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Covid-19. Intervista al biologo ragusano Daniele Tedeschi

Daniele Tedeschi, laurea in Biologia presso l’Università degli Studi di Pisa, ha pubblicato oltre 200 articoli scientifici, Pubmed cited ed Index Medicus, ad elevato impact factor.

Centinaia i congressi, seminari, convegni nazionali ed internazionali ai quali ha partecipato e partecipa come relatore.

E’ direttore scientifico nazionale del progetto “Genobioma”, Scientific Advisor Centre for Experimental Research on Human Microbiome (MI).

Di origini ragusane, Daniele Tedeschi svolge da alcuni anni la sua attività professionale a Ragusa, da dove si sposta continuamente per i suoi molteplici impegni professionali in Italia e all’estero.

Con il prof. Giulio Tarro –  Dr. Andrea Del Buono, Prof. Innocenzo Galeandro, Dr. Di Tuoro, Dottoressa  Iabichella, è coordinatore del progetto GenoBioma – A.I. – Covid-19 – Identificazione di soggetti a rischio di complicanze C-V polmonari.

Il gruppo interdisciplinare comprende i professionisti del Progetto GenoBioma, l’Unità di Ricerca in Tecnologia medica del Parco Scientifico-Tecnologico dell’Università di Bari, la Fondazione DD Clinic di Caserta, la Fondazione Teresa e Luigi De Beaumont Bonelli onlus.

Eloquio affascinante, Daniele Tedeschi ti introduce nel mondo che gli appartiene coinvolgendoti quasi magicamente con la convincente dialettica tipica di chi fa questo prezioso e importante lavoro con infaticabile passione.

D. Il prof. Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, dice che isolare il virus non è impresa eroica, precisando che “ è la performance necessaria di un laboratorio di virologia di buon livello”.

Se così è, non Le sembra che siano stati fuori luogo i toni trionfali che hanno glorificato la scoperta “sensazionale” dell’Istituto Spallanzani di Roma?

R. In generale qualsiasi ricercatore è felice per le proprie scoperte e di norma la eventuale “visibilità” a cui tiene è quella del suo lavoro all’interno della comunità scientifica, prima ancora che la sua personale visibilità mediatica. Ad oggi i genomi di SARS-CoV-2 registrati su GISAID sono oltre tremila, è importante “conoscere il proprio nemico”. I sensazionalismi quotidiani appartengono poco alla ricerca scientifica e fanno parte di un certo giornalismo, al quale lei, caro dott. Giardina, peraltro non appartiene.

Mi sono accorto che probabilmente c’è molto spazio per i “soliti noti” e scarso o assente per chi ha altro da dire o da aggiungere. Capita anche che qualcuno più che un ricercatore scientifico assomigli ad un “personaggio”. Confido nel buonsenso delle persone nel fare la differenza tra un “personaggio” ed uno “scienziato”. Un ricercatore vive di dubbi e non di certezze.

D. Lo stesso prof. Galli giorni addietro ha dichiarato che, anche quando sarà deciso di uscire dall’isolamento, previsto a quanto pare non prima di metà maggio, sarà inevitabile rispettare alcune prescrizioni importanti, quali l’uso obbligatorio della mascherina, dei guanti e della distanza fra persone. Per quanto tempo saremo costretti a rispettare queste disposizioni?

R. La scienza non dovrebbe dettare disposizioni ma limitarsi a descrivere un fenomeno. E’ la politica che “sceglie” per il bene di un popolo ed ovviamente le scelte politiche potrebbero basarsi su indicazioni scientifiche (che di norma non hanno frontiere), ma anche sociali ed economiche (che hanno una impostazione diversa non solo all’interno di una Nazione ma, come tutti stiamo osservando, anche all’interno di Regioni o Comuni).

Credo ci sia una impostazione più amministrativa che scientifica o sociale, ma questa impostazione è diversificata già all’interno del nostro Paese ed ancor più in un mondo che di fatto non ha confini per i virus. Se l’ospite muore il virus muore (mi scuso se sono netto), se l’ospite sopravvive al virus, quest’ultimo continuerà la sua “esistenza” insieme all’ospite che potrà continuare la sua vita, in mezzo a cure e terapie per chi rischia di essere sopraffatto dalla attività virale. Una valutazione diagnostica a tappeto può aiutare a prevenire la malattia in molti casi, in altri permette di aggredire prima del tempo una malattia a volte aggressiva, ma anche di consentire ai più di avere una vita sociale e lavorativa. Scientificamente è auspicabile quella che si chiama diagnostica preventiva, ma le scelte non le fanno gli scienziati.

