Pronto soccorso di Modica cronaca di inefficienza. Riceviamo e pubblichiamo

È sempre bello leggere dei casi riguardanti la buona sanità, e le gesta eroiche di medici e personale sanitario dedito in tutto e per tutto a salvare vite umane. È meno bello parlare e leggere di casi riguardanti la malasanità e soprattutto l’inefficienza dei servizi e l’ inefficacia del personale medico e non.

Certo non chi scrive non vuole mettere al rogo coloro che svolgono un servizio pubblico, ma di certo non si può rimanere inerti e in silenzio difronte ad atteggiamenti sornioni, inappropriati e servizi non garantiti. Queste righe vogliono soltanto scuotere, e svegliare le coscienze, perché di fronte all’inefficienza e agli atteggiamenti insolenti e superficiali, non si può rimanere in silenzio.

La sanità in Sicilia ha sempre avuto carenze, ed è  sempre uno degli argomenti principali nei programmi elettorali, e nelle agende di governo, e di tanto in tanto il mondo della politica fra una mega inaugurazione e un’altra cerca di sopperire, ma tutto questo non basta, perché le strutture attrezzate sono importanti, ma altrettanto importanti è l’atteggiamento e lo spirito di sacrificio del personale.

Non si può negare l’evidenza, la situazione di inefficienza e di superficialità del Pronto Soccorso del Maggiore di Modica è troppa e inaccettabile, visto che si tratta di un presidio ospedaliero il cui bacino di utenza è molto ampio.

Oggi ho assistito a tutto questo, pur essendo una normale giornata di pronto soccorso, senza emergenze eclatanti, ma con un via vai quotidiano di problemi legati a incidenti stradali, incedenti domestici, malori improvvisi, anziani in difficoltà. La gestione di tutto questo a mio parere è stato gestito con superficialità e leggerezza.

Il triage è molto funzionale, si vieni assistiti quasi subito, sono circa le 11.15 il paziente viene registrato, spiega le difficoltà e gli elementi utili per scrivere la prima diagnosi, ma ecco il primo inconveniente non viene comunicato il codice e non si riceve nemmeno un foglio che certifichi l’ingresso in pronto soccorso, si viene solamente invitanti ad attendere nella sala attigua al pronto soccorso.

Si entra in sala altri tre pazienti in attesa, l’occhio cade subito su ben due schermi spenti, installati lì di certo per non vedere chissà quale programma televisivo, ma per informare sulla situazione riguardante i tempi di attesa. Sembra esserci una affluenza regolare, certo c’è sempre qualche emergenza, ma sembra tutto tranquillo. Passa la prima ora si attende, nel frattempo di tanto in tanto chiamano qualcuno anche se non è presente in sala d’aspetto, si pensa sia presente nelle altre sale.

Sono le 12.40 l’attesa inizia a farsi sentire, si sa che ci vuole tempo, ma è giusto sgranchirsi le gambe, si fa una piccola passeggiata, si esce dalla sala d’attesa, e ci si dirige verso l’ingresso del Maggiore, si va nella zona del Pronto Soccorso dall’esterno per vedere la situazione, visto che si ha niente in mano, ci si ferma sull’uscio e si intravede il corridoio degli ambulatori pieno di gente. Si rientra e si arriva sino alla zona dei codici bianchi, vuota e a porte spalancate.

Difronte all’ingresso del padiglione B, appoggiati sul vetrata un gruppetto di membri del personale, di pronto soccorso, è intento a parlare e a ridere a tono alto sono due uomini e una donna. Si passa davanti a loro tranquillamente, pur non volendo si ascolta il loro incontro tra amici, che pur essendo in servizio, sembrano in piazza come si non si vedessero da una vita, e sono intenti a raccontarsi il weekend appena trascorso. Il corridoio è lungo e si torna indietro per rientrare nella sala d’attesa, passando la porta della sala della radiologia è spalancata, attira e ci si avvicina un poco per osservare: ordinata, macchine che sembrano nuove. Si è indugiato troppo ad osservare(a distanza ragionevole), infatti si viene aggrediti verbalmente dalla signora, che con una velocità abnorme balza dalla vetrata all’ingresso della saletta di radiologia, la chiude e afferma che lì non si può stare, anche se non c’è nessun cartello che segnala questo divieto, e che non si devono fare domande, con amarezza si risponde a tono, dicendole che forse era meglio che tornasse al racconto domenicale con gli amici in orario di lavoro.

Sconsolato per l’atteggiamento del personale, e dispiaciuto si torna nella sala d’attesa, sono le 13 non si muove nulla. Si vede via vai di personale, ma le persone della sala d’attesa sono sempre le stesse, qualche volta entra ed esce qualche volto nuovo.

Verso le 14 la sala d’attesa si riempe, ma non si sa nulla delle visite. Sono le 14.15 ci si inizia a domandare quanto tempo possa mancare, ma non si riceve nessuna risposta. Verso le 14.30 si scopre che è stato assegnato un codice verde, cinque minuti esatti si viene chiamati per la visita.

Non vado attendo il mio parente, che dopo sette minuti torna amareggiata e sconsolante, e con un pugno di mosche in mano.

Una gentile dottoressa (si fa per dire) non si è degnata nemmeno di rispondere al saluto, ha fissato per tutti i sette minuti il suo umile schermo LCD, limitandosi a fare una sola domande, e alla richiesta di comprendere il dolore alla schiena, viene data una semplice risposta facciamo un antidolorifico, nonostante l’anamnesi era chiara si trattava di trauma dovuti ad un incidente stradale. Non si è curata di fare nemmeno una radiografia, o porsi il problema da dove potesse partire questo dolore. E con tutto ciò, durante la visita, ha avuto anche il minuto da dedicare alle public relation con la collega appena giunta in pronto soccorso.

Si torna a casa il dolore persiste, il medico di famiglia, sentito poco dopo, consiglia una radiografia, che andiamo a fare a pagamento, pur essendo stati in ospedale, fortunatamente nulla di rotto.

Da questo racconto emergono diversi interrogativi. Il primo in orario di servizio è ammissibile raccontarsi gli avvenimenti del weekend? Il secondo: se un paziente accusa dei dolori, e spiega la sua situazione fisica pregressa, dovuta ad interventi precedenti, e tu medico continui a fissare il tuo schermo hai svolto un buon servizio? Il terzo: si parla tanto di strutture efficienti ma come mai i monitor per segnalare le attese, risultavano spenti? Il quarto: chi vigila su tutto questo?

Certamente i pronti soccorsi sono luoghi complicati da gestire, dovuti a diversi fattori in particolare l’atteggiamento arrogante di diversi utenti, ma dispiace vedere come alcuni medici e personale non danno segni di umanità, anzi mettono in condizioni di passare dalla parte del torto.

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Pierpaolo Galota

© Riproduzione riservata
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