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Estate tempo di riflessioni. Vi diamo uno spunto con l’esperienza di Andrea Sales

Riportiamo la riflessione di Andrea Sales, uno dei più famosi psicologi italiani, ex cestista della Virtus Ragusa, spesse volte a Modica per impegni professionali.

Ieri ho fatto #formazione a #Treviso, in centro.
Finita la prima tranche di lavoro verso le 12e50, ci accordiamo con i titolari di riprendere dopo un’oretta.
Così decido di godermi la mia brevissima pausa pranzo, restando in centro.
Opto per due tramezzini e uno spritz.
Giusto per non perdere le buone abitudini dietetiche…
Avendo poco tempo, girovago a caso per la città, fino a quando trovò un barettino…
Anonimo, abbastanza pulito e decisamente vuoto.
Guardo la vetrinetta dei tramezzini, scelgo i miei, ordino lo #spritz e vado in bagno a fare pipì e a lavarmi le mani.
All’uscita, trovo tramezzini e spritz al banco.
Comincio a sorseggiare, guardandomi attorno.
Prendo piatto e bicchiere per portarli al tavolo, quando mi imbatto in questo “cartello”.
Resto in silenzio, attonito.
Basito.
Guardo in faccia il titolare.
Giovane. Atletico. Cupo.
Penso a #Lombroso, penso a quanto stiamo cadendo in basso.
Penso a che degrado generiamo ogni giorno.
Rileggo le parole.
Le fotografo, senza che lui possa notare nulla.
Rileggo, ancora.
La squalifica per la donna è disarmante, nelle parole di questo deficiente.
La squalifica misurata addirittura per taglia di reggiseno o per #disponibilità #sessuale.
E questo deficiente pensa pure di essere simpatico.
La chiusura è disarmante.
Poso il bicchiere, i tramezzini sono ancora lì.
Intonsi.
Come intonse sono le funzioni cerebrali superiori di questo deficiente.
Dal latino.
Ma lui non saprà nemmeno l’italiano.
E si lamenterà di sicuro degli stranieri che ci rubano il lavoro o che stuprano le nostre donne…
Non si accorge minimamente che in queste sue parole c’è una forma di violenza così sottile da diventare uno stupro lento e continuato.
A chi ci si abitua. Silenziosamente.
I tramezzini sono rimasti lì.
Lo spritz, pure.
Ho pagato, l’ho guardato negli occhi.
L’ho salutato, augurandogli di non riuscire a diventare padre.
Naturalmente non ha capito.
Capisce solo cose grevi.
Ma noi dobbiamo ribellarci.
Basta.
Basta con questo vuoto di valori.

La domanda con cui esco dal locale è potente: “Perché nessuno degli avventori di questo locale ha mai detto nulla? Perché devo essere io il primo a denunciare questo degrado intellettuale? Il “cartello” è evidentemente appeso da tempo, perché nessuno ha mai sollevato la questione? La dignità della donna non vale più nulla?”
Nella foto Andrea Sales

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© Riproduzione riservata

2 commenti su “Estate tempo di riflessioni. Vi diamo uno spunto con l’esperienza di Andrea Sales”

  1. Il fatto fosse vuoto, indica che la gente non commenta ma sceglie. O almeno spero sia così.

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