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Flai Cgil. Nello sciclitano non garantita salubrità in alcune aziende

Nel rispetto dei protocolli Anti Covid-19
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A maggio di quest’anno la FLAI Cgil di Ragusa e Camera del Lavoro di Scicli denunciò pubblicamente che nel versante Scicli-Donnalucata –Sampieri alcune aziende agricole non stavano rispettando gli obblighi di creare condizioni di lavoro improntate alla sicurezza sanitaria per i propri dipendenti, dotandoli di strumenti di difesa della salute degli stessi e come misura di blocco del veicolo di propagazione dell’infezione da coronavirus.
“In quella situazione – precisano Salvatore Terranova, segretario provinciale FLAI Cgil e Graziana Stracquadanio, segretaria della Camera del Lavoro di Scicli – preferimmo lanciare un monito da far giungere ai destinatari, nella speranza che quest’ultimi assumessero pienamente la responsabilità cui sono chiamati come imprenditori, cosi da indurli bonariamente di fornire ai propri dipendenti i dispositivi di protezione antivirus e darsi una impostazione della organizzazione del lavoro rispettosa delle indicazioni impartite dal Governo nazionale, evitando tra l’altro, come è avvenuto in alcuni casi, di caricare i costi delle misure di sicurezza ai braccianti.
Al fine di effettuare un’ opera adeguata di prevenzione e di sensibilizzazione contro atteggiamenti irresponsabili e di cinico calcolo da parte di alcuni imprenditori, abbiamo, in questi mesi, cercato il dialogo e il confronto con le parti datoriali, perché in noi muoveva la consapevolezza che era possibile far convergere i soggetti interessati verso la assunzione di responsabilità rispetto ai rischi cui soggiacevano i lavoratori e di riflesso le famiglie e la società se non venivano istituite nelle azienda i congegni di sicurezza prescritti e si facevano lavorare i braccianti senza le previste e obbligatorie protezioni.
Va dato atto che, grazie al confronto, molte aziende hanno preso seriamente – e su ciò non avevano dubbi poiché abbiamo sempre creduto nella gran parte della qualità imprenditoriale del nostro tessuto produttivo – le indicazioni impartite dai dpcm in materia di sicurezza sanitaria, adeguandovisi e fornendo i presidii sanitari a tutti i loro dipendenti.
Pur essendo questo un risultato importante da attribuire, oltre che all’intrinseca caratterizzazione sociale delle aziende, anche al confronto franco e costruttivo tra le parti, in cui la capacità di fare sinergia in una ottica di tutela del lavoratore e dell’azienda stessa ha dato risultati non indifferenti, va, tuttavia, denunciato, ora con maggiore determinazione, che qualche sparuta azienda, di grandi dimensioni, sta opponendo ancora resistenza, per scelte inconcepibili o per semplice superficialità, agli obblighi da rispettare in materia di sicurezza del lavoro.
Veniamo, infatti, informati da braccianti agricoli, che ci raggiungono nelle nostre sedi, riferendoci che qualche imprenditore non fornisce, nonostante tutto e in una fase di recrudescenza dell’ epidemia, loro ancora le mascherine o se gliele fornisce ne chiede il pagamento.
Come Organizzazione sindacale non ci siamo mai permessi di fare generalizzazioni, commettendo l’errore di affastellare in una sola negativa considerazione il mondo imprenditoriale agricolo, che in realtà è composto per gran parte da produttori e imprenditori a cui va la nostra attestazione di rispetto e di riconoscenza, visto che il settore agricolo e la filiera che lo connota rappresentano un punto di forza della capacità di creare occupazione e benessere nel nostro territorio.
Ma non possiamo non mettere in risalto che in questo importante settore si annidano anche imprenditori che, oltre a non far niente per proteggere i loro dipendenti rispetto all’aggressività del virus, gestiscono aziende, anche importanti, dove pullulano forme di lavoro che vanno dal nero a una spiccata elusione contrattuale e previdenziale, dove non è difficile riscontare deprecabili e ignobili forme di sfruttamento lavorativo, come se non esistesse in Italia alcun ordinamento del lavoro che regolamenta la contrattualistica lavorativa.
Pensiamo che eravamo e siamo nel giusto quando abbiamo inteso interagire con le aziende mettendo assieme confronto e rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza del lavoro e delle disposizioni contrattuali, perché solo così questo territorio può recuperare e confermare all’esterno le sue grandi e specifiche qualità produttive e di prodotto. Solo in tal modo si instaura un nesso sano tra produzione e qualità del lavoro, condizione questa che costituisce anche il volano che può dare un impulso alla crescita di tutto il territorio”.

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