
RAGUSA, 01 Settembre 2026 – Torna il derby Ragusa-Modica. Domenica prossima all’Aldo Campo le due importanti città iblee torneranno a confrontarsi nella prima del campionato di serie D, grazie al ritorno in quarta serie dei rossoblù e alla conquistata salvezza per gli azzurri. Settantasette stagioni sportive vissute sul filo del rasoio, tra polvere dei campi di periferia, sogni di gloria nazionale e un antagonismo viscerale che attraversa la contea. Dal dopoguerra a oggi, Modica e Ragusa si sono incrociate solamente in quindici tornei ufficiali, regalando alle due tifoserie trenta capitoli di calcio vissuto. Una stracittadina che pesa come un romanzo popolare, in cui il bilancio complessivo sorride storicamente alla sponda ragusana: tredici successi a fronte delle sei affermazioni modicane, mentre undici volte il triplice fischio ha sancito la parità.
Come scrive su Calciolandia, Piero Boncoraglio, per trovare l’alba di questa sfida bisogna tornare alla Seconda Divisione del 1949/1950, un calcio fatto di scarpini pesanti e palloni di cuoio cuciti a mano, dove il Modica si impose sia all’andata che al ritorno (0-3 e 3-2). Ma il cuore pulsante e nobile del derby ha battuto con forza negli anni Settanta, nel palcoscenico dorato della Serie D.
Quattro stagioni consecutive di Quarta Serie nazionale — dal 1973 al 1977 — che hanno infiammato un’intera provincia con otto confronti di altissimo profilo. In quell’era ruggente il Ragusa ha fatto valere la legge del più forte con tre vittorie e quattro pareggi, lasciando ai “tigers” modicani un solo, indimenticabile acuto esterno: l’1-2 dell’aprile 1976 griffato da Tucci e Brunello. Una curiosità statistica scolpita nella pietra racconta che, in quella categoria, il Modica non è mai riuscito a violare il proprio campo contro i cugini. Discorso diverso nei campionati regionali di quinta serie, dove la tradizione casalinga dei modicani ha saputo regalare perle storiche, come le vittorie interne del 1953, del 1955 e quella del 16 febbraio 1986 (2-0 firmato Scalone e Pisano), che rappresenta a oggi l’ultimo successo del Modica nel derby in campionato, un digiuno che dura ormai da oltre quarant’anni.
Guardando i freddi numeri dei tabellini, il divario si riflette anche nei gol realizzati: trentaquattro le reti messe a referto dai ragusani, venticinque quelle dei modicani. Nell’Olimpo dei bomber della sfida, spicca il veterano ragusano D’Eugenio con quattro centri, seguito a quota tre da Greco e a due da marcatori storici come Zanoncelli, Tavarelli e Torano. Per i modicani, il trono dei marcatori vede iscritti a quota due reti specialisti del gol del calibro di Fagotto, Boretti, Sudati, Montanari e Tucci.
Ma i numeri non possono raccontare del tutto il folklore e l’impatto sociale di queste sfide. Le cronache d’altri tempi profumano di epopea quando ricordano cornici di pubblico stratosferiche per la categoria: gli ottomila spettatori del Comunale di Modica nel novembre del 1975 — con un esodo di oltre duemila sostenitori giunti da Ragusa — o i settemila presenti al seguito della sfida bis del febbraio 1977, quando furono duemila i modicani a invadere il capoluogo.
Nel grande libro dei incroci impossibili, merita una citazione d’obbligo la figura di Filippo Raciti. Un uomo capace di unire le due sponde attraverso il rettangolo verde: protagonista in campo come terminale offensivo e bomber stagionale con la maglia del Modica nel dicembre del 2011 (nell’epico 0-0 dell’andata in Eccellenza), e successivamente abile condottiero dalla panchina opposta, guidando il Ragusa alla doppia vittoria nella stagione 2018/2019 in Promozione.
Oggi, le due realtà tornano a mirarsi negli occhi nel palcoscenico nazionale della Serie D. Un traguardo che restituisce lustro e centralità a tutto il movimento ibleo, con l’auspicio condiviso che questo palcoscenico non rappresenti una parentesi, ma la solida base su cui costruire il futuro calcistico di un’intera terra, senza più voltarsi indietro.


