
ACATE, 27 Agosto 2026 – «Provate per un momento a mettervi nei panni di una famiglia che apre il rubinetto e non trova acqua. Legge l’avviso del Comune e scopre che, se risulta morosa, l’autobotte non verrà effettuata. Magari non telefona neppure. È questo che mi preoccupa.»
La consigliera comunale di Acate e consigliera provinciale Irene Tidona interviene con fermezza sull’avviso pubblico diramato dall’amministrazione comunale nel pieno dell’emergenza idrica, avendo presentato una richiesta formale di chiarimenti indirizzata sia al Comune di Acate che a Iblea Acque in merito alla procedura adottata e alle tutele riservate alle fasce più fragili della popolazione.
«Dietro una bolletta non pagata c’è una persona. E non sempre c’è qualcuno che non vuole pagare», dichiara Tidona. «Può esserci una famiglia che non arriva a fine mese, una persona anziana, una rateizzazione in corso o una situazione amministrativa ancora da chiarire. Chi può pagare deve farlo, su questo non ci sono dubbi. Ma una difficoltà economica non può trasformarsi nella paura di chiedere persino dell’acqua durante un’emergenza.»
Al centro della presa di posizione della consigliera vi è soprattutto l’impatto psicologico e sociale generato dal provvedimento sugli utenti.
«Non sappiamo quante persone possano aver rinunciato a telefonare pensando: “Sono moroso, tanto l’autobotte non me la mandano.” Ma anche questa possibilità deve farci riflettere», sottolinea. «Il Comune dovrebbe essere la porta alla quale bussare quando un cittadino è in difficoltà, non una porta che qualcuno ha paura di aprire.»
Pur precisando di aver avviato un accesso agli atti per esaminare la documentazione senza formulare giudizi preventivi sulla legittimità della procedura amministrativa, Tidona pone l’accento su un principio fondamentale di equità e giustizia sociale: «Voglio conoscere le regole e capire quali tutele siano state previste. Ma una domanda resta: quando manca l’acqua, possiamo permettere che la difficoltà economica di una famiglia diventi anche difficoltà nell’accesso a un bene essenziale? Recuperare quanto dovuto è necessario e sacrosanto. Ma l’emergenza è un’altra cosa. Quando dai rubinetti non esce acqua, bisogna trovare una soluzione anche per chi sta attraversando il momento più difficile. Perché una famiglia in difficoltà non ha meno sete delle altre. E le istituzioni hanno il dovere di non lasciare indietro nessuno.»


