“Da più di due settimane abbiamo come Camera del Lavoro inviato al Commissario del Comune di Modica una richiesta di incontro per definire, una volta per tutte, la sempre più pesante problematica dei lavoratori della liquidanda SpM, società partecipata dal Comune. Poiché l’indirizzo politico è stato quello di metterla in liquidazione e trasferire persone e mezzi ad altre due nuove costituite società dell’ente, nel corso delle trattative, tenutesi da almeno un anno a questa parte, la Cgil si è fatta promotrice di una proposta, formalmente fatta pervenire sia all’ex Assessore al ramo che all’esperto nominato, dott. Barbaro, che è stata condivisa, prima, dalle altre organizzazioni sindacali, e, dopo, anche dalla parte datoriale presente al tavolo di confronto. Dopo un confronto aspro e serrato si è arrivati ad una sintesi importante e, se ci è concesso, di buon livello, nel senso che sono state ben definite tutte le problematiche attinenti le procedure di passaggio e la condizione di ciascun lavoratore”.
Lo scrivono il segretario della Camera del Lavoro, Salvatore Terranova, e il segretario della Funzione Pubblica, Nunzio Fernandez, che proseguono:
“Sulle procedure di trasferimento e sulle condizioni del personale alle due nuove società ( la prima denominata “Modica Acque”, la seconda………….) vi è stato un accordo di fatto, che – purtroppo – non è stato possibile sottoscrivere. Ciò sta determinando notevoli difficoltà ai lavoratori interessati perché si trovano ancora oggi come intrappolati in una società che non può più fornire loro nessuna garanzia. Anche solo chiedere un prestito di 1.000 euro a una qualsiasi banca per loro è impossibile, perché otto ricevono il diniego ad accendere il prestito bancario perché nelle loro buste-paga vi è stampigliato il marchio di società “in liquidazione”. Questi lavoratori non vengono riconosciuti tali dagli istituti bancari per una condizione particolare dell’azienda dove lavorano. E come se questi lavoratori venissero a priori considerati cittadini inadempienti per colpe che non hanno. Questa non è una bella cosa. L’accordo, non sottoscritto, prevede il rispetto delle qualifiche e delle retribuzioni di ciascun lavoratori, mantenendo invariato il costo del lavoro, anche attraverso l’applicazione di due diversi contratti collettivi di lavoro rispetto a quelli in atto.
La trattativa, volta al passaggio del personale alle nuove società, ha realizzato l’obiettivo di contemperare obblighi di finanza pubblica stringenti con la capacità di confermare la professionalità, i diritti, gli inquadramenti e la condizione retributiva dei 79 dipendenti. La nostra proposta si è posta questa finalità e la concreta e pensiamo che sottoscrivendo l’accordo, su cui tutte le parti sono convenute, si potrebbe dare una migliore organizzazione dei servizi alla cittadinanza e un diverso status ai lavoratori.
Pertanto, ribadiamo l’urgenza di riattivare il tavolo del confronto per formalizzare l’accordo non sottoscritto e dare seguito ai passaggi e le procedure da fare.
Diversamente, si aprono scenari ovviamente di lotta che non escludono il blocco dei servizi”.
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