Hussein Mahmoud: intellettuale, traduttore, mediatore culturale tra Italia ed Egitto…di Domenico Pisana

La cultura come forza di unione, di pace e di progresso
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Un intellettuale di rilievo, “costruttore di ponti” e di legami tra l’Italia e l’Egitto, è sicuramente il professore Hussein Mahmoud, accademico, critico, giornalista e traduttore instancabile, che dedica la sua esistenza a unire le sponde del Mediterraneo, trasformando la parola in uno spazio di ospitalità e il sapere in un atto di profonda amicizia tra i popoli.
Nato al Cairo nel 1956, la passione di Hussein Mahmoud per la lingua e la letteratura italiana si è tradotta in una lunga e fruttuosa carriera accademica. Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana, Mahmoud ha guidato il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Helwan al Cairo, formando generazioni di studenti; la sua competenza e il suo prestigio lo hanno portato a ricoprire ruoli di vertice, come quello di Vicepreside presso l’Università Misr per la Scienza e la Tecnologia (MUST), e, attualmente, quello di Preside della Facoltà di Lingue e Traduzione presso l’Università di Badr (BUC) al Cairo.
In questi ruoli, non si è limitato all’insegnamento, ma ha promosso attivamente la ricerca, l’organizzazione di conferenze internazionali e lo sviluppo di scambi accademici, in particolare con l’Italia. La sua esperienza come visiting professor e docente presso Università italiane come “La Sapienza” di Roma e “L’Orientale” di Napoli, testimonia il riconoscimento internazionale del suo valore.
La sua vocazione per l’italianistica è culminata, nel 1997, nel conseguimento di un Dottorato di Ricerca in Letteratura Comparata presso l’Università di Ein Shams. La sua tesi – uno studio comparativo tra Il Decameron di Boccaccio e Le Mille e una notte – non è stata soltanto un traguardo accademico, ma una vera e propria dichiarazione d’’intenti: dimostrare che le narrazioni umane viaggiano, si fondono e si riconoscono oltre ogni confine geografico o temporale.

La Parola come scambio: il traduttore e il mediatore

Quello della traduzione è sicuramente il campo dove Hussein Mahmoud imprime l’impronta più profonda. Con una padronanza eccezionale di arabo e italiano (entrambi a livello di madrelingua per competenza), ha affrontato la sfida di rendere accessibili al pubblico arabo alcuni dei più grandi autori italiani del Novecento e contemporanei: Marinetti, D’Annunzio, Umberto Eco, Italo Calvino, Antonio Tabucchi e Dario Fo, Elio Vittorini e Stefano Benni. Le sue traduzioni non sono semplici trasposizioni linguistiche, ma vere e proprie mediazioni culturali, che rispettano la specificità dell’originale pur rendendolo vivo e risonante nella lingua d’arrivo. Il suo impegno si è esteso anche alla revisione e curatela di opere storiche e scientifiche, come i documenti sulla marina egiziana e sul Canale di Suez di Angelo Sammarco, il “Gesù di Nazareth” di Josef Ratzinger, dimostrando una versatilità e una profondità di interessi straordinarie.
Tra le sue ricerche risaltano studi su scrittori migranti arabi in Italia, la letteratura dei migranti, lo scambio culturale tra l’Oriente e l’Occidente, il Libano e il diritto internazionale, l’immagine di un Medio Oriente nuovo, l’Islam nei curricoli delle scuole occidentali, i metodi attuali della critica letteraria, la presenza della cultura italiana nella stampa araba.
Con la sua opera di traduttore, la Badr University in Cairo è divenuta un centro nevralgico di umanesimo digitale e transnazionale, ma soprattutto un luogo dove l’accoglienza non è un mero protocollo istituzionale, bensì un’arte dell’anima. Chi ha varcato le soglie della BUC sotto l’egida di Hussein Mahmoud ne conserva il calore di un’ospitalità generosa, capace di far sentire il forestiero un fratello d’elezione, immerso in un dialogo scientifico e personale vibrante, protetto dalle ombre millenarie del Cairo e illuminato dal futuro della ricerca.
Questo immenso lavoro di mediazione gli è valso prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio Flaiano per la saggistica e il Premio Nazionale della Traduzione Elio Pagliarani. Titoli che coronano una vita spesa affinché il Nilo e il Tevere continuino a parlarsi.
Con la sensibilità del critico puro e l’acume del traduttore abituato a scavare nel profondo delle parole, Mahmoud ha saputo leggere, interpretare e presentare l’essenza di molte pagine. Questo suo prezioso contributo legittima concretamente lo scambio simbiotico tra la sensibilità poetica italiana e lo sguardo colto dell’Egitto letterario, sigillando un’amicizia sincera nata sotto il segno dei libri e della stima reciproca.
Numerosi sono i suoi articoli in diversi campi della cultura, affari esteri, lo sport, tecnologia, automobili e arte, apparsi in diversi giornali egiziani ed arabi quali October (il Cairo), Nadwa (la Mecca), Riadhia (Geddah), Alam Arriadha (Geddah), Iqraa (Geddah), Assiarat (Geddah), Akhbar el Sayarat (il Cairo), Wafd (il Cairo) el Ahram el Arabi (il Cairo), Ashark el Awsat (Londra)
Hussein Mahmoud rimane, concludendo, un esempio luminoso di come la cultura possa essere una forza di unione, di pace e di progresso. Un uomo che ha fatto del Mediterraneo il suo orizzonte, e del Cairo il porto sicuro in cui accogliere, con amicizia immutabile, le anime affini della letteratura.
In un’epoca in cui i confini geografici rischiano spesso di trasformarsi in barriere mentali, la traiettoria umana e professionale di Hussein Mahmoud brilla come un faro di speranza e un modello da seguire. Il suo non è solo un lavoro accademico, ma una vera e propria missione di pace: dimostrare che, attraverso la letteratura e la traduzione, le culture non si scontrano, ma si riconoscono e si completano. Grazie alla sua fitta rete di legami scientifici e al corpus di traduzioni che continua a nutrire il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, Hussein Mahmoud ci ricorda che la conoscenza dell’altro è l’unico antidoto all’indifferenza. Il Cairo e l’Italia, oggi più che mai, si scoprono vicine grazie a un uomo che sa trasformare i libri in ponti indistruttibili e la cultura in un eterno atto d’amore.

A Hussein Mahmoud, custode di sguardi e di ponti

Nel silenzio di Badr la parola si fa casa,
l’ombra del Cairo non stringe il forestiero
ma lo accoglie come un’antica eco
lungo le sponde dell’immenso fiume.

Qui, dove il tempo si misura in sguardi,
la tua mano ha teso il filo dell’amicizia,
pane diviso tra le aule bianche
e cieli accesi di promesse e sabbia.

Hai letto i miei Profili di tempo e d’anima
con l’occhio fermo di chi cura i varchi,
ponendo il tuo sigillo di maestro
sui miei versi sospesi, nudi e scalzi.

Resta la gratitudine, come una duna stabile
che il vento del deserto non consuma:
due sponde, un solo mare che risuona
nella memoria limpida che resta.

Domenico Pisana

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