Giorno del ricordo 2018. Ragusa in Movimento: “Anche quest’anno il comune non ha deciso di onorarlo”

“Quest’anno volevamo essere smentiti. E applaudire il Comune di Ragusa che, finalmente, dopo le sollecitazioni degli anni scorsi, avrebbe dovuto rammentare che sabato 10 febbraio ricorre il Giorno del ricordo. Ma, purtroppo, anche quest’anno rischiamo di rimanere una voce nel deserto”. Lo dice il presidente dell’associazione Ragusa in Movimento, Mario Chiavola,

a proposito di una solennità civile nazionale istituita nel 2004 di cui, da parte dell’ente di palazzo dell’Aquila, continua a non essere sottolineata, nella maniera adeguata, la valenza. Il silenzio della strage negata, imposto nel corso degli anni, ha portato al risultato che soltanto il 43% degli italiani sa cosa siano le foibe e i suoi martiri ed appena il 22% conosce il significato dell’esodo dei 350.000 istriani, giuliani e dalmati (tutti italiani), costretti a lasciare le proprie case e i propri averi e fuggire per timore di essere infoibati. “Questa parte di storia – chiarisce Chiavola – è tuttora negata in parecchi libri di testo rivolti alle scuole e nei manuali storici. Speravamo che, almeno quest’anno, l’amministrazione della nostra città, tenesse un atteggiamento differente, promuovendo un qualsiasi appuntamento di riflessione rispetto a un evento storico, o meglio potremmo definirla una tragedia storica, che merita la nostra massima attenzione. Voglio ricordare che, negli anni scorsi, come associazione, siamo stati noi ad avere promosso degli approfondimenti per creare delle occasioni di riflessione che, nel loro piccolo, hanno riscosso un certo interesse. Anno dopo anno abbiamo sollecitato l’amministrazione comunale ad intestarsi l’onere di dare vita, a propria volta, a una iniziativa di approfondimento sulla delicata tematica. E, invece, niente. Speriamo che la sensibilità dei ragusani possa essere maggiore di quella di un’amministrazione che, evidentemente, non ritiene opportuno fornire il giusto valore a ricorrenze del genere”. Chiavola, tra l’altro, negli anni scorsi ha avuto modo di visitare alcune delle foibe, come quella di Basovizza, a Trieste, definita monumento nazionale. Un modo per commemorare e rivivere le pagine più tristi della nostra storia recente.

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