Un mio personale parere se posso lo vorrei esprimere: il costo di campionamento e analisi credo possa risultare ben inferiore rispetto alle perdite economiche del Paese: sento parlare di centinaia di miliardi di euro oltre che di posizioni lavorative in crisi per i prossimi anni e di forte indebolimento delle famiglie e della nazione. Si aggiunge l’isolamento sociale che credo possa indurre molti a “non vivere bene la propria quotidianità” e penso a tutti i nostri vecchi (parola bellissima che sa di vita vissuta) chiusi in casa senza figli, nipoti, amici e penso al tempo che rimane a ciascuno di noi, di loro: la morte è un fatto naturale, è la quotidianità che ci accompagna verso la morte che deve essere migliore ed ecco perché questo isolamento obbligato a mio parere ha un limite non legato alla scienza ma ad altro. Un controllo a tappeto darebbe l’opportunità di ripartire prima ancora che una attesa legata all’incognita virus e forse perderemmo meno: soldi, quotidianità, tempo, lavoro, salute, …

D. Dott. Tedeschi, che tempi prevede per un farmaco specifico? E quanto tempo ci vorrà per il vaccino, ammesso che sia possibile ottenere questo risultato?

R. Essere un “mago del DNA” non mi dà automaticamente la patente di mago (come dico spesso a tanti: ho ordinato la bacchetta di Potter ma la spedizione è in forte ritardo). Il movimento scientifico e clinico si è messo in moto da subito e in tutto il mondo, gli errori fanno parte della natura stessa della ricerca e da ciò che osservo esistono molte terapie che danno buone risposte, anzi salvano la vita. Il gruppo di ricerca che coordino insieme al Prof. Tarro, al Prof. Galeandro, al dott. Del Buono ed altri validissimi professionisti e ricercatori (mi dispiace non poter citare tutti), vede unite diverse competenze per una azione multidisciplinare nel cercare di capire le differenze fisiopatologiche e genetiche tra le persone che inducono la malattia o il suo aggravarsi o meno. Il vaccino è un farmaco che non sempre è possibile ottenere in tempi rapidi ed in alcuni casi non è detto che si arrivi ad una effettiva efficacia tale da renderlo disponibile durante uno stato pandemico: oggi è importante gestire la malattia in anticipo come già fanno in tutte le strutture ospedaliere ed è fondamentale la collaborazione e la cooperazione fra tutti. La clinica e la ricerca scientifica di base stanno cooperando più di quanto abbia mai visto. Spero che la politica si renda conto oggi di quanto sia importante tutto questo e di quante risorse siano necessarie di norma per evitare di perderne in futuro non solo in termini di economia ma di salute per le persone.

D. In attesa del farmaco e del vaccino, ritiene che in qualche modo scatterà, malgrado il generale rigetto umano e psicologico, il naturale principio della immunità di gregge che, grazie ad un numero crescente di immuni, ci aiuterebbe a liberarci dall’assedio del Coronavirus?

R. E’ ciò che sta accadendo senza che se ne parli. La velocità di diffusione di questo virus è alta e questo ha fatto si che si ponessero misure restrittive rispetto alla stessa libertà di movimento. L’isolamento fa si, come anticipavo, che un virus non possa progredire, non si replica. Ma l’isolamento non c’è: ci sono misure di contenimento sociale, più che di isolamento, che rallentano la velocità di diffusione e che mano a mano sta creando milioni di persone immunizzate ed altre non ancora o perché veramente isolate o perché il virus non riesce ad utilizzare il meccanismo di ingresso (un nostro recettore non identico in tutte le persone). Questa è l’evoluzione. Questo pezzettino di RNA (meno di 30 mila basi nucleotidiche) avvolto da alcune proteine può entrare in alcuni esseri viventi utilizzando porte di accesso ormai note (recettori). Il virus si comporta come una chiave e la serratura a cui accede è simile in tutta la specie umana, ma non identica (polimorfismo genetico): alcuni quindi avranno una risposta immunitaria e da lì in poi una cascata di eventi infiammatori o redox in funzione dell’attività genetica (polimorfica) di ciascuno o di fenomeni epigenetici che possono influenzare la funzionalità stessa del DNA umano, come è ormai noto. Insomma questo assedio è il primo e non sarà l’ultimo. Conviviamo con questi assedi quotidianamente e a volte non ce ne accorgiamo, o dimentichiamo. Capiterà, capiterà ancora, daremo un altro nome, è importante farci trovare pronti a rispondere ed imparare dagli errori commessi: la natura non fa distinzioni tra la vita di un batterio e quella di un essere umano, concede i propri tesori affinché siano utilizzati ed a volte condivisi(il microbiota ne è un bellissimo esempio). Cercare di rispettarla significa vivere in un contesto meno antropomorfizzato, più vicino a tutti gli esseri viventi e questo ci salverà perché faremo parte di quella stessa natura che ci tutelerà. Il nostro benessere dipende dalla nostra partecipazione alla vita del pianeta e non dal nostro dominio sulla vita del pianeta stesso: siamo diventati quasi una minaccia per il nostro pianeta più dello stesso Coronavirus che ci impaurisce.

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