L’estate sta finendo (e la politica modicana resta immobile): il duro affondo del Comitato per il centro storico di Modica

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MODICA, 31 Agosto 2026 – Un’estate che volge al termine senza portare con sé risposte concrete, ma lasciando in eredità le tensioni, i problemi di sempre e una classe dirigente accusata di non voler «diventare grande». A scattare questa fotografia impietosa della politica locale è Antonio Ruta, che affida a una nota del Comitato una riflessione tagliente sullo stato di salute dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Maria Monisteri.

Il pretesto per tracciare un bilancio di questi ultimi tre mesi è la recente e clamorosa rottura sul fronte del centro storico. La nascita di un tavolo tecnico — nato dalla spinta propulsiva di un movimento civico dal basso e salutato come un’opportunità di dialogo — si è rivelata un fuoco di paglia. Nelle scorse ore, infatti, il Comitato ha deciso di abbandonare lo strumento di confronto, denunciando come l’amministrazione lo abbia utilizzato fin dal principio come un mero «specchietto per le allodole», privo di una reale volontà partecipativa.

Ma il tavolo tecnico sul cuore antico della città è solo la punta dell’iceberg. Nel mirino del Comitato finiscono anche le recenti turbolenze politiche: dal travagliato rimpasto di giunta fino alla nomina di un esperto esterno chiamato a rimettere mano su un bilancio riequilibrato che era già stato formalmente approvato dalla stessa Giunta.

Dietro queste dinamiche, accusa Ruta, si muove ancora una volta «l’infantile cultura dell’Ego» e una «compulsiva mania dell’autopromozione». Un’impostazione ereditata dalla stagione amministrativa di Ignazio Abbate e oggi portata avanti da «Monisteri & C.», definita polemicamente «il frutto caduto troppo vicino all’albero», trasformando la politica cittadina in un perenne spot pubblicitario a discapito delle soluzioni reali.

Tuttavia, l’analisi non fa sconti nemmeno alle opposizioni o a chi aspira a guidare la città. A margine delle critiche verso palazzo di città, Ruta evidenzia come l’egolatria non sia un virus isolato, ma una malattia diffusa nell’intero panorama politico locale, testimoniata da certi post e comunicati di aspiranti leader che dimostrano come ci sia «tutto da costruire» sul piano della cultura politica.

La chiusura è un amaro richiamo alla celebre hit dei Righeira citata in apertura, reinterpretata per descrivere il senso di abbandono dei cittadini: «L’estate sta finendo, lo sai che non ci va, e ci ritroviamo soli, a noi chi penserà?». Una domanda aperta che pesa sul futuro prossimo di Modica.

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1 commento su “L’estate sta finendo (e la politica modicana resta immobile): il duro affondo del Comitato per il centro storico di Modica”

  1. COMITATO CENTRO STORICO O SOGGETTO POLITICO?
    Prima la “Giunta ideale” alternativa a quella in carica. Adesso un comunicato che, partendo dal Centro Storico, arriva ad attaccare direttamente l’Amministrazione, il rimpasto, il bilancio e persino la cultura politica cittadina.
    A questo punto una domanda è inevitabile: il Comitato Centro Storico è ancora un Comitato civico oppure sta diventando uno strumento di opposizione politica?
    Non sappiamo neppure quanti cittadini lo compongano, né attraverso quali modalità vengano assunte posizioni così politicamente caratterizzate. E questo conta, perché un Comitato civico dovrebbe poter raccogliere sensibilità diverse: destra, sinistra, centro, non schierati e persino chi dalla politica preferisce tenersi distante.
    Criticare l’Amministrazione è sacrosanto. Fare opposizione politica è altrettanto legittimo. Ma allora la si faccia con il proprio nome, con quello di un movimento o di un partito.
    Il Centro Storico, invece, dovrebbe venire prima delle appartenenze e sopravvivere a qualsiasi Amministrazione.
    Il Comitato era nato per proporre soluzioni allo spopolamento, al commercio, alla mobilità, al decoro, alla sicurezza e ai servizi. Se diventa il pulpito dal quale giudicare Sindaco, Giunta e politica cittadina nel suo complesso, si tracima chiaramente dalla ragione per cui è nato.
    Basta con la strumentalizzazione del nome “Comitato Centro Storico”. Se si vuole fare politica, la si faccia apertamente. Se si vuole rappresentare il Centro Storico, si torni a parlare dei suoi problemi e soprattutto delle possibili soluzioni.

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