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Europee: la Lega trionfa, il Pd sorpassa i Cinque Stelle. Prevale in Sicilia l’astensionismo

Appena tre persone su dieci hanno votato domenica scorsa in Sicilia. Un dato sconfortante. Tra i capoluoghi Palermo e Messina hanno viaggiato quasi appaiati 39,48 e 39,38% mentre Catania si è attestata sul 37,82%, Ragusa sul 35,17%. Matteo Salvini è l’indiscusso vincitore di queste elezioni europee con la sua Lega che diventa il primo partito col 34,33% delle preferenze. Rialza la testa il Partito Democratico, che sorpassa il Movimento 5 stelle, raggiungendo quota 22,69%; mentre i grillini crollano al 17,07%, retrocedendo a terza forza politica. Si ferma all’8,79 Forza Italia, mentre cresce Fratelli d’Italia, che supera lo sbarramento con il 6,46%.
Risultati elettorali che, sebbene si votasse per il Parlamento europeo, in realtà rappresentano la cartina di tornasole delle forze politiche in campo in Italia. E vale soprattutto per il governo gialloverde, dove da settimane si assiste a un braccio di ferro fra le due aree di maggioranzia, M5s e Lega. A dati definitivi, a primeggiare è il Carroccio
Nessuna crisi di governo, anzi ora con «lealtà» si va avanti dritti nella realizzazione del programma, senza rimpasti o cambi al vertice: rassicura Matteo Salvini, inviando un messaggio agli alleati all’indomani della vittoria alle elezioni europee. Ma sia chiaro, dice tra le righe, il voto degli italiani non lascia adito a dubbi: subito taglio delle tasse, flat tax, Autonomia e Tav. E ridefinizione dei parametri Ue.
Il leader della Lega parla da ‘dominus’ dell’esecutivo, anche se garantisce di non avere altre ambizioni al di là del continuare a fare il ministro (“nessuno ha la golden share in questo governo”) e già di buon mattino detta l’agenda e il cronoprogramma dei prossimi mesi.
Solo dopo diverse ore arriva la risposta di Luigi Di Maio, rimasto silente sin da ieri notte. Il capo politico del Movimento 5 stelle non nasconde la sconfitta, assicura che nessuno, nè Grillo nè Casaleggio, hanno chiesto la sua testa, raccoglie la sfida sui ‘paletti’ programmatici fissati dal titolare del Viminale mettendo però in chiaro che gli equilibri di forza non cambiano, «Ho sempre trattato la Lega alla pari e per me non cambia nulla», e affida il ‘pallino’ nelle mani di Giuseppe Conte: «Ho chiesto di convocare il prima possibile un vertice di governo, dobbiamo lavorare alle promesse che abbiamo fatto agli italiani».
Ora toccherà al premier tirare le somme dei nuovi equilibri di forza interni all’esecutivo, valutare come rimodulare l’agenda sulla base delle nuove priorità indicate da Salvini e farsi nuovamente garante e figura di mediazione tra i due alleati. Già in serata il presidente del Consiglio potrebbe commentare l’esito del voto e indicare la nuova rotta.

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