Approvata all’Ars la norma che definisce e regolamenta le cooperative di comunità, l’on. Ragusa: “Un percorso che abbiamo seguito in commissione”

Le società cooperative che, valorizzando le tradizioni culturali e le competenze territoriali, hanno come scopo il perseguimento dei bisogni comunitari al fine di migliorarne la qualità della vita, economica e sociale, potranno rientrare nella nuova norma che definisce e regolamenta le cooperative di comunità approvata ieri a sala d’Ercole. “Un importante passo in avanti – lo definisce l’on. Orazio Ragusa che, nella qualità di presidente della commissione Attività produttive all’Ars, si è occupato di seguire da vicino la gestazione della nuova legge – per consentire alle cooperative di comunità di svolgere attività economiche per lo sviluppo sostenibile, per la produzione di beni e servizi, oltre che, cosa più importante, per la creazione di nuove opportunità di lavoro per le comunità locali”. In terza commissione un dibattitto molto stimolante e proficuo, circostanza che tra l’altro ha consentito di sfornare un testo in grado di rispondere in maniera piena alle esigenze dei soggetti interessati. Adesso toccherà all’assessorato regionale alle Attività produttive, guidato da Mimmo Turano, mettersi in moto per l’emanazione immediata dei decreti attuativi e per le misure agevolative destinate alle cooperative di comunità. La cooperativa di comunità è un modello di innovazione sociale dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi, è un modello che crea sinergia e coesione in una comunità, mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità. La cooperativa di comunità, per essere considerata tale, deve avere come esplicito obiettivo quello di produrre vantaggi a favore di una comunità alla quale i soci promotori appartengono o che eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la produzione di beni e servizi che incidano in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità. Non contano dunque la tipologia della cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale, mista, ecc.) o la tipologia delle attività svolte, quanto piuttosto la finalità di valorizzare la comunità di riferimento.
“E’ chiaro – prosegue l’on. Ragusa – che le cooperative di comunità valorizzano la centralità del capitale umano, il che significa impostare modelli organizzativi e gestionali che favoriscano la partecipazione e coinvolgimento. Si tratta di esperienze che coniugano le tematiche e valori della cittadinanza attiva, della sussidiarietà, della gestione dei beni comuni e la solidarietà”. “Voglio precisare, inoltre – prosegue l’on. Ragusa – che sarà istituito un apposito registro regionale delle cooperative di comunità presso l’assessorato regionale delle Attività produttive, nel quale ci si potrà iscrivere per il riconoscimento dello status, previo riconoscimento dei requisiti giuridici. Un’altra circostanza è opportuno sottolineare. E cioè che sarà fondamentale il ruolo svolto dagli enti locali territoriali, i quali saranno coinvolti nella promozione delle attività delle cooperative.Ecco perché il mio ringraziamento – conclude il deputato – va a tutti i colleghi e funzionari della commissione che presiedo, i quali hanno lavorato a stretto contatto con gli uffici dell’assessorato Attività produttive e l’assessore Turano, per esitare una norma approvata dal Parlamento all’unanimità e che, soprattutto, permetterà di valorizzare i territori locali, specie quelli più svantaggiati. Inoltre, è opportuno sottolineare che dall’attuazione di tale misura normativa, non derivano nuovi oneri a carico del Bilancio regionale”.

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