“Il Lavoro si fa strada”, progetto innovativo sulla contrattazione inclusiva. La CGIL di Ragusa e le tutele individuali

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E’ stata un’assemblea generale, quella della CGIL di Ragusa (il parlamentino della CGIL provinciale confederale), molto partecipata, attesi il valore dei temi posti all’ordine del giorno: la relazione sul “Lavoro si fa strada” e quella del segretario generale, Peppe Scifo, sulla situazione politica sindacale alla luce della nascita del nuovo governo nazionale. L’appuntamento di ieri sera è stato arricchito dai contributi del segretario nazionale della CGIL, Roberto Ghiselli e dalla segretaria della CGIL Sicilia, Mimma Argurio che hanno offerto interessanti spunti di riflessione sui temi in discussione.
“Il Lavoro si fa strada” è un progetto innovativo che avvia la sperimentazione di vertenze di contrattazione inclusiva che prevede l’estensione, l’inclusione e la qualificazione della contrattazione sociale. E’ il frutto di una riflessione che nasce da un ventennale percorso di quanto avvenuto in Italia e in Europa in termini di diseguaglianze sociale e l’origine di nuove povertà. La CGIL vuole rilanciare una nuova stagione di iniziativa sindacale volta ad invertire una tendenza storica che negli anni di crisi ha reso sempre più ricco chi aveva di più e sempre più povero – in modo indistinto – chi un lavoro ce l’aveva stabile, chi invece ce l’aveva precario, chi un lavoro dignitoso non l’ha mai trovato, penalizzando in particolar modo gli anelli più vulnerabili della nostra società: giovani, donne e migranti, categorie che devono essere utilizzate solo a titolo esemplificativo perché rappresentano una condizione generale di sofferenza delle classi lavoratrici. Ciò si realizza mettendo al centro il lavoro e la libertà delle persone che si realizzano attraverso nuovi spazi di autonomia, partecipazione nell’organizzazione del lavoro e formazione delle conoscenze sia in qualità di lavoratrice/lavoratore che in qualità di cittadina/ cittadino.
Il metodo di contrattazione passa attraverso tre direzioni: rivendicare nuove iniziative nei confronti dei legislatori (governo/parlamento); costruire un percorso di partecipazione e comunità nei luoghi di lavoro e nelle filiere; costruire un percorso di partecipazione e comunità nei territori: il sindacato di strada è stato lo strumento per dare voce a molti lavoratori invisibili, che vivono una dimensione lavorativa che sempre più spesso frammentata, isolata, atomizzata.
La contrattazione inclusiva non rappresenta una variante secondaria della contrattazione, ma ne costituisce la nuova impronta e in quanto tale ricomprende, con una importanza sempre maggiore, la contrattazione territoriale e sociale, come pilastri complementari e non scindibili all’azione di tutela nei luoghi di lavoro e come nuova frontiera del sindacalismo confederale, in grado di allargare e coniugare tutela dei diritti di cittadinanza con quelli del lavoro.
La CGIL auspica, come sottolineato nei vari interventi, una campagna che coinvolga tutti i livelli dell’organizzazione, oltre a coinvolgere i livelli decisionali come normale che sia, sia vissuta dal basso.
Ampia e articolata la relazione di Peppe Scifo, in ordine alla situazione politica sindacale che stiamo vivendo. Sia a qualche settimana fa c’era un governo che si è caratterizzato per una campagna di paura e di odio che aveva al centro una lotta senza quartiere contro i migranti, con un Ministro dell’Interno che invocava pieni poteri in un esecutivo che aveva già determinato un’inquietante retrocessione politica e sociale mai registrata in Italia che aveva fruttato: i decreti Sicurezza 1 e 2, la norma sulla famiglia firmata Pillon, l’ingiusta autonomia differenziata, la tanto discussa e criticata Flat Tax. Oggi si è di fronte ad un quadro politico mutato dove la Costituzione formale è prevalsa su quella materiale che ha decretato la sconfitta di una destra reazionaria

“Non abbiamo governi amici o nemici a prescindere, ha sottolineato Peppe Scifo, abbiamo la nostra autonomia come patrimonio genetico e abbiamo sopratutto una nostra idea di Paese e di società che certamente non è estranea alla politica che parte dall’affermazione degli interessi collettivi che noi rappresentiamo”.
Oggi serve una discontinuità a livello storico per avviare politiche, partendo dal lavoro, in grado di invertire il processo ormai consolidato di destrutturazione del mondo del lavoro. Per questo occorre rimettere in discussione lo Jobs Act e i principi che hanno ispirato questa riforma e anche altre, prima e dopo. E cioè l’idea che una maggiore deregolamentazione di norme a favore dell’impresa serve a incoraggiare l’incremento di lavoro stabile. Da tempo si assiste all’incremento del lavoro povero, quasi sempre a termine, spesso part time involontario.
L’agenda della CGIL rimane immutata seguendo le linee guida dell’ ultimo documento congressuale “Il lavoro è”. E proprio da quel documento congressuale che bisogna partire per elaborare le politiche che l’organizzazione deve mettere in campo come il risultato di un’idea di cambiamento che deve partire dall’interno.
Dalla necessità e dalla consapevolezza che oggi, alla luce della scomposizione dei cicli produttivi, alla riorganizzazione dei servizi pubblici, all’uso senza limiti degli appalti e della frammentazione del mercato del lavoro, servono azioni concrete in direzione di un vero cambiamento.
In tema d’inclusività, secondo Peppe Scifo, bisogna avere riguardo ai comparti caratterizzati dalla prevalenza di micro e piccole imprese di cui è ricco il territorio ibleo, non sottovalutando la lotta al lavoro irregolare. Lavoratrici e lavoratori poveri non tanto per la tipologia contrattuale, ma per l’assenza di una regolamentazione del proprio lavoro dentro le regole contrattuali. Questa provincia si caratterizza per le retribuzioni più basse d’Italia.
In questo senso è stato elaborato un modello di azione di tutela individuale che pone al centro il territorio, in questo caso le Camere del Lavoro Comunali.
Il tema degli appalti chiama in causa l’organizzazione del sindacato in tema di: appalti pulizieri all’ASP, la logistica e trasporti dentro siti industriali e filiere, la contrattazione di anticipo con EE.LL. per l’affidamento dei servizi, la sicurezza sul lavoro. La contrattazione sociale territoriale pone la CGIL di Ragusa di fronte a tante questioni che sono state aperte: dispersione scolastica, anziani e città, luoghi di aggregazione, Politiche di genere, Giovani e territorio, Immigrazione, Capacity Building, cittadinanza, Partite Iva e chiaramente una politica de proselitismo.
Diversi gli interventi sui temi proposti e tutti rivolti all’analisi del merito e del come affrontare nel metodo le questioni evidenziate. Un apporto qualitativo importante è stato fornito da Roberto Ghiselli che ha contestualizzato le problematiche nell’ottica di un auspicio legato ad un ricreato rapporto tra sindacati e nuovo esecutivo che mette al centro dell’agenda di governo il lavoro, l’ambiente, la scuola e gli investimenti, così come Mimma Argurio che ha però analizzato in chiave espressamente negativa la politica del governo regionale rispetto ai temi del lavoro e degli investimenti produttivi.

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