
Per raccontarvi lo sbarco dei 47 migranti che sono arrivati ieri sera, alle ore 23, presso il porto di Pozzallo, dobbiamo riportare le lancette dell’orologio a martedì scorso quando da Zuara, porto libico, 63 persone sono state imbarcate a bordo di un barchino di dimensioni striminzite.
Il racconto dei migranti agli inquirenti lascia l’ennesimo amaro in bocca e tramanda ai posteri l’ennesima tragedia che si è consumata a sud di Lampedusa. Quindici persone, raccontano anche i volontari della Ong “Sea Watch”, si inabissano a causa del mare mosso. Quindici dispersi di cui non si hanno più traccia, inghiottiti dai flutti marini. Era stato l’elicottero della “Sea Watch”, il “Sebird 1” ad accorgersi della chiatta a diverse miglia di distanza dalla costa libica. L’arrivo della nave Ong, “l’Aurora Sar”, è stato tempestivo ma la conta, comunque, difettava di 15 unità. Quarantasette unità, tutti uomini, nazionalità Bangladesh, Egitto e Siria, fatti salire a bordo della nave Ong coi vestiti inzuppati d’acqua.
A sentire quelli dell’organizzazione umanitaria della nave “Aurora Sar”, 87 persone sono state catturate dai miliziani, con immediato ritorno nelle celle libiche, dove centinaia di migranti patiscono pene indicibili, trattati come schiavi, dove i diritti sono solo quelli scritti sulla carta.
A Pozzallo, i migranti sono giunti alle ore 23. Ad aspettare il gruppo di migranti, le forze dell’ordine (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) oltre ai militari della Capitaneria di porto e i volontari della Protezione Civile di Pozzallo. Stanno tutti bene, qualche caso di ipotermia a causa delle basse temperature che i migranti hanno dovuto subire, specie nelle ore notturne. Sistemati tutti all’interno dell’hotspot portuale, le 47 unità hanno condiviso la notte dentro la struttura assieme ad altri 12 migranti che, da diversi giorni, sono ospiti in attesa di lasciare la città rivierasca. Dei 47, cinque sono minori ma tutti con età fra i 14 e 16 anni circa.