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Finanziaria Regionale 2026: L’affondo di Ammatuna. “Gestione fallimentare e clientelare, schiaffo a Pozzallo sull’immigrazione”

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POZZALLO, 31 Dicembre 2025 – Non usa giri di parole il Sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, per definire l’ultima manovra finanziaria approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana. Quella che doveva essere la legge di stabilità per il 2026 si è trasformata, secondo il primo cittadino, nell’ennesima occasione persa, segnata da logiche di spartizione che ignorano le reali emergenze dell’isola.

Al centro della contestazione c’è, in particolare, l’articolo 11 della manovra. Per Ammatuna, questo passaggio rappresenta la sintesi di una politica priva di visione:

“L’ultima finanziaria è l’ennesimo strumento fallimentare di una Regione incapace di approvare riforme di ampio respiro. Tutte le energie sembrano concentrate esclusivamente sulla spartizione delle risorse pubbliche piuttosto che sullo sviluppo.”

La critica più dura riguarda la gestione dei fondi destinati al fenomeno migratorio. Secondo il Sindaco, perfino un tema così drammatico e complesso sarebbe stato piegato a logiche clientelari.

Nonostante Pozzallo sia, dopo Lampedusa, il comune siciliano più esposto e attivo sul fronte dell’accoglienza, i criteri di ripartizione dei fondi avrebbero premiato realtà diverse, penalizzando chi opera quotidianamente in prima linea.

Il paradosso: Pozzallo garantisce da anni logistica, assistenza e umanità in una missione definita “ardua”.

La denuncia: Le risorse non sarebbero state assegnate in base al carico di lavoro e alle necessità dei territori di frontiera, ma seguendo logiche di appartenenza politica.

Il Sindaco Ammatuna definisce l’esclusione di Pozzallo come una “grande ingiustizia” che deve essere portata all’attenzione dell’opinione pubblica. La sua è una condanna senza appello verso una classe politica regionale descritta come “insensibile” e ormai distante dai grandi problemi strutturali della Sicilia.

“Denunciare questo metodo è un dovere,” conclude Ammatuna, “perché non si può accettare che la solidarietà e l’impegno civile diventino strumenti di bassa bottega elettorale.”

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