Tentato omicidio a Comiso. Il pm chiede 30 anni di carcere per quattro imputati gelesi

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Requisitoria del pubblico ministero, Giulia Bisello, al termine della quale ha chiesto al Gup di Ragusa, Andrea Reale, oltre trent’anni di carcere. Il processo, che si celebra col rito abbreviato riguarda il tentato omicidio di un commerciante confinante con il loro terreno tra Comiso e Vittoria.
La pubblica accusa ha chiesto, specificatamente, 8 anni di reclusione per Gaetano Calabrese, e per il figlio Orazio di 38 anni, 8 anni e 4 mesi per il figlio maggiore Francesco, 41 anni, mentre per il figlio minore, Angelo, 19 anni, la richiesta è stata di 5 anni e 8 mesi. La vicenda risale alla notte tra il 9 e il 10 giugno del 2017. Gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Comiso avevano eseguito, dieci giorni dopo i fatti, la misura della custodia cautelare in carcere a carico di Gaetano ed Angelo Calabrese di Gela, emessa dal Gip di Ragusa su richiesta della Procura della Repubblica. Quella notte, intorno alle 23.30, un imprenditore comisano si avvedeva che all’interno della sua azienda (oleificio) in Contrada Rinazzi, ignoti avevano già divelto un infisso. Prontamente chiudeva il cancello per evitare la fuga dei ladri. Essendo a conoscenza che vicino al proprio terreno abitava la famiglia di pastori di cognome Calabrese con numerosi pregiudizi penali, insospettito si era recato presso l’abitazione di Francesco Calabrese, soggetto di sua conoscenza che settimanalmente riceveva da lui prodotti ortofrutticoli per gli animali, al quale chiedeva se fosse stato lui a commettere il tentato furto. Questi per tutta risposta inveiva contro la vittima tentando, altresì, di colpirla, pertanto l’imprenditore desisteva e andava via, chiedendo solo di non essere importunato.
Considerato che temeva che qualcuno potesse portare a termine il furto all’interno dell’azienda, si determinava a vigilare a bordo della propria auto il perimetro dell’azienda, alternandosi con il fratello che nel contempo chiamava in aiuto e che sopraggiungeva a bordo di un’altra autovettura.
Poco dopo la mezzanotte l’uomo veniva bloccato poco distante dall’azienda da due auto che lo facevano rallentare fino a farlo fermare, posizionandosi una davanti e una dietro. Dall’auto scendevano 4 persone, due delle quali venivano riconosciute dalla vittima per i fratelli Calabrese.
I 4 malfattori prendevano a sprangate l’auto ed uno di loro, identificato per Francesco Calabrese, estraeva un’arma esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della vittima che restava in auto mentre il fratello ignaro di tutto era all’interno dell’azienda.
Uno dei colpi veniva sparato alle spalle e si conficcava nel sedile dell’auto all’altezza del torace senza però ferire il conducente, salvo per pochi centimetri in quanto il colpo è stato deviato, con molta probabilità, da una delle molle dello schienale.
La vittima riusciva a tamponare le due auto con manovre repentine, creandosi lo spazio necessario per darsi alla fuga.
La notte stessa del tentato omicidio, gli investigatori avviavano le operazioni di intercettazione di tutti e 4 gli arrestati.
La strategia adottata dagli investigatori è stata quella di lasciare andare il padre Gaetano Calabrese ed il figlio più piccolo Angelo così da poterli intercettare.
Quanto pianificato ha avuto un immediato riscontro investigativo, difatti sia il padre che il figlio più piccolo commentavano per telefono di aver partecipato al raid.
È stato così possibile ricostruire che dopo aver subito l’onta di essere stati tacciati come autori del tentato furto da parte dell’imprenditore, Franco ha chiamato a raccolta l’intera famiglia che peraltro vive nello stesso luogo.

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