Il “caso Don Mario Martorina”, sacerdote modicano che non ha accettato di avere trovato tra le offerte nel corso di un rito funebre 20 centesimi, anzichè le monete più consistenti, è finito sul tavolo del vescovo della Diocesi di
Noto, Monsignor Antonio Staglianò, che nelle scorse ore ha incontrato e chiesto spiegazioni al prelato modicano. Il vescovo ha, alla fine, tigmatizzato il gesto.
“Don Martorina è consapevole di avere sbagliato ed ha chiesto scusa. Non fatelo apparire come un prete attaccato ai soldi perché non è vero”. Padre Mario Martorina, 67 anni, modicano, parroco dal 2012 della Chiesa del Cuore Immacolato di Modica in Contrada Crocevie, è andato su tutte le furie quando, dopo l’offertorio, tra il denaro raccolto ha trovato venti centesimi dei fedeli.
Il vescovo di Noto ha parlato sia col parroco interessato che con i familiari della defunta. “Diciamo che è stata una reazione d’impeto – incalza Staglianò – certamente sbagliata ma va letta come la rabbia di chi invito ad essere generosi per i bambini di Betlemme e invece si accorge che non c’è la giusta risposta. Qui stiamo parlando di un sacerdote fortemente impegnato verso la carità. Sa di avere sbagliato, di aver agito d’impeto buttando i centesimi fuori dalla Chiesa. Ho sottolineato nel nostro incontro che questi episodi non devono mai capitare perché l’amministrazione dei sacramenti è gratuita come predica il nostro Pontefice e proprio lui è uno che non accetta offerte dalle agenzie funebri per la celebrazione dei funerali”.






6 commenti su “Modica, il caso “Don Martorina”. Il vescovo “riprende” il sacerdote ma stigmatizza”
Il difensore stigmatizza il gesto dell’ imputato. Era ovvio. Che figuraccia!
Non tutto il male viene per nuocere, come recita l’antico adagio. Speriamo che da questo episodio, che non dimostra l’esistenza della perfezione umana, venga da parte di teologi e pastori della chiesa tutta una profonda riflessione pastorale sul significato e l’attenzione da riservare all’esequie cattoliche-cristiane, che non dovrebbero scadere assolutamente in un fatto di costume per una fede offuscata, ma un momento alto della vita cristiana dove ogni credente possa prendere coscienza del suo fine ultimo, della vita come cammino e della morte come passaggio. E’ doveroso far questo, oggi come non mai, considerato il trionfo dello scientismo e del materialismo immanentista, nelle società opulente, consumiste e edoniste.
Il prete non è un comune mortale! Come fa un fedele ad accostarsi ai SACRAMENTI (confessione e comunione) se davanti a sè ha un comune mortale che non sa gestire i propri impulsi e non genera fiducia?
Caro mivangelizzo, come non si può essere d’accordo con te? Aggiungerei , e non sarebbe chiedere troppo, che la funzione religiosa cattolica dovrebbere depurare le menti da certe incrostazioni di “impressionismo”, forse dovute alla rimozione generale che, in sostanza, tutti facciamo di un passaggio obbligato o al senso di ribrezzo che fa la decomposizione a cui rimanda la fine del corpo. Credo che dovremmo avere altrettanta fede nell’anima, si dovrebbe coltivare la fede nell’anima come in quella nel corpo, se così fosse i funerali acquisterebbero atmosfere diverse. Un funerale non è un prendere le distanze, esorcizzando più o meno implicitamente la paura per il traguardo da cui nessuno può scampare, ma una celebrazione di un traguardo e di un passaggio.
il punto è che il primo ad esibirsi in prediche-show di questo genere è stato proprio il monsignore…che adesso stigmatizza.
Mi è capitato di assistere a uno di questi show in occasione di una Cresima e mi è bastato…
Si dovrebbe cominciare a considerare l’idea di mandare questo tipo di sacerdote in missione in Africa per qualche anno per far capire la povertà ed il bisogno.
Non servono più alla chiesa locale studiosi del cristianesimo imborghesiti e incapaci di capire la realtà, arroccati in una presunzione e un narcisismo senza limiti.
Ne prenda atto il vescovo e agisca anzichè stigmatizzare l’accaduto e giustificare.