La costa iblea ferita dalle calamità di questi giorni, lavoro e turismo a rischio: la CGIL scrive al Presidente Schifani

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Ragusa, 22 gennaio 2026 – La provincia di Ragusa vive una delle fasi più critiche della sua storia recente sul fronte della tutela del territorio. Gli eventi calamitosi del 19 e 20 gennaio hanno inferto un colpo durissimo all’intero litorale ibleo, già da anni fragile e progressivamente consumato dall’erosione costiera, aggravando una situazione che oggi assume contorni strutturali, non più emergenziali. Da Scoglitti a Santa Maria del Focallo, passando per Marina di Ragusa, Donnalucata, Sampieri, Punta Secca, Pozzallo e Marina di Modica, si registrano danni ingenti alle strutture balneari, agli arenili, alle infrastrutture e ai servizi turistici. Un colpo diretto al cuore di quella che, a tutti gli effetti, rappresenta la “grande industria pulita” del territorio: il turismo balneare. Un’economia che non consuma territorio, ma lo custodisce; che non inquina, ma genera valore; che crea indotto, lavoro, servizi, formazione e investimenti. E che oggi rischia di essere soffocata da un fenomeno naturale che diventa sociale, occupazionale, economico. La preoccupazione non riguarda solo le imprese, ma soprattutto i lavoratori stagionali, che vivono in un equilibrio fragile tra mesi di lavoro e periodi di indennità di disoccupazione. Un sistema già precario che non può permettersi interruzioni: dietro quei contratti ci sono famiglie, mutui, prestiti, responsabilità quotidiane. “Quando il mare mangia la costa, non porta via solo sabbia: porta via reddito, dignità e futuro”, ed è una frase che oggi descrive con crudezza ciò che sta accadendo. Per questo la CGIL Ragusa ha formalmente chiesto un intervento rapido, straordinario e strutturale per la messa in sicurezza dell’intero litorale provinciale, affinché si possano creare le condizioni minime per salvaguardare la prossima stagione turistica e garantire continuità occupazionale. Dentro questo scenario generale si inserisce una ferita ancora più dolorosa: quella di Santa Maria del Focallo, simbolo delle opere mancate. Qui esiste un progetto fermo da oltre sei anni: una gara aggiudicata nel 2019 per circa 7 milioni di euro per le opere di tutela della fascia costiera, mai avviate nonostante l’aggiudicazione, i passaggi tecnici, gli incontri istituzionali e i recenti segnali di sblocco amministrativo. Nel frattempo, l’erosione ha continuato il suo lavoro silenzioso e devastante, trasformando l’inerzia burocratica in danno ambientale ed economico irreversibile. Il segretario generale della CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, ha formalmente scritto al Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo un nuovo incontro urgente con la Struttura Commissariale Regionale per conoscere tempi certi, passaggi operativi e soprattutto per arrivare finalmente all’avvio dei lavori. “Il territorio non può più attendere, è il senso profondo della richiesta, perché ogni giorno che passa l’erosione avanza, l’economia arretra e il lavoro scompare. Qui non è in gioco solo una costa, ma un modello di sviluppo, un’intera filiera economica e il diritto delle comunità locali a non vedere il proprio futuro inghiottito dal mare e dall’inerzia”. “La costa iblea, conclude il segretario provinciale, Giuseppe Roccuzzo, non chiede annunci, ma cantieri. Non promesse, ma tempi certi. Non tavoli, ma interventi. Perché la tutela del territorio, oggi, non è più solo una questione ambientale: è una questione sociale, occupazionale, economica e civile. E difendere la costa significa, semplicemente, difendere il futuro della provincia di Ragusa”.

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