Marco Pantani, l’inchiesta è riaperta

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Quando si parla di sport è più che normale, soprattutto in Italia, “concentrarsi” su delle discipline come il calcio, ma sarebbe un errore non considerare come il nostro Paese possieda una delle tradizioni ciclistiche più invidiabili a livello sia europeo che mondiale (clicca qui per scoprire molte altre informazioni sulla storia del ciclismo italiano).

Costante Girardengo, Fausto Coppi, Gino Bartali e tanti altri ancora sono solo alcuni dei nomi più blasonati e riconosciuti di questa eccezionale disciplina sportiva che l’hanno resa praticamente leggendaria. Non dimentichiamo poi che esistono anche numerosi speciali TV, documentari, serie e film che celebrano le loro mirabolanti imprese sulle due ruote.

Andando un po’ più in avanti nel tempo, però, la storia di questo sport cambia colore e passa dal rosa della maglia del Giro d’Italia a quella del giallo di un misterioso caso giudiziario. Quindi, come in molti di voi avranno sicuramente capito leggendo il titolo, si parla della morte del “Pirata” Marco Pantani avvenuta nella notte di San Valentino nel 2004 all’interno del residence Le Rose di Rimini.

Dopo il ritrovamento del corpo senza vita del ciclista, l’autopsia non ha lasciato dubbi. Si è trattato di un decesso causato da una overdose di cocaina, ma questo non ha certamente chiuso i dubbi. Infatti, solo pochi mesi fa, sono emersi altri indizi nel corso delle indagini che hanno fatto supporre gli inquirenti che Marco Pantani non fosse solo in quella stanza, c’era qualcun altro che aveva spostato il cadavere. Perciò l’ipotesi di omicidio, la quale è sempre stata sostenuta dalla famiglia dell’atleta, si è fatta ancora più concreta.

È stata infatti la stessa famiglia di Pantani a consegnare un memoriale di circa cinquanta pagine ad Elisabetta Melotti, procuratore capo di Rimini, per riaprire di nuovo l’inchiesta. Questa sarebbe infatti la terza volta visto che, nel 2004 e nel 2014, erano state aperte altre due inchieste che avevano confermato la morte del “Pirata” per “assunzione, certamente volontaria, di dosi massicce di cocaina e farmaci antidepressivi”. Tale decisione venne poi confermata anche dalla Cassazione nel 2017 respingendo i vari ricorsi della famiglia.

Ricordiamo inoltre che, durante il primo processo nel 2004, vennero condannati l’ex manager di discoteche Fabio Carlino “per spaccio e morte come conseguenza dello spaccio”, Ciro Veneruso che aveva portato la droga a Pantani e Fabio Miradossa che aveva fornito la stessa cocaina. Alla fine la Cassazione ha assolto il primo poiché il fatto non sussiste e la morte del ciclista era stata causata da una assunzione volontaria di cocaina.

Ma sembra che Miradossa avesse ancora qualcosa da dire. Infatti, nel 2019, fu lui stesso a dire che “Pantani fu ucciso” avvalorando l’ipotesi dell’omicidio compiuta dalla criminalità organizzata. Tale ipotesi sembra poi aver trovato conferma persino nelle parole di Renato Vallanzasca che ha riferito “mi dissero di scommettere contro Pantani perché non avrebbe finito il Giro”.

Il mistero potrebbe dunque essere giunto ad una svolta importante questa volta. Vi ricordiamo inoltre che, di questa tragica vicenda, ne hanno parlato più approfonditamente nel corso della trasmissione di La7 Atlantide assieme al caso di Emanuela Orlandi.

 

 

 

 

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