Gestione Covid nell’area iblea parecchio discutibile

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La gestione Covid nell’area iblea è parecchio discutibile. L’Ospedale “Maria Paternò Arezzo” di Ibla non può ospitare ammalati acuti in assenza dei servizi essenziale. I ricoverati per Covid che hanno urgente necessità di Rianimazione vengono trasferiti al “San Marco” a Catania. Gli ammalati con diagnosi da Covid 19 hanno bisogno di cure immediate altrimenti si accompagnano alla morte. Non c’è sicurezza per operatori e ammalati i numeri dei contagi tra il personale e popolazione sono in aumento e la speranza è quella di bloccare la diffusione del virus. Sono state disattese le linee di indirizzo sulla gestione del Covid, emanati dal Ministero della Salute e la responsabilità ha un nome e cognome l’Assessore Regionale alla salute Ruggero Razza, si ostina riproponendo una direttiva indirizzata alle aziende ospedaliere e universitarie l’11 settembre scorso avente per oggetto: “Misure per la prevenzione, contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid -2019. – Pianificazione assistenza ospedaliera, che vede nuovamente un incremento della curva dei contagi”. I Direttori Generali sono obbligati ad applicarle in fretta e furia pedissequamente, tant’è che  per Siracusa e Ragusa sono stati riproposti ospedali ridimensionati quali il “Maria Paternò Arezzo” e l’ospedale “Trigona” di Noto senza servizi primari, pronto soccorso e il polo ospedaliero di Siracusa. Si creano posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, senza personale, medico, infermieristico ausiliario, senza Rianimazione, Rianimatori, infettivologi, cardiologi – tutti in H 24. “Un piano di riordino ospedaliero pessimo – denuncia Salvatore Rando del Comitato Via Loreto di Modica – dove all’Asp di Ragusa ci sono due reparti di Malattie Infettive quando ne bastava una e invece di avere una struttura che funziona ne abbiamo due che non funzionano proprio per carenza di personale e spreco di risorse. Tutti i DEA di I° livello e spock, devono essere in grado di gestire l’epidemia, individuando zone dedicate, spazi per eventuali ricoveri, terapia intensiva e sub intensiva, ovviamente la Rianimazione, percorsi separati, zone grigie, ambulatori e sale di attesa in assoluta sicurezza senza compromettere la funzionalità dei reparti ospedalieri come è avvenuto all’ospedale Maggiore di Modica, il piano del ministero è stato disatteso in Sicilia. Qualcuno si deve assumere la responsabilità del fallimento, non servono i Zangrillo nostrani per dire tutto sotto controllo. I cittadini e gli operatori interpretano tutti questi passaggi in maniera negativa, preoccupazione e ansia. L’abbiamo detto in tempi non sospetti informando tempestivamente e più volte le Istituzioni locali, regionali e nazionali, senza essere ascoltati e la risposta è stata come sempre un assordante silenzio”.

 

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