La chiusura delle pagine di Catania, Messina, Ragusa e Siracusa del Giornale di Sicilia analizzata da Assostampa

La chiusura delle pagine di Catania, Messina, Ragusa e Siracusa del Giornale di Sicilia, paventata da qui ad una settimana, mortifica la storia decennale di tantissimi cronisti, elimina uno strumento di confronto, analisi e denuncia sempre al fianco dei lettori e tutti i cittadini.
Il piano editoriale, presentato nei giorni scorsi, sicuramente lontano dai proclami di rilancio e investimento sul territorio, toglie, in maniera incomprensibile, un’altra voce autorevole alle nostre province riproponendo quanto avvenuto, tre anni fa, con la chiusura delle redazioni della Gazzetta del Sud.
Lo stesso editore, a distanza di poco tempo, decide, in buona sostanza, di mortificare ancora una volta una fascia di Sicilia, abdicando quel ruolo autorevole, libero, responsabile, coraggioso, alla deriva social, ai tanti (purtroppo) finti giornalisti che popolano la rete.
“La chiusura di un giornale, di quattro redazioni che hanno contribuito alla storia di questo quotidiano – denunciano i segretari provinciali di Assostampa Daniele Lo Porto, Giuseppe Gulletta, Gianni Molè, Prospero Dente – è una sconfitta assai grave. Questa scelta priverà i tanti lettori di una ulteriore voce; priverà molti lettori di quella ulteriore informazione che, in questa epoca, resta avamposto di ricerca di verità e di raziocinio davanti alle urla mediatiche scomposte.
Ai lettori mancherà il coraggio di tutti quei cronisti che entrano dentro la notizia prima di raccontarla. Di tutti quei colleghi che oggi – da Messina a Catania, da Siracusa a Ragusa – resistono a schiena dritta davanti agli attentati e alle intimidazioni, fisiche e verbali, ma vengono messi in ginocchio, non dalla malavita, ma dagli stessi editori.
Forse è il momento in cui tutta la società – politici, istituzioni, sindacati, mondo delle imprese, ognuno tra di noi giornalisti – si interroghi sul potere delle pagine di un giornale.
A tutti i colleghi del Giornale di Sicilia, la solidarietà e la vicinanza personale e delle intere segreterie”.

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