HUMANITAS…di Pierpaolo Galota. La Festa di San Giorgio a Modica

Concluse la festa di Pasqua Modica si prepara a vivere un’altra importante festa. Infatti domenica 28 aprile è il turno esterno di San Giorgio, martire e patrono della Città di Modica. La festa ha avuto inizio già con la prima domenica di aprile, ma l’inizio clou dei festeggiamenti si è avuto con la domenica di Pasqua.
San Giorgio è una festa importante per la comunità modicana, nel tempo si è sempre arricchita di elementi tradizionali, che poi nel varie versioni si sono perduti o sono stati posti nel dimenticatoio o solamente scritti nell’archivio parrocchiale.
La mancanza ovviamente non è dovuta alla veridicità delle tradizioni, ma nel tempo alcuni elementi si sono persi vista la briosità e la foga dei portatori di un tempo, a punto tale che negli anni ’60 il Santo Cavaliere per antonomasia era costretto ad andare a cavallo su di un motocarro.
È ben impressa nella memoria di tutti i modicani la bellezza e la stravaganza delle azioni concitate di questa lunga processione, circa 12 km, che si snoda per tutta la città dalla parte Alta per arrivare a quella Bassa e poi risalire. Con il tempo alcuni elementi sono caduti in disuso non perché non erano pertinenti alla festa, come per esempio l’illuminazione del Colle Aquila, ma perché rischiavano di rovinare lo spirito religioso della festa.
Negli ultimi decenni c’è stata una buona ripresa di diversi elementi tradizionali, che sono stati riscoperti dall’Associazione dei Portatori di San Giorgio, che sotto la guida del Parroco, Padre Giovanni Stracquadanio, si occupa di curare e organizzare la festa, arricchendola di anno in anno.
In un articolo “Il prode cavaliere” edito nel libro di Arturo Belluardo “Alla scoperta di Modica” si legge di alcune fasi di questa splendida festa:
«I Modicani, lo hanno preso a campione e non può rifiutarsi di amarli, anche se i suoi sono più “tifosi” che fedeli. Bello, guerriero, romantico. Dalla sua statua equestre appare ridente sulla soglia della Chiesa e la folla freme, sente l’argento vivo in corpo, è pronta a menar le mani, non si sa per quale moto interiore. Giorgio è sempre stato un Santo burrascoso. Rapito ed osannato, corre per le vie del paese senza ordini. Sarà il cavallo, sarà il volto meraviglioso del Santo, la folla non riesce a starsene composta. Oggi i tempi sono cambiati e i fedeli hanno acquistato mitezza e consapevolezza. Una volta veniva trascinato in una corsa sfrenata sotto i balconi a riverire una bella donna, se al capo cordata che guidava la statua con gli anelli delle stanghe veniva l’uzzolo di dare una dimostrazione di forza. Sotto la statua equestre una volta avvenivano scontri cruenti, a stento contenuti dalla forza pubblica, che spesso si buscava una buona gragnuola di pugni». (A. Belluardo, Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica 1971, 456).
Si sono recuperati tanti elementi caratteristici in questi ultimi anni, alcuni non sono mai mancati come i cedri, i cosiddetti “piretta”. Si è recuperata la “scinnuta” con cui un tempo si dava avvio ai festeggiamenti in onore del Santo Patrono. Quest’anno dopo il restauro del quadro, raffigurante il santo Cavaliere, si è anche recuperato l’apertura della nicchia in cui è custodita la Santa Cassa, contenente le reliquie dei Santi, tra cui Santa Deodata, Santo Fazio e il loro figlio Santo Fanzino, tre santi modicani che subirono il martirio durante l’ultima persecuzione a Siracusa.
Negli anni scorsi è stata recuperata la tradizionale novena a San Giorgio, che è stata musicata ed è possibile sentirla suonare durante la processione.
La novena segnava l’inizio solenne della festa per le vie della città. Veniva suonata da gruppi improvvisati e cantata a squarciagola. La banda era formata da pochi elementi musicali: qualche trombone, un clarinetto e un paio di trombe. Nell’articolo citato riguardo alla novena si legge: «un tenore canta la “storia” di porta in porta, e dopo qualche giorno è vittima immancabile della raucedine; allora la “storia” viene interpretata da cani, ma nessuno fischia e se la prende a male». (A. Belluardo, Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica 1971, 456).
Il Preposito della Chiesa Madre di San Giorgio, don Giorgio Solarino, che lo fu a partire dal 1938, nel 1965 ha curato una monografia sulla Chiesa di San Giorgio e si è soffermato in particolare sull’evento dei festeggiamenti. Riguardo alla novena scrive: «una Novena predicata sempre da valenti oratori, mentre un’orchestrina con cantanti girava ogni giorno per le vie del paese, soffermandosi qua e là per tessere in note melodiose ed in poesia dialettale l’epopea del guerriero martire, che finiva sempre con il ritornello, conosciuto da tutti: “Priricamu cu gran tonu – ca S. Giorgi è lu Patronu”». (Monografia sulla Chiesa Madre di S. Giorgio dal Capitolo 38° – Il folklore nella festa del Patrono, pp. 128-130).
Va detto altresì che la festa di San Giorgio è la processione più importante dal punto di vista storico per la Città di modica, nonostante lungo i secoli sia sempre stata effervescente, e in alcuni casi rovente.
La festa di San Giorgio non è solo una semplice processione, ma una lunga storia d’amore con la Città, anche se un tempo si sa c’erano divisioni tra sangiorgiari e sanpitrari, e c’era anche un confine fisico fra le due Chiese Madri, si trattava di una targa con su scritto “Limite delle due matrici” che è ancora oggi possibile osservare per le strade e vicoli che dalla parte bassa conducono a quella alta e viceversa.
La festa di San Giorgio, come tutte le altre feste religiose della città di Modica, è un richiamo di popolo e anche di tanti turisti. Le feste sono sempre l’occasione propizia non solo per osservare e ammirare le tradizioni e le bellezze artistiche della città, ma sono utili anche per riflettere circa la testimonianza che il Santo in questione può donare.
Infatti suonerebbe come banale e scialbo venerare un Santo, lasciando da parte Cristo. Perché ogni Santo è solo un umile testimonianza dell’amore di Cristo per l’umanità. La vita dei Santi ci serve a vincere il male che si può trovare nella vita quotidiana. Non ci sono mai missioni impossibili, ma solo missioni possibili e questo è proprio quello che testimoniano i Santi.
Padre Giovanni Stracquadanio in occasione della festa di quest’anno ha scritto: «San Giorgio ha vinto il “drago” che è dentro ognuno di noi, cioè la superbia e l’egoismo, origini di tuti mali; l’ha vinto rimanendo fedele a Cristo, amore visibile di Dio, che morendo e risorgendo ha donato a chi lo accoglie la possibilità di una vita rinnovata sull’amore, amore che si fa servizi, condivisione, semplicità, sobrietà e dono».
Ecco credo che queste parole siano un buon augurio per vivere con dignità la festa di San Giorgio, e così ogni altra festa religiosa, perché queste sono un dono per la Città. Una città poliedrica e polifonica la cui meta non è soltanto quella di essere famosa soltanto per qualcosa, ma quella di essere una città a misura d’uomo dove l’obiettivo è il bene-essere e il bene comune dei cittadini.

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