Scicli. Commemorato l’Eccidio dei Carabinieri a Scilla

Nel corso della mattinata a Donnalucata è stato commemorato il 26° anniversario dell’eccidio dei Carabinieri a Scilla (RC), nel quale persero la vita l’App. Vincenzo Garofalo e l’App.Antonino Fava, a seguito di un agguato avvenuto sull’autostrada Salerno- Reggio da parte di un gruppo di soggetti appartenenti alla ndrangheta reggina.

Alla presenza del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Ragusa,Col. Gabriele Gainelli, del Sindaco di Scicli, Prof. Giannone, dei rappresentanti locali delle forze di Polizia, di diversi rappresentanti dell’amministrazione comunale sciclitana, del rappresentante del Prefetto di Ragusa, dei fratelli del caduto Vincenzo Garofalo, nato a Scicli, nonché una folta rappresentanza dei Comandanti di Stazione e militari della Compagnia di Modica, ed il sempre vivace contributo delle Associazioni combattentistiche e d’Arma del territorio. La breve e sentita cerimonia è stata inizialmente celebrata con una deposizione di due corone d’alloro presso il monumento situato in piazza V.Garofalo, seguita dall’intervento del Comandante Provinciale e del primo cittadino che si sono rivolti ai cittadini presenti, ricordando loro il valore della testimonianza di un figlio della Terra di Sicilia, immolatosi per la giustizia e la legalità.

Il parroco Don Armando Fidone ha officiato un breve e sentito momento di preghiera in memoria dei militari caduti nell’adempimento del dovere.

A Vincenzo Garofalo è stata tributata dal Presidente della Repubblica la massima onorificenza concessa ad un militare, la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione: “«Conduttore di autoradio di nucleo radiomobile in area ad elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimava in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatto segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontava con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finché, colpito in più parti del corpo, si accasciava esanime. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura di illecita provenienza utilizzate dai malfattori. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio.»

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