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“La stagione delle conserve” di Polly Horvath.. di Delia Covato

Tempo di lettura: 2 minuti

«Era come se tutte loro fossero venute in questa vita portandosi dietro le proprie esperienze, i propri desideri e bisogni, i luoghi in cui erano state, le loro storie, e tutto si fosse fuso in una massa critica così che, a un certo punto, in lei potesse brillare una piccola pepita di comprensione.»
Una piacevole e bizzarra lettura per l’inverno potrebbe essere “La stagione delle conserve” di Polly Horvath.
Questa è una storia un pò ambigua, a metà tra romanzo di formazione e bizzarro divertissement per ragazzi. I personaggi sopra le righe, stravaganti ed eccentrici, possiedono un profondo senso di autenticità che portano la storia ad essere equilibrata.
La stagione delle conserve è un titolo bucolico, evocativo e, al tempo stesso, (volutamente) fuorviante: a casa delle zie gemelle Menuto l’atmosfera è davvero quella di una campagna sospesa in un luogo quasi indefinito, in un passato in cui perfino la biblioteca pubblica sembra una follia dei tempi moderni (figuriamoci internet) ma non prevale quasi mai il tono idillico, anzi.
Ratchet vive in un seminterrato, a Pensacola, e la notte le sembra di non sentire altro che i lombrichi che mangiano la terra. La mamma, Henriette, è sempre troppo stanca per fare qualunque cosa, ma “grazie a Dio c’è  l’Hunt Club”: l’unica promessa di un futuro migliore per entrambe, un prestigioso club sportivo che sembra rappresentare l’apoteosi per la madre di Ratchet. Tuttavia, per il momento l’Hunt Club rimarrà un sogno: quello che Henriette ha in mente per l’estate di sua figlia, infatti, è di mandarla piuttosto lontano, dalle due strambe zie che vivono in mezzo ai boschi, nel Maine, e al di là di una barriera di orsi. L’idea di allontanarsi da casa per una vacanza in un posto simile la spaventa. Eppure, Ratchet si adatta. Si adatta al lungo viaggio, alla partenza “distrattamente” senza valigia, ai pasti non del tutto regolari, a provare a nuotare con il maglione e tutto pur di nascondere, come raccomandato dalla madre, Quella Cosa sulla schiena,
alle allusioni frequenti al suicidio spettacolare della madre di zia Tilly e zia Penpen, alle montagne di mirtilli ammuffiti in giro per la casa, a un telefono che funziona solo in un verso…
Piano piano, Ratchet scopre una famiglia nelle due arzille “signore dei mirtilli”. Le due vecchiette, infatti, passano una stagione a preparare marmellata e le altre a raccontare storie raccapriccianti, e sono sempre, sempre, disposte ad accogliere chiunque bussi alla loro porta. E a movimentare l’estate delle stravaganti signore Menuto e di Ratchet, arriva anche Harper, quasi coetanea di quest’ultima, ma con un carattere opposto.
Che sia stato il destino o il caso a portarla a Glen Rosa, le zie accolgono anche lei: in casa lo spazio e il lavoro da fare di certo non mancano.
Ratchet, nel corso di quell’estate, scoprirà il mare, la tranquillità, la possibilità di essere amata e di essere semplicemente una bambina.
Conoscerà la gentilezza, l’altruismo, la bontà, la generosità e la sincerità, il non sentirsi escluse né giudicate in base all’aspetto esteriore, e insieme la vera amicizia della ragazzina Harper, e, tra avventure nell’orto, con la mucca, e con mirtilli e conserve, deciderà del suo futuro. Perché Ratchet, abituata a passare inosservata e farsi piccola per non attirare l’attenzione, sboccia grazie alle attenzioni e all’amore delle due prozie, nonché all’amicizia di Harper.
Leggere questo libro è stato un lento abbandonare la città, prendersi una vacanza e andare a vivere la vita di campagna nella natura quasi del tutto incontaminata: il flemmatico scorrere dei boschi, del mare, della vita isolata, in mezzo agli animali, la cura delle piante, possono costituire un nuovo stile di vita da provare tutt’oggi, a cui ritornare per essere di nuovo capaci di sentimenti vividi e pieni.
Polly Horvath ha scritto una storia incredibile, animata da personaggi di cui non ci si stancherebbe mai di leggere, una di quelle storie in cui vorresti continuare a immergerti per sempre; tanto da portarla a vincere il prestigioso premio “National Book Award” negli Stati Uniti.

Delia Covato

© Riproduzione riservata
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