Come un cereale può prendere valore con un virus

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Gli esseri viventi senza cibo non possono avere sussistenza, perché, come ben sappiamo,  è derivata principalmente dall’agricoltura.

Il frumento, ad esempio,  è il principale cereale utilizzato per la nostra sussistenza. Nel nostro territorio ibleo fino agli anni ’60 era il principale cereale coltivato e veniva utilizzato ai fini  alimentari ma era anche una fonte di guadagno.

Mi è stato raccontato, che i nostri avi nel mese di giugno, quindi  in estate, mietevano il grano con la falce e poi lo pestavano nell’aia con gli asini, per separare la spiga dal chicco.

Oggi, purtroppo, nonostante la meccanizzazione e le minori fatiche rispetto a quanto ho scritto sopra, si tratta di un prodotto sottovalutato e mal pagato, eppure è essenziale per il nostro sostentamento.

Per via  del coronavirus, la farina, che è il bene principale prodotto dal frumento, è aumentato da 0,85 centesimi al kg ad 1,40 euro al kg (dati appresi da Raiuno).

Auspico che questo aumento del prodotto finale, sia anche ripartito all’agricoltore che coltiva il frumento.

Ci tengo a precisare che per la coltivazione del frumento esiste un contributo statale per incentivare la produzione. Negli ultimi anni la domanda per il contributo si è dimezzata, poiché il rimborso per il prodotto finito, cioè il frumento grezzo, non incoraggia nemmeno per coltivarlo, tant’è che viene importato da paesi esteri.

Auspico che questa epidemia e il consequenziale aumento del prezzo per il prodotto finito, possa farci riflettere e  mantenere  attiva nel nostro territorio la coltivazione del frumento, ma con il dovuto compenso per l’agricoltore che, giornalmente, è costretto a “spaccarsi”  la schiena.

BOICOTTIAMO L’IMPORTAZIONE E VALORIZZIAMO IL NOSTRO TERRITORIO!

 

Nele Vernuccio

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