25 pozzallesi bloccati a Villa San Giovanni – VIDEO

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Venticinque pozzallesi di rientro in Sicilia sono rimasti bloccati a Villa San Giovanni. Dopo l’intensificazione dei controlli non sono riusciti a tornare a casa e si trovano insieme ad un nutrito gruppo di persone nel parcheggio vicino agli imbarcaderi. A quanto pare si tratta di lavoratori che a causa del coronavirus non lavorano più e che hanno attraversato “irregolarmente” la penisola dal Nord sino alla città Calabra.
Una situazione disumana per i malcapitati che adesso si trovano stremati senza cibo ne acqua.
“Vogliamo solo tornare a casa, dove faremo la quarantena come è giusto che sia – commentano i Pozzallesi bloccati”. Nelle ultime ore il Sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna,  si è mobilitato scrivendo una lettere al Presidente della Regione, Nello Musumeci. Sono intervenuti pure i colleghi di Ispica, Comiso e Ragusa a supporto del primo cittadino Pozzallese per un impegno sinergico dei sindaci della provincia di Ragusa.
Continue le interlocuzioni Ammatuna  di con il Ministero degli interni, la Regione Siciliana e la prefettura di Messina.

Il Comune di Pozzallo è disponibile a qualsiasi tipo di soluzione.

🔴🔴 LIVE 🔴🔴 SITUAZIONE INCONTROLLABILE…. ⚠️⚠️⚠️

Pubblicato da Ricca Alessandro su Mercoledì 25 marzo 2020

7 Commenti

  1. Questi non si fanno solo la quarantena. Questi vanno denunciati e multati secondo nuove disposizioni. Altro pretesto. Domani ci saranno gli altri. Si ponga il problema delle vite umane in primo piano. Chi ha sbagliato paghi e la paghi caro.

  2. Ma se sapevano che non potevano muoversi perchè si sono messi in viaggio? e si lamentano pure?? ma tornatevene da dove siete venuti!

  3. Questo è segno di non avere buon senso questi sono partiti dalla Francia paese che i controlli sono partiti in ritardo per recarsi nel domicilio di residenza . All”ora tutti facciamo così tanto tutto è permesso la prima denuncia la farei ai datori di lavoro che invece di lavarsene le mani per poi mobilitare il sindacato che ringrazio sempre dovevano tutelare i lavoratori e farli restare nel posto dove erano domiciliati per lavorare . Io resto a Genova anche se il settore cantiere navale si è fermato già da15 gg.per buon senso di responsabilità e per tutelare i miei compaesani di Pozzallo

  4. Questo è segno di non avere buon senso questi sono partiti dalla Francia paese che i controlli sono partiti in ritardo per recarsi nel domicilio di residenza . All”ora tutti facciamo così tanto tutto è permesso la prima denuncia la farei ai datori di lavoro che invece di lavarsene le mani per poi mobilitare il sindacato che ringrazio sempre dovevano tutelare i lavoratori e farli restare nel posto dove erano domiciliati per lavorare . Io resto a Genova anche se il settore cantiere navale si è fermato già da15 gg.per buon senso di responsabilità e per tutelare i miei compaesani di Pozzallo

  5. La verità è che non c’è stato da parte del governo nessun blocco per gli spostamenti, siamo noi italiani che ci siamo illusi di questo ed in particolare noi del sud che pagheremo la retta più alta. Nell’autocertificazione è previsto che ci si possa spostare per rientrare nella città di origine e nella propria residenza, non c’è nessun blocco, ognuno ha il diritto in base al decreto di ritornare nella propria città anche nel pieno di una pandemia. Se ci si deve lamentare, occorre lamentarsi con coloro che hanno fatto questo decreto e non con i cittadini che pretendono di rientrare.

  6. Ciascuno di noi vive le preoccupazioni generate dall’epidemia in corso e forse mai come ora riesce a comprendere quelle altrui: la distanza fisica dai propri cari, per ragioni di studio, di lavoro, di salute o il dolore per non poter assistere chi si vuole bene e soffre o, ancora, lo strazio per non poter dare l’ultimo saluto a un familiare o un amico.
    Comprendiamo pure il senso del sacrificio collettivo in vista di un obiettivo: debellare il prima possibile gli effetti devastanti di questo maledetto coronavirus.
    Quello che non si comprende è lo spirito d’avventura che invade gruppi di individui, non si sa perché estranei ai fatti di questi giorni, contrariati perché si nega un diritto (che la Legge ha esclusivamente concesso loro in deroga?).
    Una storia che, in tempi normali, si sviluppa in un’ordinarietà a cui siamo assuefatti ma che in questo frangente suscita perplessità:
    “Non sono riusciti a tornare a casa e si trovano insieme a un nutrito gruppo di persone”; ma non sono vietati gli assembramenti?
    “A quanto pare si tratta di lavoratori che a causa del coronavirus non lavorano più”; ma non è la stessa situazione che vivono milioni di lavoratori dipendenti e autonomi in Italia e nel mondo? Non è poi chiaro a quale titolo non lavorano più, anche se non è giustificato l’allontanamento da un posto che non ci è dato conoscere.
    “Una situazione disumana per i malcapitati che adesso si trovano stremati senza cibo né acqua”; hanno programmato un rientro lungo le strade d’Italia, provviste di punti di ristoro dove è consentito l’acquisto di generi alimentari, a bordo delle proprie auto e senza le dovute precauzioni. Né deserti né mari insomma.
    “Vogliamo solo tornare a casa, dove faremo la quarantena come è giusto che sia”; perché non chiedere preventivamente alle Autorità competenti cosa fare? A questo punto, prima della quarantena sarebbe opportuno un tampone a testa a proprie spese e l’obbligo della applicazione sul telefonino per il tracciamento, non escluse le sanzioni del caso.
    Da quanto si legge, poi, non si comprendono gli interessamenti del Sindaco della città di origine dei rientranti, le lettere ad Autorità regionali, le interlocuzioni con Autorità centrali e periferiche, l’impegno sinergico con omologhi.
    Non si comprende questo spreco di energie per una contingenza, sottratto alle necessità dell’emergenza. Esistono regole e protocolli noti alle Autorità e alla collettività. E dato che quest’ultima in massima parte rispetta le regole, gli interessamenti per risolvere l’infelice epilogo di un’avventura, che tanto somiglia a una bravata e che in altre parole è uno sberleffo, vanificano lo sforzo comune e creano un pericoloso precedente. Chi non potrà indulgere alle esigenze di 25 amici di un caro estinto, di 25 professanti una religione, di 25 congiunti per un matrimonio o un battesimo, “insieme a un nutrito numero di persone”? E chi lo contiene il coronavirus?
    Probabilmente non è ancora chiaro che è il tempo delle responsabilità e delle scelte.
    E’ il tempo di rispettare e far rispettare le regole.
    Domani, magari e purtroppo, si tornerà a tentare di sminuire le infrazioni. Non oggi.

  7. La legge non ammette ignoranza ed è uguale per tutti si deve rimanere nel posto in cui si è non ci devono essere spostamenti . Se ti muovi dal luogo di domicilio senza un motivo valido le conseguenze le paghi tu .io non posso pagare per te che sei irresponsabile ,chi mi dice di certo che non sei asintomatico . Ricordiamoci che abitiamo in Sicilia e se scoppia la pandemia come sistema sanitario siamo da terzo mondo.

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