto sembra naturale pagare per tutto. Per parcheggiare l’auto, per usare la piscina comunale, per i servizi sociali, per usare le strutture comunali. Ma, e le tasse che vengono pagate? Non si pensa a questo (Wendy Brown, La rivoluzione segreta del neoliberismo) L’individuo di oggi non pensa né sente all’altro, il prossimo, solo se stesso, e così, anche, tutti i suoi problemi sono suoi e la società scompare.
Negare la cultura, negare la società (direbbe Faulkner) è come vivere nell’Artico e negare il ghiaccio. Non solo è inutile ma è anche stupido. I politici di oggi pretendono di essere votati e, una volta eletti, di essere pagati per quello che avevano promesso. E alcuni gridano che non ci sono più ideologie! Un politico che dice che non c’è più pensiero ideologico è una persona con encefalogramma piatto. Come scherzava Freud, “Se due persone dicono la stessa cosa posso affermare che una di loro non pensa”. Il politico di oggi si congratula per quello che è il suo dovere di governare e presenta l’ordinario come extra ordinario, o le realizzazioni di altri come propri in un chiaro esercizio di demagogia. Shakespeare, per bocca di Riccardo III, fa la stessa cosa. Anche se a quei tempi non si poteva pagare per un falso reportage sul giornale. È anche una chimera citare i postulati comunisti, quella è una stella che si è spenta molto tempo fa (come si è
spento John Stuart Mill o Adam Smit) Ma allora, che cosa ci rimane? Ci rimane il prossimo, per citare San Paolo (e io non sono credente), tuttavia rimane il prossimo. Il mio vicino, i miei amici, la gente che apprezzo e anche quella che non apprezzo, ma rispetto, è ancora il mio prossimo, anche l’avversario. Eppure qui ci sono persone che negano l’altro, che vogliono renderlo invisibile, che è una delle forme del risentimento.
“Nessuno è un’isola, ogni morte mi diminuisce, non chiedere per chi suona la campana, suona per te” (per citare la bella poesia di John Donne).
L’esercizio della cultura è inevitabile in una società. Meglio, la costruzione della cultura.
E per questo abbiamo bisogno dell’altro, del prossimo. Ci serve l’altro per costruire cultura, non per affittare un teatro o il suolo pubblico. Non confonderti lettore, quando ti dicono che è cultura e ti danno intrattenimento. Se anche non c`è nessuna cosa di male se vuoi divertirti un pò, tutto bene. Ma la differenza è abissale. La cultura costruisce, l’intrattenimento distrae. Chi affitta un teatro non costruisce cultura, ma svolge un’operazione commerciale. È naturale se non si ha idea di come costruire cultura.
Senza il prossimo rimane l’individuo egoista, l’homo económicus, l’uomo solitario, depresso, profondamente insoddisfatto perché l'unico modo per riconoscersi è nell’altro.
Forse questo è ciò che rimane dei vecchi postulati di destra e di sinistra, parlare del prossimo, di tutti noi, della nostra comunità, occuparsi di tutti, o dell’uomo solitario, solitario davanti allo specchio che gli restituisce un’immagine che non riconosce.
Un’immagine senza futuro. È l’uomo che immagina Eco alla fine di Apocalittici e Integrati, un uomo solo che si vede nello splendore di un’esplosione nucleare e crede di essere fotografato, o prendendo un selfie.

Ruben Ricca (regista e autore)

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8 commenti su “Il tuo, il mio, il nostro….di Ruben Ricca”

  1. Egregio Ruben,
    Se qualcuno dopo avere riflettto a lungo, sul significato di cultua ponendosi anche molte domande ed osservando la società per come si “evolve” arriva alla conclusione che non ci sono più gli ideali o le condizioni politiche (politiche nel senso di Polis) a cosa si può aggrappare quel qualcuno se non al suo ideale di libertà?
    Se una persona dice che non c’è più ideologia culturale se non quella del benessere apparente o di tipo capitalista ha l’encefalogramma piatto, allora anche io sono fra questi.
    Però se tante persone che siano politici, giornalisti, intelletttuali, filosofi, scienziati, dicono tutti la stessa cosa come afferma Freud, allora non mi ritengo più con l’encefalogramma piatto.
    L’individuo egoista (come Lei lo definisce), l’uomo economico, solitario, depresso, può darsi che sia anche un uomo deluso!
    Ma alla fine la campana suonerà anche per te, come recitava la canzone della Schola Cantorum. Ma prima che la campana suoni un ultima volta per me, spero di essere arrivato alla pienezza di essere riuscito a capire cosa vuole realmente l’essere con l’encefalogramma attivo e nel pieno della sua consapevolezza.

  2. Signor Spinello non si deve confondere ideale con ideologia. Lei parla di condizioni politiche nel senso della polis, ma non c’è un altro senso.
    Poi dice ideale di libertà, in che senso?
    Poi scrive di una ideologia culturale, cioè?
    Poi aggiunge di benessere apparente di tipo capitalista, però il capitalismo è una ideologia in se stesso.
    La politica senza ideologia non può esistere.
    Sempre chi dice di non avere ideologia ha un modo di vedere la società che può essere individualista e esclusiva di destra o inclusiva di sinistra.

  3. Sig.ra Lucia,
    Se facciamo l’analisi logica ad ogni parola, andiamo a finire che non sappiamo più come scrivere, come leggere e come capire quanto letto!
    Se l’analisi la si fa al discorso e senza estrapolare le parole, si capisce il pensiero di chi scrive. Chi legge e non condivide, espone il suo disappunto motivandolo con una sua spiegazione.
    Poi se per Lei chi scrive deve per forza essere di destra o di sinistra per avere un ideale, allora non le posso dare aiuto perché non la posso più seguire. Forse questo è uno dei miei tanti limiti culturali!

  4. Signor Spinello lei può non rispondere alle mie domande. Oscar Wilde diceva: “Il problema non sono le domande, ma le risposte”. Con questo la saluto.

  5. Però il Sig. Wilde non le ha detto perché si fanno e come si fanno le domande!
    Ma se non posso o non sono in grado di rispondere alle sue domande, pazienza, non me ne faccio un dramma!

  6. Mandarà salvatore

    Il ventennio berlusconiano ha portato gli italiani a pensare che le ideologie e la programmazione per il proprio futuro non servivano più, perché bastava l’uomo solo al comando per vivere meglio, prendendo ad esempio l’ideatore di questa teoria che partendo da zero è diventato l’uomo più ricco d’Italia, ebbene le disgrazia non arrivano mai da sole, per cui anche la dirigenza politica di sinistra, che per cercare consensi abdicò alla sua supremazia culturale nei confronti di una mentalità che preferiva stare supina nei confronti di chi li faceva allettanti promesse, contribuì a questa deviazione di mentalità culturale.
    La decadenza culturale è stata facile, ricostruire la fiducia degli elettori è una strada tutta in salita, specialmente quando non si hanno idee da dove iniziare la risalita!!!

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