L’annegamento del Preside Cesare Lazzari a Sampieri. Ci scrive la moglie

A quasi un mese dalla scomparsa di mio marito, il Preside Cesare Lazzari, annegato nel mare di Sampieri il 9 Agosto scorso, mi sento di fare alcuni ringraziamenti soprattutto ai bagnini e a tutti i bagnanti, fra cui si trovavano medici e infermieri, che spontaneamente e con competenza si sono avvicinati a Cesare nel tentativo di salvarlo. Sebbene i soccorsi sul posto siano stati tempestivi da quando li abbiamo allertati, mi duole aver appreso che il 118 ha, invece, avuto difficoltà a raggiungerci rapidamente nonostante venisse da Cava D’Aliga, perché una macchina, un SUV, ostruiva l’accesso alla pineta impedendo in questo modo al mezzo di soccorso di arrivare subito e direttamente in spiaggia con l’attrezzatura necessaria. Ora io non so se le cose potevano andare diversamente, però quel che mi fa rabbia sapere che questa macchina sia rimasta lì indisturbata per il resto del pomeriggio e che, sempre stando a quel che ho appreso dai giornali e dalle notizie on line, nessuno si sia preso la briga di prendere il numero di targa o chiamare un carro attrezzi per la rimozione forzata. Eppure di carabinieri e polizia ce n’erano! Mi chiedo come sarebbe andata se ad avere bisogno del soccorso fosse stato proprio un parente del proprietario del SUV in questione! Come mai non c’è nelle persone il senso civico del sociale? Quel posto non era un divieto come un altro, non serviva solo ai mezzi per la pulizia della pineta ma è evidente che si tratta di una strada che corre parallela alla spiaggia di Sampieri e può servire alle ambulanze come ai vigili del fuoco, alla Polizia o a tutti quei controlli del territorio che si rendono necessari. Spero che le notizie che mi sono arrivate non siano del tutto corrette, mi darebbe maggiore fiducia nel genere umano che troppo spesso anche solo per il semplice divertimento commette errori che possono cambiare il destino di altre persone.
Tornando all’argomento principale, desidero ringraziare in particolar modo i bagnini Pietro dello stabilimento balneare Pappafico e Sandro dello stabilimento Patapata. Insieme a loro anche tutti quei bagnanti che si sono stretti sinceramente attorno a me e ai miei figli sostenendoci per quel che potevano. Cosa sia successo a Cesare non lo saprò probabilmente mai ma quello che so è che poteva capitare a tutti visto che lui sapeva nuotare, non era uno spericolato e conosceva quel mare da 30 anni. Per questo un altro punto su cui riflettere è il controllo delle spiagge. Noi eravamo fra due stabilimenti balneari e i soccorsi in spiaggia sono arrivati quasi subito, ma penso a tutte quelle persone che magari per trovare un po’ di tranquillità e godere del panorama vanno al centro della baia dove praticamente si resta isolati rispetto a tutto, soccorsi compresi… Sarebbe necessario che in un posto di mare così ampio ma frequentato ci fossero una o più postazioni di controllo oltre a quelle degli stabilimenti così come un defibrilllatore. Possono sembrare corredi di poco conto perché quando ci si diverte non si pensa mai al pericolo, però al giorno d’oggi dove molti per lavoro hanno nozioni di primo soccorso, avere a disposizione un patino per Il salvataggio e gli strumenti essenziali per un primo soccorso possono fare la differenza fra la vita e la morte.
Spero che questa mia missiva oltre a portare un saluto e un ringraziamento a quanti si sono adoperati possa diventare spunto di riflessione per uno fra i posti di mare più belli d’Italia.
Loredana Bruno

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